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“Andreas Lubitz ha voluto distruggere l’Airbus Germanwings”. Faz: “Sospese addestramento per depressione”

Gli inquirenti francesi: "Vivo fino all'impatto, non ha avuto alcun malore e si è rifiutato di aprire la porta". Il quotidiano tedesco: "Aveva interrotto il suo percorso per una sindrome da burnout". Lufthansa: "Aveva superato tutti i test medici e psicologici". Alcune compagnie, incluse Alitalia e EasyJet, stabiliscono che non ci saranno "mai meno di due persone dell'equipaggio in cabina di pilotaggio". Ecco come Lubitz è riuscito ad aggirare i computer di bordo

“Da parte del copilota c’è stata la volontà di distruggere l’aereo”. Quella di Brice Robin, procuratore che da Marsiglia sta indagando sullo schianto dell’Airbus A320 della Germanwings, è una verità destinata a sconvolgere le ipotesi investigative avanzate fino a ieri. Perché da oggi si ha una certezza: chi era ai comandi voleva far precipitare l’Airbus. E secondo il quotidiano tedesco Faz, che cita la madre di un’amica d’infanzia, il 27enne aveva sospeso il suo addestramento come pilota per ”una sindrome da burnout, una depressione”.

Ma cosa è accaduto nei cinque minuti costati la vita a 150 persone? “Il copilota (Andreas Lubitz, 27 anni, tedesco, originario di Montabaur, 630 ore di volo alle spalle, ndr) ha rifiutato di aprire la porta, non ha voluto sbloccare il portellone della cabina di pilotaggio – ha detto Robin – ed è rimasto solo alla guida dopo che il comandante è uscito dalla cabina per andare in bagno”. Una volta solo e mentre dall’esterno si cercava di forzare il portellone, il copilota ha azionato la procedura di discesa e l’aereo in “otto minuti” è passato da circa 12mila a duemila metri di altitudine. Il comandante, come detto, ha provato a rientrare in cabina, “ha bussato più volte”, ma “non ha ricevuto risposta”.

Chi era rimasto nella cabina di pilotaggio poteva esser stato colto da un malore? “No, stando ai dati recuperati dalla scatola nera, era vivo al momento dell’impatto” ha detto il procuratore, secondo cui “non ci sono telecamere nella cabina di pilotaggio, ma non penso che il copilota sia stato colto da un panico particolare perché il ritmo della sua respirazione è rimasto costante”. Non solo. “La respirazione – ha aggiunto Robin – è classica, secondo i parametri normali, e rimane costante fino alla fine”.

Suicidio o attentato, quindi, quello messo in atto da Andreas Lubitz? A questa domanda chi indaga non ha potuto fornire risposte durante la conferenza stampa convocata per fare il punto sulle indagini. “Non ho parlato di suicidio perché non ho elementi in merito – ha detto il procuratore – Ma ci si suicida da soli, non quando si ha la responsabilità della vita di 150 persone. Per questo non ho usato il termine di suicidio, ma posso dire che il co-pilota ha volontariamente permesso la perdita di quota dell’aereo”, una perdita di quota “totalmente anomala, di 1.000 metri al minuto, inizialmente legittima, poi anomala”. Attentato, allora? “Non c’è alcun elemento per fare questa ipotesi, ma dobbiamo controllare il background di co-pilota e comandante” ha sottolineato Brice Robin, il quale ha anche annunciato che nessuno al momento sa se l’azione sia stata o meno premeditata.

Il procuratore ha poi fornito altri dettaglio sulla fase finale del volo Barcellona-Dusseldorf. Particolari sia dall’interno della cabina di pilotaggio, sia dai corridoi dell’aereo. “Negli ultimi 10 minuti di volo, dopo l’uscita del comandante, nella cabina di pilotaggio si sente soltanto il respiro del copilota. Non si sente alcuna parola” ha spiegato il procuratore nel corso della conferenza stampa a Marsiglia, in cui ha anche precisato che entrambi i piloti non erano sospettati di avere legami con il terrorismo. Nessun urlo, nessun lamento. Tranne che negli attimi immediatamente precedenti all’impatto con le montagne: solo in quel momento, stando alla ricostruzione di Robin dopo l’analisi del file audio recuperato dalla scatola nera, si sono sentite le urla dei passeggeri. I passeggeri e i membri dell’equipaggio, quindi, si sono accorti negli ultimi istanti di quello che accadeva: la morte è stata istantanea perché al momento dell’impatto l’aereo si è disintegrato.

Ecco come Lubitz ha aggirato i computer di bordo – Ci sono ancora pochi elementi per capire se Lubitz stesse eseguendo la manovra manualmente o con il pilota automatico. In quest’ultimo caso, secondo quanto dichiarato all’Ansa da un pilota di A320 che vuole rimanere anonimo, “si potrebbe comprendere perché abbia deciso di proseguire con la discesa controllata“. Solo in questo modo, ha aggiunto, “sarebbe stato possibile aggirare i numerosi computer di bordo che avrebbero automaticamente corretto la quota”. Questo perchè, spiega, “l’Airbus 320 è una macchina molto complessa da controllare in emergenza”. Sono infatti 124 i computer di navigazione, programmati per correggere eventuali anomalie. Di conseguenza, se Lubitz avesse voluto scendere in picchiata, i computer sarebbero entrati in azione sia per controllare la velocità sia per correggere la quota. “L’ipotesi più probabile – secondo il pilota – è che chi era ai comandi non abbia voluto intenzionalmente eccedere nella velocità, continuando a scendere progressivamente in modo deciso, ma non abbastanza da far scattare i comandi“.

Germanwings: “Mai immaginato una tragedia simile” Carsten Spohr, amministratore delegato di Lufthansa, nel corso della conferenza stampa convocata alle 14.30 da Colonia, ha chiarito che Lubitz aveva iniziato l’addestramento nel 2008 e sei anni fa l’aveva poi interrotto per un periodo piuttosto lungo. Dopo l’abilitazione al volo, “ha lavorato per 11 mesi come steward prima di prendere servizio in cabina di pilotaggio”, un percorso in cui non c’è nulla di “inusuale”. “Alla ripresa – ha specificato l’ad – sono stati ripetuti tutti i test che si fanno abitualmente”. Test “medici e psicologici” che il 27enne “ha superato”, risultando così “atto al volo, al cento per cento”.

La compagnia, ha sottolineato, “seleziona accuratamente i piloti” e i regolamenti europei, a differenza di quanto accade invece negli Stati Uniti, non impediscono che uno dei piloti rimanga da solo all’interno della cabina. In Europa non è previsto che un membro dell’equipaggio entri nella cabina per evitare che uno dei piloti rimanga da solo, come accaduto sull’Airbus A320. Spohr ha anche sottolineato che, per quanto di sua conoscenza, nessuna compagnia concorrente della Lufthansa applica questa procedura che è invece obbligatoria negli Usa.

“Non è possibile escludere che casi come questo possano accadere, anche con tutte le misure di sicurezza del mondo”, ha poi proseguito Spohr, precisando che durante il volo di andata dell’Airbus A320 non era stato notato alcun comportamento anomalo da parte del copilota. Lufthansa, inoltre, precisa di avere “garantito un supporto economico ai famigliari” e al termine della conferenza stampa ha postato su Twitter una breve nota congiunta con Germanwings. “Siamo scossi dalle sconvolgenti dichiarazioni delle autorità francesi”, “i nostri pensieri e le nostre preghiere continuano ad essere con le famiglie e gli amici delle vittime”. E Spohr, come hanno già fatto le autorità francesi, ha ripetuto che “se una persona porta con sé 149 persone uccidendosi non è più un suicidio“.

Alitalia: “Mai meno di due in cabina” – La compagnia di bandiera italiana, a seguito dell’incidente, ha deciso di ripristinare la regola secondo cui nella cabina di pilotaggio debbano esserci sempre almeno due persone dell’equipaggio. E anche EasyJet a partire da domani venerdì 27 marzo modifica la procedura per la sicurezza a bordo: due membri dell’equipaggio saranno sempre presenti in cabina di pilotaggio. Questa decisione, si legge in una nota, “è stata presa in accordo con la Civil Aviation Authority. La sicurezza dei passeggeri e dell’equipaggio è la priorità assoluta della Compagnia“.

Stessa scelta anche per la low cost Norwegian Air Shuttle e per la compagnia canadese Air Transat. Dopo gli attentati alle Torri gemelle di New York, Airbus aveva adottato nuove misure per garantire la sicurezza della cabina di pilotaggio, tra cui rafforzare la porta di ingresso e applicare misure contro le intromissioni. Le restrizioni erano pensate per impedire atti di terrorismo, dirottamento o simili, ma non le azioni di un pilota stesso come è accaduto sul volo Germanwings.

E secondo James Hall, ex presidente del National Transportation Safety Board, e altri esperti di sicurezza aerea sarebbe necessario prevedere la presenza di un terzo pilota nelle cabine di pilotaggio degli aerei di linea. “Il cockpit è in grado di ospitare tre piloti e non ci dovrebbe mai essere una situazione in cui vi è una sola persona in cabina di pilotaggio”, ha spiegato Hall.