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Patto del Nazareno, Pd-FI: “E’ rotto”. Ma tra Renzi e Berlusconi è gioco delle parti

Dopo le frizioni tra Partito Democratico e Forza Italia sull'elezione di Mattarella al Colle, le riforme devono andare avanti: "I voti di FI? Non saranno più necessari - spiega Debora Serracchiani - non escludo collaborazioni con altre forze". Ma l'ex Cav si riserva di decidere "di volta in volta" e il premier dice ai suoi: "Li riprenderemo, non hanno nessun interesse ad andarsene"

Non si è rotto il patto del Nazareno, ma Forza Italia, va ripetendo da mercoledì lo stato maggiore del Pd. E ora la segreteria del Partito Democratico non esclude di ricorrere all’aiuto di altre forze per portare avanti il lavoro sulle riforme. A Renato Brunetta, che in un’intervista su Repubblica accusa per l’ennesima volta Matteo Renzi di aver “rotto in tutti i sensi”, Debora Serracchiani risponde: “«Noi abbiamo sottoscritto con Forza Italia e anche con il Nuovo Centrodestra un accordo per fare le riforme e lo abbiamo rispettato sinora. Adesso noi non possiamo essere vittima delle correnti di Forza Italia. Il patto del Nazareno non è saltato o si è rotto il patto. Si è rotta Forza Italia”, ha spiegato il vicesegretario del Pd a La Telefonata di Belpietro. L’accordo stretto da Renzi e Silvio Berlusconi il 18 gennaio 2014 “non è stato violato certamente dal Pd. L’oggetto del patto sono le riforme a cui noi siamo interessati e auspichiamo che loro stiano sulle riforme, così come in passato. Se non è cosi, a noi semplifica la vita l’assenza di Berlusconi e di Brunetta”.

Il cammino delle riforme, però, deve andare avanti: con quali alleanze? “I numeri di Forza Italia non stati necessari in passato? Sì, ma non credo lo saranno più – continua Serracchiani – alla Camera il testo dell’Italicum passerà così come è uscito dal Senato e anche per quanto riguarda la riforma del Senato e del titolo V noi riteniamo di avere i numeri sufficienti. Io non escludo che la consapevolezza che tanti parlamentari hanno acquisito il giorno dell’elezione del Capo dello Stato li renda consapevoli della responsabilità che hanno da qui a 2018″, conclude il vicesegretario con quello che pare un cenno all’apertura fatta dal Movimento 5 Stelle dopo l’elezione al Colle di Sergio Mattarella alla possibilità di una collaborazione con l’esecutivo.

Eppure il patto del Nazareno potrebbe non essere stato definitivamente archiviato. Secondo molti commentatori quello in atto potrebbe essere un semplice gioco delle parti. Silvio Berlusconi ha bisogno di fare la voce grossa davanti ai suoi dopo lo sgarbo ricevuto dall’alleato con la nomina di Mattarella, così – scrive La Stampa – “fa dire a Giovanni Toti che il patto del Nazareno è ‘rotto’, ma poi lo stesso Toti aggiunge che ‘non siamo kamikaze‘”. Con la stessa Forza Italia che mercoledì in un comunicato annunciava di volersi “riservare la possibilità di decidere di volta in volta” in base ai singoli provvedimenti. “Siamo liberi di votare quello che ci piace”, rispondeva ieri Brunetta a chi gli domandava come voteranno ora sulla riforma costituzionale (il prossimo martedì) e sulla legge elettorale.

Sull’altro versante, secondo il Corriere della Sera, Matteo Renzi non sembra avere esitazioni: “Stiamo distruggendo Forza Italia al Senato – avrebbe detto ai suoi il premier – e abbiamo i numeri comunque, anche senza quelli che i giornalisti chiamano cespugli, ma vedrete che loro li riprenderemo, non hanno nessun interesse ad andarsene”. E anche sul Nuovo Centrodestra “sono tranquillo. Rientrerà“.