Mondo

Contro i turisti cinesi maleducati il governo pensa anche a un database

Il Quotidiano di Guangzhou ha pensato bene di bacchettare i “nuovi ricchi”, pubblicando la top ten dei loro peggiori comportamenti all'estero, come l'essere troppo rumorosi in pubblico, scattare fotografie di sconosciuti senza il loro consenso, disseminare di spazzatura le attrazioni turistiche

Tempo di Capodanno cinese e milioni di sudditi del Celeste Impero si riverseranno non solo lungo le strade interne, ma anche all’estero. Così, il Quotidiano di Guangzhou ha pensato bene di bacchettare i “nuovi ricchi”, pubblicando la top ten dei loro peggiori comportamenti all’estero, come l’essere troppo rumorosi in pubblico, scattare fotografie di sconosciuti senza il loro consenso, disseminare di spazzatura le attrazioni turistiche.

Si cita la testimonianza di guide turistiche, secondo cui il lato peggiore del nuovo ceto medio buzzurro è la sua arroganza: dato che pagano, si sentono autorizzati a comportarsi come gli pare, addirittura “girare in pantofole nel foyer di un hotel di lusso” (orrore).

Ci sono poi quelli che insistono all’inverosimile per sconti o omaggi, anche quando è perfettamente chiaro che possono permettersi il prezzo pieno, fino ai geni che bussano con insistenza alle porte di case private per chiedere se l’immobile è in vendita (testimonianza di un accompagnatore che ha portato un tour in Zimbabwe)

Insomma, un vero e proprio bestiario del parvenu incontinente che imbarazza il governo cinese, ormai da anni promotore di decaloghi che vengono consegnati ai partenti affinché si astengano da comportamenti avvilenti per le ambizioni di soft power della madrepatria. Ma l’ente regolatore del turismo cinese ha pure minacciato di compilare un database di persone che si comportano male.

Ci finiranno probabilmente quei signori che hanno diffuso in rete le proprie foto in posa con animali in via d’estinzione – uno squalo volpe, del corallo rosso e così via – appena pescati nelle acque delle contesissime Isole Paracelse, scatenando una valanga di critiche da parte degli stessi netizen cinesi.

La Cina è uno dei firmatari della Convenzione Internazionale sul Commercio di flora e fauna in via d’estinzione, che si impegna a proteggere più di 30mila diverse specie. Le Paracelse sono degli isolotti potenzialmente ricchi di petrolio nel Mar Cinese Meridionale, rivendicati da Cina, Vietnam e Taiwan. Per affermare la propria sovranità sull’arcipelago, Pechino ha pensato bene di lanciare il turismo nelle “Maldive della Cina” attraverso operatori privati – 3mila turisti nel solo 2013 – e adesso la mossa le si ritorce politicamente contro, perché rivela che “l’ultima di una serie di azioni unilateralmente provocatorie”, come fu definita dalle autorità vietnamite, è pure un danno per l’ecosistema.

Tuttavia, l’orrore per i comportamenti dei nuovi ricchi cinesi e il tentativo di disciplinarli si scontrano con le ragioni dell’economia: nei primi 10 mesi dell’anno scorso, oltre 100 milioni di cinesi hanno viaggiato all’estero, contro i soli 8,43 milioni del 1998. E nel 2014 hanno speso 164.9 miliardi di dollari, contro i 113.6 spesi dai turisti stranieri in Cina.

Non è solo l’industria del turismo globale a essere appesa all’amo cinese, bensì tutto ciò che vi gira attorno. I sudditi del Celeste Impero rappresentano ormai quasi un terzo di tutte le vendite di lusso globali ma – secondo un rapporto HSBC – circa due terzi della loro spesa avviene all’estero. Sarebbe soprattutto la campagna anticorruzione in patria a spingere i cinesi allo spendi e spandi all’estero, lontano da occhi indiscreti.

Lo studio aggiunge che l’Europa dovrebbe esserne la grande beneficiaria nei prossimi anni, grazie alla debolezza dell’euro. I turisti cinesi rappresentano il 40 per cento del mercato del lusso in Francia, il 35 per cento di quello italiano e il 25 per cento di quello britannico.

Si attendono oltre un milione di turisti cinesi per l’Expo di Milano e, nelle ultime stagioni, la loro presenza in Italia è cresciuta in media del 18 per cento ogni anno. Nei Navigli non ci sono squali volpe e, probabilmente, neppure all’Idroscalo.

di Gabriele Battaglia