Società

Scampia, finestre aperte

Questa è la storia di Armando e Nicola.

Nicola ha 40 anni, tre figli piccoli che vanno a scuola e una brava moglie che la domenica frigge montagne di cotolette. Ah, hanno pure un gatto che ha già cambiato nome due volte. Prima si chiamava Ezequiel come Lavezzi, ma quando Lavezzi è andato a Parigi l’hanno ribattezzato Edison come Cavani, poi Cavani è andato lui pure a Parigi e mo’ il gatto si chiama Chris come Hamšík. Incedibile.

Armando di anni ne ha 83 anni, un figlio che lavora a Padova con cui si parlano poco, una moglie che ci parla moltissimo tutti i giorni quando le porta i fiori al cimitero. Armando vive di fronte a Nicola, al nono piano delle Case dei Puffi a Scampia, che si chiamano così perché sono tutte azzurre ma nei cortili mica ci stanno i Puffi, ci stanno i camorristi. Quello che si dice un fortino di camorra, dove si vive come in un castello ai tempi del medioevo, col Barone che detta legge e gli tutti che obbediscono. La prima legge per esempio è che le finestre che affacciano su casa sua devono tenere le tapparelle chiuse. Sempre. Ma non per prepotenza. Il Barone giustamente non vuole essere spiato. E poi conviene: per ogni tapparella chiusa il Barone ti dà 30 euro. E a Nicola che di finestre ne tiene 4, fanno 120 euro al mese. Sputaci sopra.

Poi ci sono altre leggi come quella di non stendere i panni sul terrazzo di copertura che di lì si può spiare, quella che sotto ai portici non si può passare perché i tossici si devono fare in santa pace, quella che chi ti viene a trovare deve farsi perquisire dalle sentinelle… insomma, tante piccole cose che basta imparale e non c’è problema (a parte  i cani feroci lasciati liberi e lì bisogna stare un po’ attenti). Anzi, il fatto che il Barone è un pochino pignolo, alla fine porta la gente a fare comunella. Ad Armando per esempio, la moglie di Nicola, Filomena, tutti giorni gli porta qualcosa da mangiare, ogni tanto gli fa una lavatrice e i bambini lo chiamano nonno. Vi ricordate quell’acquazzone che quest’estate allagò mezza Napoli? Proprio quella sera Armando tornava dal cimitero e in quel momento arrivò pure la macchina del Barone, allora uno dei pusher strappò l’ombrello di mano ad Armando per non far bagnare al Barone e Armando si bagnò sano sano. Bè, a nonno Armando chi gli curò la febbre a 40 col brodo di carne e la tachipirina? Lo curò Filomena.

Un giorno però quelli delle case dei Puffi si mettono a sparare a quelli del vicolo della Vanella Grassa per via, mi pare, di una partita di droga, fatto sta che dopo i pusher che spacciavano sotto ai portici non si sentivano più tanto al sicuro. Meglio dentro le case. Così il Barone fa una nuova legge: servono due, tre case vuote a disposizione e TOK TOK in piena notte vanno a bussare pure a casa di Nicola. Tre giorni e ve ne dovete andare. E dove me ne vado? Cazzi tuoi.

Nicola non ci dorne la notte. Filomena nemmeno. Poi però a lei le viene l’idea e subito compra una guantiera di babbà e sfogliatelle da portare a Rosaria, la moglie del Barone. Loro cedono l’appartamento volentieri, le dice,  ma dato che tengono tre figli piccoli, il Barone non potrebbe assegnargli quella di fronte dove c’è quel vecchiarello che vive lui solo? Tanto tiene un figlio a Padova… giusto nonno Armà? Ma… ma… poi i fiori a mia moglie chi glieli porta? Chiede il vecchio ai guaglioni del Barone che gli danno due giorni per fare le valigie. Nicola quel giorno non lo andò a salutare, si vergognava troppo. Filomena invece gli preparò la frittata di maccheroni per il treno e gli regalò pure un ombrello come quello che gli avevano preso, che a Padova piove assai e se nonno Armando si ammala suo figlio già gli ha detto che lui, tempo di stargli appresso non ne tiene.

Così, il giorno dopo Nicola, Filomena, i tre figli e Chris cambiano casa, mentre a casa loro si piazza uno dei fratelli del Barone in persona. Che per prima cosa spalanca le finestre. Lui lo può fare. E siccome le finestre di casa nuova affacciano sui campi, ora anche Filomena le può tenere aperte e la casa è sempre piena di sole. A parte quando piove. A Padova piove spesso, ma pure se piove, anzi proprio quando piove, Armando esce senza l’ombrello che gli ha dato Filomena. Dove va? Bò. Cammina, parla da solo. E si bagna sano sano. In modo che prima o poi si prende un malanno serio, spera lui, e a sua moglie finalmente può andarla a trovare di persona. Che lassù sicuramente lei lo aspetta.