Diritti

Pupo e il mondo gay: s’inventa il cantautore di genere

Ho sempre pensato che le canzoni non fossero da interpretare alla lettera. Per cui, quelle che mi piacevano, le adattavo alle mie particolari emozioni; a volte, magari, concedendomi qualche immaginaria licenza nella coniugazione, di solito dal maschile al femminile, dei nomi, per “aggiustarle” alle mie inclinazioni, ovvero quelle di io donna innamorata di altre donne. E facevo tutto questo con la massima innocenza, anzi quasi nella consapevolezza di svolgere una pratica assolutamente lecita e riconosciuta, nel tacito accordo tra cantautore ed ascoltatore.

Oggi, invece, apprendo che avrei potuto scontrarmi con la suscettibilità di uno dei nostri cantanti e autori di canzonette più famosi; ovvero quell’Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, noto per interpretazioni quali quella di Gelato al cioccolato e autore di pietre miliari quali Sarà perché ti amo, portata sulle scene dai Ricchi e poveri. Pupo, infatti, sembra poco gradire le trasposizioni delle sue opere tendenti alla mescolanza dei generi sessuali, dimostrando di protendere quasi per una nuova figura di cantautore, il “cantautore di genere”, che stabilisce che per i protagonisti dei suoi brani vale un espresso ed immodificabile riferimento sessuale, senza alcuna possibilità, per l’ascoltatore, di modificarli, variarli o peggio ancora stravolgerli.

Il tutto nasce da una serata che Ghinazzi passa a teatro. È tra gli spettatori, infatti, del musical Sarà perché ti amo, in programmazione al Teatro Barclay Nazionale di Milano. Come dice il titolo, il brano di punta dell’evento è l’omonimo scritto da Pupo all’inizio degli anni ’80. “Ma con mia grande sorpresa – scrive Enzo Ghinazzi in un corsivo che il quotidiano nazionale gli pubblicherà nella pagina degli spettacoli – nel musical la canzone è stata adattata a un rapporto gay”.

Oddio, davvero sconvolgente! Tanto più che Pupo tiene a precisare che – al contrario di ciò che a teatro veniva messo in scena – quella canzone fu scritta “per festeggiare l’innamoramento tra un uomo e una donna”. Una precisazione assolutamente necessaria e motivo di sacrosanta sorpresa. Del resto, quando quella canzone nacque, era la fine degli anni ’70, e l’Italia di allora era quella nazione democristiana che da poco aveva ottenuto l’aborto e solo da un decennio il divorzio, per cui era davvero troppo ammettere, per le persone omosessuali, un pubblico riconoscimento al loro amore ed al loro sentimento. Ma oggi, non se ne voglia Pupo, le sue puntualizzazioni appaiono un poco fuori moda.

“Nulla da obiettare – puntualizza Ghinazzi nel suo elzeviro – solo che ho scoperto di aver scritto una canzone per un amore omosessuale senza neanche accorgermene. In ogni caso, ripeto, – continua il cantautore – va bene così: dopo essermi reso conto anni fa che Cristiano Malgioglio scrisse il testo di Gelato al cioccolato per un suo amico tunisino, ora mi dedicherò alla mia prossima compilation, in cui rileggerò tutti i miei successi, in chiave gay”.

Ammesso che inviterei Pupo di andarci piano con le minacce, perché il panorama musicale di casa nostra non so quanto sia preparato alla riproposizione – così, ex abrupto – di tutto il suo repertorio di canzonette, per lo più rivisitate, gli proporrei anche di rivedere la sua intransigenza; perché una canzone, io credo, non si può che arricchire delle riletture che autonomamente può farne un ascoltatore e che di una revisione “omosessuale” non c’è di cui stupirsene ne tantomeno averne paura. Caro Ghinazzi quello che i gay, se vorranno, potranno fare delle tue canzoni è semplicemente farle sembrare più vive e moderne.