Calcio

Tsipras, stop calcio greco. Parlano i tifosi: “Il Governo approfitta dello choc”

Sospese per una giornata le partite di Serie A dopo le violenze durante i derby del 22 febbraio. Un tifoso del gruppo Panathinaikos Antifascists: "Ad Atene problemi negli stadi dagli anni '80. Serve un cambio di mentalità"

“L’ennesima misura senza senso, né prospettiva. É la solita messa in scena per nascondere la polvere sotto il tappeto: il governo approfitta dello choc e prende in giro l’opinione pubblica. Non mi stupisce il passo indietro di Tsipras, sa bene che fra un paio di settimane nessuno avrà più memoria di quanto avvenuto al Leoforos: nulla è destinato a cambiare in Grecia”.

Loukas vive ad Atene e lo scorso fine settimana, come ogni domenica, era in piedi in gradinata con gli altri ragazzi del gruppo Panathinaikos Antifascists (nella foto un loro striscione)Gli incidenti che hanno portato il governo di Syriza a decretare la serrata dei campionati nazionali, poi ridimensionata a una giornata di stop, sono avvenuti nel suo stadio: si chiama Apostolos Nikolaidis, per tutti Leoforos.

Il derby tra il Pana e l’Olympiakos del Pireo è una delle sfide più sentite di Europa: quasi ogni anno quei 180 minuti mettono in palio il titolo greco, sugli spalti ci si contende il predominio cittadino. Gate 13 contro Gate 7, la rivalità tra i gruppi ultras delle due squadre è quella dei rispettivi cancelli di ingresso allo stadio.

“Domenica è accaduto ciò che avviene ogni volta che Panathinaikos e Olympiakos si sono affrontati negli ultimi dieci anni – racconta Loukas – Negli altri derby in giro per il mondo, inoltre, non funziona in maniera molto diversa. Abbiamo visto cose ben peggiori: in passato abbiamo avuto dozzine di feriti e ragazzini uccisi”.

L’episodio più brutale risale alla primavera 2007, quando il 22enne tifoso biancoverde Mihalis Filopoulos fu accoltellato a morte dai tifosi rivali a Paiania, vicino a Atene. Gli ultras si diedero appuntamento in occasione di un match di pallavolo femminile delle loro polisportive e si massacrarono. Quella volta il governo greco fermò il campionato per due turni.

“Ad Atene la violenza è protagonista negli stadi dagli anni ottanta, forse persino prima. Da allora si sono succeduti numerosi governi che hanno proposto misure speciali e emanato leggi sempre più restrittive. Nel frattempo la violenza è aumentata costantemente. Chi detiene il potere promuove la violenza, dentro e fuori gli stadi: è funzionale a coprire scandali e inadeguatezze. In Grecia vige il conflitto di interessi perché i proprietari dei grandi club controllano i media nazionali, il berlusconismo è un fenomeno globale”.

Installazione di tornelli, badge, telecamere dentro e fuori l’arena: sono queste le misure annunciate da Alexis Tsipras e dal suo ministro dello Sport Stavros Kontonis. Misure che mimano l’esempio del calcio italiano, a sua volta parzialmente mutuato da oltremanica. Ancora una volta il giudizio di Loukas è impietoso: “Nemmeno perdo tempo a commentare il presunto pacchetto di provvedimenti antiviolenza – dice – Siamo ultras e attivisti, non giochiamo a Football Manager. Diciamo no al calcio moderno”.

“Il problema non è Syriza – aggiunge – il governo di Tsipras (tifoso del Panathinaikos, ndr) non potrà fare peggio dei fascisti che ci hanno governato in precedenza, ma occorre essere realisti. I guai della Grecia, la violenza negli stadi è uno di questi, non saranno mai risolti senza un cambio di mentalità. Il cancro è profondo nella nostra società e nella nostra mente e non possiamo aspettare che sia la politica a guarirci. Con il gioco curva contro curva non si ottiene nulla, l’unica soluzione viene dal popolo greco”.

Loukas e i suoi compagni di gradinata provano a fare qualcosa a partire da Ambelokipoi. Il loro è un quartiere popolare a un passo dal centro: l’immigrazione turca risale all’inizio del secolo e le sacche di povertà sono ormai visibili a tutti, la presenza esagerata di agenti è dovuta alla vicinanza con il quartier generale della polizia dell’Attica. L’appuntamento è domenica a pranzo, quando a pochi metri dallo stadio Leoforos i tifosi diventano chef.

“Ogni settimana prepariamo cibo per 300 persone, durante il periodo di Natale cuciniamo per i profughi siriani in piazza Syntagma e raccogliamo vestiti e coperte per i senza tetto. Abbiamo portato la nostra solidarietà ai lavoratori licenziati dalla tv di stato, a Nikos Romanos in sciopero della fame per un mese per il diritto allo studio in carcere, agli abitanti del villaggio di Ierissos che lottano contro la distruzione delle foreste per fare posto a una miniera d’oro e alle multinazionali. Siamo ultras: facciamo chilometri per seguire la squadra e cantiamo sotto la pioggia, ma abbiamo anche il dovere di aiutare chi soffre attorno a noi”.

“La Grecia è un paese con meno di 11 milioni di abitanti e un milione e mezzo di disoccupati, la gente cerca il cibo tra la spazzatura, vive per strada e arriva al suicidio – conclude Loukas dei Panathinaikos Antifascists – Abbiamo smesso di aspettare miracoli, lo stadio ci ha insegnato a prenderci dei rischi. I nostri valori sono umanità, solidarietà e resistenza: noi indossiamo sciarpette, i nostri nemici hanno la cravatta”.