Speciale Quirinale

Amato da tutti

“E’ una persona perbene”. “La persona giusta al posto giusto”. “Il nome più adatto a ricoprire questo ruolo”. “Una persona con un altissimo profilo”.
I giudizi (in pratica unanimemente positivi) sul neo presidente della Repubblica riempiono da giorni le pagine dei giornali.

Pregiudizio numero uno: quando tutti parlano benissimo di qualcuno, non so perché, ma qualcosa non mi torna.
I dubbi aumentano quando, le stesse persone, parlano benissimo di un’altra persona che è stata candidata a presidente: Amato.
E qui scatta il pregiudizio numero due: uno che fa il professore universitario e il politico, (Amato) non mi ispira il massimo della fiducia.
Anzi – pregiudizio numero tre – ho l’impressione che ogni professore universitario che insegni diritto aspiri alla carriera politica. E parlo a ragion veduta. Perché, io, Amato, l’ho avuto come professore all’Università La Sapienza a Roma.

Credo di averci scambiato in tutto cinquanta parole. Dopo essere stato interrogato da uno dei suoi assistenti (perlopiù simpaticissimi, pregiudizio numero quattro), mi fece la classica domanda per decidere il voto finale. Sguardo assente ed annoiato, mi interruppe dopo poco per chiedere: “Le va bene 27?”. “E a lei, per il disprezzo dimostrato nei confronti dei miei sforzi, va bene 18?”. Sarebbe stata la risposta giusta. Ma mi limitai, timido e pavido, a dire: “Sì”.

Girava per i corridoi della Facoltà con la sua pletora di seguaci, moderno Ramses II, con l’aria perennemente tediata (quasi tutti i professori universitari hanno quell’aria. Pregiudizio numero cinque). Comunque si capiva che ci stava facendo un piacere.

Quando teneva le lezioni, come molti suoi colleghi, sembrava infastidito dalle troppe presenze in aula. Ti sentivi quasi in colpa di esserti alzato all’alba per trovare uno straccio di posto, aver preso un carro bestiame (denominato “metropolitana”) e stare lì in un cantuccio, mettendo a dura prova le tue articolazioni, con un quaderno per gli appunti precariamente in equilibrio tra il costato e le ginocchia.
“Accidenti, siete davvero tanti. Troppi. Potete aprire le finestre che c’è cattivo odore?”, il saluto tipico. Un ex socialista (dove siamo arrivati? Ah sì: pregiudizio numero sei) è di lui che dovrei fidarmi?

Una persona “disposta ad ascoltare le istanze di ogni forza politica”. Meno male. Perché prendere un appuntamento con lui al ricevimento professori era fare sei al Superenalotto giocando cinque numeri.

Quando vi parlano benissimo di qualcuno che ricopre un ruolo istituzionale, magari, chiedete a qualcuno se lo ha avuto come professore universitario.
Avrete un quadro pieno di pregiudizi, come questo. Di certo non il solito santino. In cui vengono riportati solo i miracoli.

Capacità di ascoltare. C’è da morire dalle risate.

Chiunque abbia fatto Scienze Politiche a Roma in quegli anni (metà anni ’90) ricorderà il famoso cartello appeso fuori dal ricevimento dell’aula professori – non rammento quale fosse il docente – con scritto: “Il ricevimento di oggi è spostato a ieri”.

Capacità di ascoltare. Se avete una Delorean di Ritorno al Futuro.

E questo è un dato di fatto. Non un pregiudizio.