Politica

Primarie Liguria: la fine del Pd ligure

Per tutti coloro che vogliono male al Pd, ieri è stata una giornata straordinaria. Alle primarie liguri, la delfina di Burlando, l’assatanata Lella Paita, ha sconfitto l’aspirante podestà Cofferati ricorrendo ai soliti trucchi: mancava solo che votassero i morti, ma forse se li sono tenuti da parte per le regionali di maggio. Il perdente farà ricorso, e questo servirà solo a spaccare ulteriormente il partito. Pensionato Burlando, che almeno si è confermato un professionista del potere, il partito e la Regione cadono nelle mani di una figura apparentemente nuova, ma che sarebbe piaciuta a Balzac: l’arrampicatrice politica. E che dire di un apparato dem che, di fronte ai cinesi mobilitati a La Spezia, ha avuto pure la faccia di rivendicare al Pd la qualifica di partito dell’integrazione?

Voi siete contenti? Io no. Io non riesco a festeggiare la spaccatura del Pd nei suoi territori tradizionali, in Liguria come in Emilia, e l’arrivo al potere di una generazione di rampanti interessati solo agli affari e alle poltrone. Non riesco a festeggiare neppure la sconfitta di Cofferati, anche se fa chiarezza. Proprio non riesco a rassegnarmi all’idea che la sinistra, o quanto ne resta, commetta sempre gli stessi errori. La sottovalutazione e la demonizzazione dell’avversario, che finisce regolarmente per favorirlo. L’astensionismo moralistico, che aiuta solo i politicanti di professione. La mobilitazione di un “popolo di sinistra”, o addirittura di “centrosinistra”, che ormai non ne può più. E non parliamo, per carità di patria, del vuoto pneumatico di idee.

In vita mia ho visto la Dc e il Pci, il craxismo e il berlusconismo, e sempre qualcuno si chiedeva se avevamo toccato il fondo. Naturalmente no. Eppure, è proprio quando si è con le spalle al muro, come siamo in Liguria dopo le alluvioni e le primarie, che si ritrova una forza che neppure si sospettava di avere, e magari si riscopre la propria anima, beninteso se uno ce l’ha. Adesso non ci sono alternative: si può solo metter su un comitato di liberazione, ma chiamatelo pure come volete, che si rivolga direttamente ai cittadini, parlando dei servizi pubblici che non funzionano più e presentando ai politicanti il conto del disastro. I Cinque Stelle cosa ne pensano? Oppure stanno ancora festeggiando a champagne, preparandosi a perdere l’ennesimo treno?

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