Politica

Pd, la nuova area “catto-renziana” di Richetti e Delrio: “Non è una corrente”

La galassia democratica vicina alla linea del presidente del Consiglio si riunisce e pensa alle prossime elezioni. Il documento programmatico della nuova creatura è stato indirizzato a una centinaio di parlamentari

Si fanno chiamare “catto-renziani” e pensano già alle prossime elezioni. E, soprattutto, a prenotare un posto da capolista quando entrerà in vigore l’Italicum. La galassia democratica vicina alla linea del premier Matteo Renzi è in agitazione. Continua a contarsi e a riunirsi. E mercoledì 25 febbraio, quando le luci del Transatlantico si sono spente, i cosiddetti catto-renziani si sono ritrovati alla sala dei gruppi intitolata a Enrico Berlinguer, al secondo piano di Montecitorio.

Il documento programmatico della nuova creatura è stato indirizzato a una centinaio di parlamentari, ma “non sappiamo in quanti prenderanno parte”, spiegano. Di certo, ci sarà il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, l’ideologo e l’animatore, Lorenzo Guerini, nel ruolo di garante, e Matteo Richetti, che nei fatti è il braccio operativo della corrente. Più i parlamentari di rito “popolare” vicini a Beppe Fioroni, il sottosegretario Angelo Rughetti, Andrea Romano, recentemente approdato al Pd, e una serie di deputati e senatori di varia estrazione con una scontata predominanza di ex Margherita.

Ma è una vera e propria corrente? Secondo Matteo Richetti le cose non stanno così: “Siamo pienamente nello spirito del Partito democratico: non c’è nessuna corrente”. E a dimostrazione della sua buona fede racconta al fattoquotidiano.it: “Graziano (Delrio) ha visto Matteo (Renzi) e gliene ha parlato. Sa tutto, e non ostacola lo spirito dell’iniziativa”. Anche se, a leggere bene la lettera che il premier-segretario ha inviato a deputati e senatori, Renzi non sembra aver creduto alla bontà dell’operazione.

Infatti, il capo dell’esecutivo avverte le sue truppe con questo tono: “Vorrei che fiorissero idee più che correnti”. Se non è una tiratina di orecchie, poco ci manca. E, a onor del vero, il “giglio magico” mobilita le truppe ortodosse per sabotare l’incontro. Su tutti, a darsi da fare in Transatlantico sono i giovanissimi: Marco Di Maio e Marco Donati. Quest’ultimo, molto vicino al ministro Maria Elena Boschi, con la quale condivide le origine aretine, e gli interessi per la Banca Etruria, di cui possiede 44 azioni. Per l’intero pomeriggio, il duo avvicina, parla e cerca di dissuadere i potenziali partecipanti all’iniziativa di Delrio, Richetti e Guerini.

Ma i tre moschettieri, comunque, non demordono. Del resto, possono vantare un credito importante nei confronti del premier-segretario, al quale proprio loro tolsero la candidatura di Giuliano Amato, proponendo il nome di Sergio Mattarella per la corsa al Quirinale. Suggerimento che si è poi trasformato in quel “capolavoro  politico” di Matteo Renzi, di cui (quasi) tutti i giornali hanno tessuto le lodi. Ecco perché dietro questo “nuovo spazio politico aperto, rivolto a tutti gli iscritti del Partito democratico”, come ha ripetuto quest’oggi Richetti,  si nasconde sotto sotto la prima vera lotta di posizionamento nella galassia renziana. Tanto è vero che nel chiacchiericcio del Transatlantico vari esponenti democratici bollano l’iniziativa come un tentativo di garantirsi, alle prossime elezioni politiche,  una buona parte di quei cento posti da capolista che l’Italicum prevede. Sempre se la nuova legge elettorale riuscirà a superare lo scoglio dell’ultima lettura alla Camera.

Twitter: @GiuseppeFalci