Emilia Romagna

Dams Bologna, università ferma le feste di laurea: troppa confusione e goliardia

Il corso in Discipline artistiche più antiche d'Italia ha deciso che dalla prossima sessione estiva per le triennali non ci saranno le proclamazioni per evitare i disagi

Basta spumanti stappati per strada, lanci di farina e uova, spogliarelli, portici tappezzati di volantini, bagni nelle fontane monumentali. E poi quella canzone che a Bologna in alcuni periodi dell’anno è un’ossessione: “Dottore, dottore, dottore del buco del cul… vaffancul…vaffancul”, che leggende metropolitane, mai confermate, vogliono che risalga all’epoca fascista. Il Dams dà un taglio a tutto questo. Il corso di laurea in Discipline artistiche più antico d’Italia ha infatti deciso che dalla prossima sessione di estiva, che partirà a luglio 2015, la proclamazione e il voto arriveranno direttamente a casa del candidato via internet dopo qualche giorno dalla discussione della tesi. Niente più proclamazioni collettive dunque: l’ultima si terrà il 27 marzo con 180 dottori nuovi di zecca. La misura varrà tuttavia solo per le lauree triennali, mentre per le magistrali, migliaia di famigliari e amici potranno continuare a riversarsi nel capoluogo emiliano per assistere sia alla prova finale e alla proclamazione dei loro giovani dottori.

La decisione, che per ora riguarda solo il Dams, arriva dopo anni di polemiche per tutto ciò che accade al termine della proclamazione dei neo-dottori. Alcuni anni fa lo stesso sindaco Virginio Merola chiese che le lauree triennali venissero inviate via posta, perché spesso i festeggiamenti “imbrattano” le vie della città. Nel 2007 una signora cadde e si fece male quando scivolò sulla farina e le uova appena gettate per festeggiare un laureato in scienze politiche. L’estate scorsa il prorettore dell’Alma Mater Dario Braga lanciò un grido d’allarme: “Una proclamazione ogni dieci minuti con livelli sempre più arditi di degrado e di trasgressione. In questa sessione ho visto i fumogeni, ho sentito i petardi e le sirene da stadio, ho visto usare per la prima volta i megafoni”. Braga le chiamò le “vaffa lauree”, proprio con un riferimento a quella ricorrente canzonetta di matrice goliardica che insulta scherzosamente i “dottori”. Braga fu molto netto con gli studenti: “Intanto e in primo luogo cominciamo a dire la verità alle famiglie: con la triennale non si diventa dottori”.

Il Dams prova a metterci una pezza, dopo che in passato si era provato a chiedere (invano) ai candidati di portarsi dietro solo sei invitati per evitare aule strapiene. Rimane invece tutto come prima per le discussioni delle tesi. Ma l’obiettivo del Dipartimento, che è parte della facoltà di lettere, è arrivare a breve a sostituire anche la discussione della tesi con un esame scritto. Una strada che per la laurea triennale è permessa dalla legge. Tutto molto più freddo e burocratico dunque: “Ormai siamo arrivati a livelli incontrollabili. Io stesso sono stato fisicamente aggredito da parenti che non riuscivano a entrare in aula alla proclamazione”, ha spiegato al quotidiano Repubblica Bologna il professor Claudio Marra, coordinatore del Dams.

La scelta è destinata a fare molto discutere in una città di 400mila abitanti dove da settembre a luglio vivono 90mila studenti e ogni anno oltre 10mila ragazzi si laureano nei corsi triennali. E dove molti bolognesi, commercianti o padroni di casa, fanno affari d’oro grazie alla presenza dell’Università e anche grazie all’arrivo puntuale, ogni tre mesi, di migliaia di famigliari e amici che vengono a festeggiare i loro dottori, siano essi triennali o magistrali.