Calcio

Parma calcio, Ghirardi si difende tramite i suoi legali: ‘Nessuna sottrazione di fondi’

L'ex patron risponde alle "illazioni di stampa" accusando Taci, verso cui ha intrapreso una causa risarcitoria. "Non c’è stato alcun drenaggio a favore dell’allora proprietà - ha spiegato uno dei suoi avvocati - Le cose sono andate diversamente e in questi anni c’è stato un impegno di risorse importanti da parte dell'ex presidente e della sua famiglia nel club"

Nessun rapporto con il presidente Gianpietro Manenti e nessuna distrazione di denaro dalle casse del Parma Calcio. Il giorno dopo il ritorno in campo della squadra crociata a seguito dello stop forzato di due domeniche, Tommaso Ghirardi si difende dalle accuse che da settimane piovono sul suo conto e se la prende con il petroliere albanese Rezart Taci, primo acquirente poi fuoriuscito dalla società, verso cui ha intrapreso una causa risarcitoria. L’ex patron del Parma, indagato per bancarotta fraudolenta insieme all’ex ad Pietro Leonardi, ha spiegato tramite i suoi legali di essere a disposizione dei magistrati per chiarire la propria posizione, ma ha voluto smentire alcune “illazioni” circolate in questi giorni.

Prima tra tutte, quella di aver distratto risorse dalla società sportiva. “Non c’è stato alcun drenaggio dal Parma Calcio a favore dell’allora proprietà – ha spiegato l’avvocato Mario Bonati, che assiste Ghirardi insieme al legale del foro di Brescia Stefano Lojacono – Le cose sono andate diversamente e in questi anni c’è stato un impegno di risorse importanti da parte di Tommaso Ghirardi e della sua famiglia nella società”. Proprio domenica il team manager e ex campione Alessandro Melli aveva accusato Ghirardi e Leonardi di aver abbandonato il Parma “in stile Schettino”, mancando di rispetto ai dipendenti e alla storia ultracentenaria del club, e senza nemmeno chiedere scusa.

L’avvocato dell’ex presidente però ha garantito che Ghirardi ha fatto tutto il possibile per affidare la società in buone mani prima di andarsene, smentendo le voci che vedevano nella cessione alla cordata di Taci un modo per liberarsi dal Parma ormai era gravato di debiti. “La trattativa con Taci è stata reale ed effettiva – ha chiarito Bonati – e ha portato alla vendita delle azioni di Eventi Sportivi nella sicurezza che si trattasse di un interlocutore serio”. Secondo il legale, Taci si era presentato come un “soggetto capace di risolvere economicamente una situazione sicuramente di difficoltà”, tanto che l’impegno, dopo aver acquisito il club attraverso i suoi uomini di fiducia, era quello di una ricapitalizzazione del Parma Calcio. Intenti che però non sono stati realizzati e che ora costeranno a Taci una causa risarcitoria di fronte al tribunale di Brescia.

Ghirardi infine ha ribadito di non avere nessun legame con Manenti, attuale patron della società: l’imprenditore di Mapi Group nell’ottobre 2014 si era già presentato, ma era stato considerato un interlocutore inaffidabile. Ora invece proprio a lui è appesa l’unica speranza di evitare il fallimento. Manenti ha fatto la sua comparsa allo stadio Tardini domenica senza rilasciare dichiarazioni, per poi riproporre la promessa di saldare due mensilità entro martedì 10 marzo. Per lui però si avvicina anche la scadenza del 12 marzo, data entro cui dovrà portare la documentazione richiesta dal tribunale per l’udienza prefallimentare del 19 marzo. Sempre che, a questo punto, le informazioni non siano già nelle mani dei magistrati dopo il blitz della Guardia di finanza a Collecchio e nelle sedi di Lega e Figc. Intanto quello che è certo è che la squadra continuerà a giocare, salvata dai 5 milioni di euro messi a disposizione dalla Lega e dalle garanzie messe in campo dal presidente Figc Carlo Tavecchio. Al di là di quelle somme però, tutto il denaro che arriverà nelle casse del club è destinato a essere pignorato dai creditori, come è stato per i 7500 euro di incasso (esclusi abbonamenti e accrediti) della partita dell’8 marzo, portati via da un ufficiale giudiziario subito dopo il fischio dell’arbitro e consegnati al Tribunale di Parma.

Dal prossimo 10 marzo poi, il Parma perderà anche lo stadio Tardini, simbolo della storia della squadra. Come già annunciato dal sindaco Federico Pizzarotti, il Comune, in accordo con la Lega Calcio, a fronte di un “protratto comportamento inadempiente” ha revocato la gestione dello stadio alla società, oltre ad avere intrapreso azioni civili e penali nei suoi confronti. Questo però non significa che le porte della struttura sportiva rimarranno chiuse, perché, hanno fatto sapere dall’amministrazione, vista la straordinarietà della situazione e il campionato di serie A in corso, ci sarà la possibilità di concedere in gestione lo stadio comunale a termine o a giornate, “al fine di consentire alla squadra di completare la stagione, compatibilmente con le esigenze organizzative delle gare”.