Cronaca

Expo, a due mesi dal via terminato solo 18% delle opere. Guerra contro il tempo

E' sempre più concreto il rischio che il primo maggio Milano presenti al mondo un'esposizione incompleta e rattoppata. Un documento riservato della coop Cmc fissava a iniziativa finita il completameto della "rimozione delle interferenze", poi la correzione: "26 giugno". E sulla reale prevendita dei biglietti resta il mistero

E se l’Expo il 1° maggio non riuscisse a partire? L’eventualità è catastrofica, ma a guardare lo stato del sito oggi, a 57 giorni dall’inaugurazione, vengono i brividi. Le opere completate sono solo il 18 per cento. L’8 per cento dei lavori è fermo, sospeso o ancora in fase di verifica amministrativa. I lavori in corso sono il 74 per cento, quasi i tre quarti del totale previsto. Di questi, alcuni hanno un ritardo recuperabile, a patto di moltiplicare gli sforzi e gli investimenti; altri hanno un ritardo che sembra incolmabile, a meno che ci si appelli alla retorica degli italiani che nelle situazioni di emergenza fanno miracoli. Per arrivare in tempo all’appuntamento del 1 maggio, nelle ultime settimane si è ingaggiata quella che i sindacati – presenti sul sito per vigilare sulla sicurezza di oltre 5 mila addetti – definiscono “una guerra all’ultimo minuto”. Per farsi un’idea della situazione, basti considerare che non è ancora stata completata neppure la “piastra”, la spianata di cemento con le infrastrutture di base su cui vanno edificati i padiglioni e tutto il resto. Dei padiglioni esteri, solo due sono stati consegnati, sui 54 previsti.

Bonifica dell’area impossibile: fine lavori 4 mesi dopo il via. Peggio ancora: non è terminato nemmeno il lavoro di “rimozione delle interferenze”, il primissimo appalto di Expo, per togliere di mezzo edifici, vegetazione, tralicci e altri manufatti preesistenti che intralciano il cantiere. Un documento riservato della Cmc, l’azienda delle coop che ha vinto la gara, comunica ad Expo spa che la data di fine lavori, inizialmente fissata a giugno 2013, sarà il 28 settembre 2015: a esposizione quasi finita! Dopo pressioni, la data è stata cambiata: 26 giugno, comunque a evento già in corso. “Il problema è quello delle bonifiche” , segnala Silvana Carcano, consigliera regionale lombarda del Movimento 5 Stelle. Cmc ha trovato, durante i lavori, sorpresine come due serbatoi di idrocarburi da spostare e bonificare. Nel frattempo ha chiesto una consistente revisione del prezzo dell’appalto, lievitato da 58 a 127 milioni, attirando gli strali (e il parere negativo) dell’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone.

Attenzione: a denunciare che la situazione è drammatica non sono i soliti gufi, rosiconi e inguaribili no-Expo: l’avanzamento (si fa per dire) dei lavori si può verificare sullo stesso sito ufficiale dell’evento, nelle pagine “Open Expo”, il database aggiornato ogni settimana con i dati sui 34 principali lotti in cui è suddiviso il mega-cantiere . Quelli in cui la situazione è più problematica sono Palazzo Italia, edificio da 13 mila metri quadrati, cuore dell’esposizione e vetrina dell’Expo made in Italy; i “cluster”, ossia gli edifici che ospiteranno le aree tematiche (cacao, caffè, spezie, frutta e legumi…); le architetture di servizio (bar, bagni pubblici, magazzini e altre strutture); e la passerella che collega il sito Expo con l’area di Cascina Merlata, dove ha sede il villaggio Expo. Sono tutte opere che l’ultima versione del crono-programma lavori di Expo – pubblicata la primavera scorsa, già in pieno marasma da scadenze  – assicurava che sarebbero state terminate tra il novembre e il febbraio scorso.

Gravi ritardi riguarderebbero anche i servizi igienici e quelli idraulici, il Future food district, “supermercato del futuro” gestito da Coop, e le infrastrutture e gli edifici del Cardo (il viale dove sono in mostra le eccellenze italiane). Il Padiglione del vino, per fare un esempio, avrebbe dovuto essere consegnato a Verona Fiere, che lo gestisce, e alla svizzera Nussli, per gli allestimenti, nel gennaio scorso: ma la consegna dell’immobile di tre piani non è ancora avvenuta. Sono passati sette anni da quando Milano si è aggiudicata l’Expo 2015. Ma a questo punto non è necessario essere gufi per prevedere che l’esposizione milanese sarà nella migliore delle ipotesi la fiera dell’arrangiato: sarà inaugurata con diversi padiglioni non terminati, collaudi fatti un po’ come viene e servizi incompleti.

Sfida impossibile per gli allestimenti. Il sito di Expo che aggiorna sull’avanzamento dei lavori non prende in considerazione i 54 padiglioni esteri, la cui costruzione è in capo ai Paesi ospiti. Emanuele Rossetti, direttore generale di Nussli Italia, colosso svizzero delle costruzioni temporanee che si è aggiudicato il maggior numero di contratti di padiglioni, ammette che alcune strutture potrebbero mancare l’appuntamento: probabilmente il 1° maggio non saranno pronti. Butta però acqua sul fuoco: “Ci sono 160 Paesi partecipanti, se all’inaugurazione non ne aprono tre o quattro, non succede nulla, è capitato anche in altri Expo”. Il problema è che quasi la metà dei padiglioni sono in ritardo, tanto che Expo spa starebbe valutando sistemi per camuffare le opere che non saranno completate entro il 1 maggio, data dell’inaugurazione in pompa magna con il presidente del Consiglio Matteo Renzi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e diversi altri capi di Stato.

Secondo una fonte che lavora nel sito (che chiede di non essere citata), tra i padiglioni più indietro, oltre al Palazzo Italia, ci sono quelli della Turchia, dell’Olanda, che sconta l’adesione tardiva del dicembre scorso, e quelli di Ecuador, Polonia, Romania e Russia. Anche Antonio Lareno, responsabile del progetto Expo per la Cgil, segnala il rischio di non finire in tempo: “Gli allestimenti potrebbero non essere finiti e causare il ritardo dell’apertura dei padiglioni”.

Il tema dell’esposizione è, come noto, “Nutrire il Pianeta, energia per la vita”. Ma ormai l’idea forte dell’evento, abbandonato il progetto iniziale dell’orto botanico planetario e di un Expo verde e sostenibile, è quella del Cyber Expo, promessa di modernità digitale. Il pezzo forte del Cyber Expo dovrebbero essere gli “e-Walls”, 18 mega-schermi interattivi, multitouch, che permettono una “UX (user experience) emozionale e di forte impatto”, distribuiti nel sito per informare, intrattenere ed educare i visitatori sui temi dell’esposizione. Ma su quali temi, con quali contenuti? Non si sa ancora, visto che la gara per la “progettazione, sviluppo e produzione delle applicazioni e contenuti digitali” è stata indetta il 24 febbraio e scadrà l’11 marzo: a 30 giorni all’apertura dell’evento.

 Il mistero dei biglietti: venduti davvero? E quanti? Per far quadrare i conti e garantire la sostenibilità economica dell’esposizione, bisogna vendere i biglietti. L’incasso preventivato è di oltre 400 milioni di euro. Il management di Expo sfodera l’ottimismo d’ordinanza e parla di 8,5 milioni di biglietti già venduti. Ma si tratta per lo più di biglietti consegnati a broker e tour operator, che a loro volta dovrebbero piazzarli ai visitatori (il costo del biglietto ordinario per gli adulti è tra i 27 e i 32 euro). È dunque ancora tutto in alto mare: quale sia la reale consistenza della prevendita resta un mistero.