Mafie

Camorra, morto Barra: il primo pentito. Accusò Tortora e uccise Turatello

Era chiamato O' animale perché era uno dei killer più spietati della criminalità organizzata campana. Agli investigatori parlò tra l'altro dell'organizzazione militare della Nco e degli affari del clan con le Brigate Rosse nel corso del sequestro Cirillo

Fu soprannominato O’ animale perché era uno dei killer più spietati della Nuova Camorra Organizzata. Pasquale Barra, 72 anni, originario di Ottaviano, in provincia di Napoli, è morto ieri nel carcere di Ferrara dove stava scontando la pena dell’ergastolo per i numerosi delitti commessi. Aveva problemi cardiaci e già alcune settimane fa era stato ricoverato in ospedale. Barra, detto anche ‘O studente, uno dei fedelissimi di Raffaele Cutolo, capo indiscusso della Nco, si pentì nel 1983: agli investigatori parlò dell’organizzazione militare della Nco, degli affari del clan che aveva avuto anche rapporti con le Brigate Rosse nel corso del sequestro Cirillo. Successivamente, nel giugno del 1983, la Nuova camorra organizzata fu decimata con il maxiblitz che portò in carcere 850 presunti affiliati. In manette, quella notte, finirono anche numerosi insospettabili. Barra accusò, ma ingiustamente, anche Enzo Tortora: per il noto giornalista e presentatore televisivo iniziò un lungo calvario giudiziario che si concluse solo qualche anno dopo con la piena assoluzione da ogni accusa.

Fu ritenuto responsabile, durante i suoi periodi di detenzione, di numerosi delitti avvenuti con modalità cruente. Da qui il soprannome di O’ animale o di Boia delle carceri. Al suo nome è legato anche l’omicidio, avvenuto nel carcere di Badùe Carros, in provincia di Nuoro, di Francis Turatello, ucciso con 40 coltellate il 17 agosto del 1981. Il cadavere di Turatello fu sventrato, profanato tirando fuori cuore e viscere. Un episodio che è rievocato dal giornalista Giuseppe Marrazzo nel libro Il Camorrista. Vita segreta di don Raffaele Cutolo e ripreso nel film Il camorrista di Giuseppe Tornatore. Da quell’omicidio i vertici della Nuova camorra organizzata, su pressioni della mafia siciliana, presero le distanze. Barra, che da capozona di Ottaviano era diventato un vero e proprio “santista” sentendosi così scaricato e non più al sicuro, decise di avviare la collaborazione con giustizia. Stesso percorso seguito da un altro ex fedelissimo del Professore, Giovanni Pandico.

Si trovava, infatti, in una cella del carcere di Foggia quando chiese di parlare, svelando tutti i retroscena del clan che aveva contato centinaia di affiliati: dalla nascita del sodalizio criminale fino agli anni del duro contrasto con il cartello dei clan della Nuova famiglia per il controllo delle attività illecite nei comuni del Napoletano, in primis le estorsioni alle attività commerciali. Una guerra di camorra che si è chiusa un bilancio pesantissimo. Nel solo 1979 si contarono 79 morti ammazzati; 238, invece, nel 1983. Nello stesso anno a Roma fu ucciso, facendo esplodere un ordigno in auto, Vincenzo Casillo, detto ‘O nirone, che era ritenuto il vero braccio destro di Cutolo.