Cronaca

Atac, a Roma microfoni sui bus contro i crimini. “A rischio la privacy”

Lo prevede il piano annunciato dalla municipalizzata dei trasporti pubblici. Ma il Garante non è stato interpellato e diversi pronunciamenti dell'Authority hanno stabilito che registrare le conversazioni dei cittadini lede il diritto alla riservatezza. Gli esperti: "Verrebbe archiviata una mole incredibile di dati, personali e sensibili"

Il Grande Fratello salirà sugli autobus di Roma nel prossimo maggio. Ascolterà in tempo reale ciò che accade a bordo dei mezzi, intercetterà le conversazioni dei passeggeri: migliaia e migliaia di dialoghi contenenti una mole inusitata di informazioni relativi alla loro vita privata e dati, sensibili e non, che i romani si scambiano nelle loro chiacchierate quotidiane mentre vanno al lavoro, al supermercato o alla partita di calcio allo stadio Olimpico. E’ lo scenario tratteggiato da Il Messaggero, che racconta del piano studiato dall’Atac per monitorare il lavoro dei suoi dipendenti e controllare che sui mezzi pubblici della Capitale non avvengano situazioni di pericolo. Una decisione adottata dall’azienda della mobilità romana senza chiedere il parere preventivo del Garante per la Privacy, come di regola avviene in questi casi. L’organismo di piazza Monte Citorio mette in cantiere l’apertura di un dossier sul caso e i precedenti pronunciamenti dell’Authority vanno tutti in una sola direzione: registrare le conversazioni dei cittadini lede il diritto alla riservatezza.

Un sistema, due funzioni. Secondo il quotidiano romano, entro maggio su tutti i 2.085 mezzi dell’azienda municipalizzata verrà installato il cosiddetto “Automatic Vehicle Monitoring“, un dispositivo che “attraverso il monitoraggio satellitare consentirà anche alla Centrale operativa della mobilità di sapere in tempo reale dove sono gli autobus e quanto tempo impiegano a raggiungere fermate e capolinea”, scrive il quotidiano. Il tutto allo scopo di verificare la produttività dei dipendenti, potenziare in tempo reale il servizio sulle linee in sofferenza e, di conseguenza, migliorare l’efficienza del servizio premiando o multando i conducenti in base ai risultati raggiunti. Seconda funzione: a bordo di autobus e tram faranno la loro comparsa anche migliaia di “microspie che permetteranno alla centrale operativa di ‘intercettare‘ le conversazioni a bordo e in caso di pericolo sollecitare l’intervento di polizia e carabinieri“.

Le vite dei romani, quindi, saranno monitorate da un Grande Orecchio che ascolterà le loro conversazioni allo scopo di prevenire eventuali reati: “Per la prima volta l’operatore della centrale di Atac, senza emettere suoni esterni, potrà ascoltare in tempo reale quello che accade a bordo dei mezzi – scrive ancora Il Messaggero – basterà attivare la funzione di ‘ascolto silente‘ per il controllo audio ambientale”. Ma l’audiosorveglianza è una pratica che lede il diritto alla riservatezza? Nella mattinata di lunedì negli uffici del Garante per la privacy si è discusso del piano annunciato da Atac e l’organismo, che fino ad oggi non si è espressa per regolamentare la materia con un testo di valenza generale, ha anticipato l’intenzione di aprire un dossier sulla questione. E’ prassi, tuttavia, che le aziende che intendono adottare sistemi di sorveglianza in grado di ledere la privacy si rivolgano all’Authority per un parere preventivo. Cosa che l’Atac non ha fatto. Ma in diversi pronunciamenti la stessa Autorità si è espressa contro le intercettazioni ambientali in luoghi pubblici.

E’ il caso della decisione con cui nel gennaio 2009 l’organismo di piazza Monte Citorio intimava ai gestori di un supermercato di rimuovere una telecamera dotata di registratore audio nei pressi delle casse, giudicando “illecita la registrazione delle voci perché non conforme al principio di finalità, secondo cui il trattamento deve essere effettuato per finalità determinate, esplicite e legittime. Finalità che non risultano ricorrere nel caso esaminato”. Il titolare diceva di aver agito “per finalità di sicurezza, dopo aver subito alcuni atti vandalici e intimidatori”, ma per l’Autorità la misura era sproporzionata rispetto al rischio paventato. Con una decisione del 29 novembre 2012, poi, l’Authority ha detto “sì alle telecamere sugli autobus per registrare gli incidenti, ma no alle registrazioni audio. Nel caso in questione, “il Garante ha autorizzato la società concessionaria del servizio di trasporto pubblico locale di Bergamo ad installare sul parabrezza anteriore dei propri veicoli un dispositivo che in caso di incidenti consente di registrare le immagini della sede stradale e quelle della zona interna del mezzo di trasporto, nei venti secondi precedenti e successivi all’evento” ma “il sistema non dovrà registrare le conversazioni a bordo dell’autobus”.

“In linea di principio il tema dell’audio-sorveglianza non è molto diverso da quello della video-sorveglianza – spiega Guido Scorza, avvocato, docente universitario e presidente dell’Istituto per le politiche dell’innovazione – tuttavia mi spaventa molto di più la prima perché è meno riconoscibile, dato che i microfoni saranno piazzati in diversi punti dell’autobus, e in secondo luogo perché consente di archiviare una mole incredibile di dati, personali e sensibili, a caccia di quell’unica informazione rilevante in grado di provare la condotta illecita”. “In mancanza di un provvedimento ad hoc – spiega ancora Scorza – ci si può rifare alle linee dettate dal Garante in tema di video-sorveglianza, il cui principio cardine è il seguente: puoi installare le telecamere se mi dimostri che tra l’adozione della misure e il rischio che corri non adottandole esiste un rapporto di proporzionalità“.

Qualche esempio? “Si dà per scontato che banche, distributori di benzina e bancomat siano a rischio rapina e quindi è accertato il rapporto di proporzionalità tra il dispositivo di sicurezza e il rischio che si corre in mancanza della sua installazione. Questo principio  – conclude il docente – dovrebbe ispirare una valutazione anche sull’audio-sorveglianza. Ora, non so quanto sia utile ascoltare le conversazioni di una massa di cittadini sull’autobus la mattina per prevenire un reato. Non riesco ad immaginare un ladro che esclama ad alta voce: ‘Ho trovato la mia vittima ideale, adesso gli rubo il portafogli‘. E non so quanto sia rilevante ascoltare e registrare migliaia e migliaia di conversazioni dei passeggeri degli autobus di Roma: mi viene da pensare che un provvedimento del genere sia più utile nel contrastare fenomeni di terrorismo e non episodi di taccheggio o molestie”.