Diritti

Matrimoni gay: per la Procura di Udine se un prefetto vieta la trascrizione fa ‘prevaricazione’

Sulla questione della trascrizione delle nozze gay contratte da cittadini italiani all’estero arriva finalmente un decisivo chiarimento da parte della Procura della Repubblica di Udine, in risposta a un esposto da parte dell’associazione Rete Lenford – Avvocatura per i diritti Lgbti per falso ideologico e abuso d’ufficio.

Nel chiedere l’archiviazione per mancanza dell’elemento soggettivo dei reati ipotizzati, la Procura dà infatti ragione a Rete Lenford, per la quale i provvedimenti dei Prefetti che, sulla base della circolare del ministro dell’Interno Angelino Alfano del 7 ottobre 2014 hanno provveduto a cancellare d’ufficio le trascrizioni, non sono giuridicamente ammissibili:

“Spiace però dover riconoscere che l’intervento [di cancellazione operato dal Prefetto] non appare conforme a legge: ne deriva che i ricorrenti – per questo profilo – sembra abbiano ragione. […]” Infatti, la legge conferisce al Prefetto precisi poteri sui registri dello Stato civile “ma non legittima né ammette un ruolo così autoritario e di simile “prevaricazione” del Prefetto, quale quello nel caso di specie”. Per la legge italiana “Il dominus dello stato civile è e resta il Sindaco […] le cui prerogative possono essere corrette solo attraverso un procedimento giurisdizionale ad opera del Giudice”.

“Anche semplicemente sul piano sistematico va constatato infatti che se al rifiuto dell’ufficiale di stato civile di ricevere in tutto o in parte una dichiarazione, di eseguire una trascrizione, un’annotazione o altro adempimento il cittadino può rivolgersi al Tribunale, analogamente deve valere nel caso opposto e cioè nel caso in cui una eseguita trascrizione dall’Ufficiale di stato civile sia stata fatta, ma la si ritenga invece errata o contraria all’ordine pubblico. Riprova ne è che la Autorità amministrativa per tentare di legittimare il proprio intervento presso il Comune ha dovuto necessariamente andare a cercare supporto da altre fonti normative (diverse cioè da quelle dello stato civile), ma così facendo ha “forzato” il dato normativo di riferimento, che infatti non è qui applicabile.”

In altre parole, la legge sull’ordinamento dello stato civile prevede una garanzia giurisdizionale che, con il solito pressappochismo giuridico e la solita tecnica dell’abuso che ben conosciamo, è stata palesemente scavalcata dal ministro Alfano e dai prefetti, che con precisione quasi elvetica non hanno perso occasione di intromettersi d’imperio nelle competenze del sindaco. Una “prevaricazione” bell’e buona, insomma.

Vorrei al riguardo ricordare che detta legge prevede che vadano trascritti i matrimoni non contrari all’ordine pubblico, cosa che i matrimoni tra persone dello stesso sesso non sono, in quanto espressione di un diritto fondamentale previsto dalla Convenzione europea dei diritti umani e da svariate sentenze della relativa Corte. Alfano sostiene al riguardo che spetti al legislatore nazionale, dunque al Parlamento, legiferare sul tema delle coppie di persone dello stesso sesso. E’ vero che questo è quanto affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 138/2010, ma è anche vero che quella sentenza non esclude affatto interventi istituzionali diversi, a protezione delle coppie gay e lesbiche, in virtù del principio costituzionale di uguaglianza.

Ora, è paradossale che, nel silenzio agghiacciante del Premier Matteo Renzi su un tema che qualsiasi leader europeo tratterebbe con serenità e rispetto, un ministro possa permettersi, violando la legge esistente, di sostenere che, siccome bisogna fare una legge che lui non vuole e ha già dichiarato che non voterà, nessuno, neppure i sindaci in quanto ufficiali dello stato civile, possano in realtà fare qualcosa. E’ paradossale e giuridicamente inaccettabile.

Fino a qualche anno fa (fintanto che, diciamola tutta, governava Berlusconi) a un atto tanto prevaricatorio come quello prefettizio, molti avrebbero reagito con indignazione. Oggi, in nome delle “grandi intese”, sui diritti dei cittadini italiani omosessuali perdura il silenzio pressoché totale della politica. Le reazioni del Pd sono semplicemente non pervenute. Continuiamo a essere la vergogna d’Europa.

E’ proprio vero che gli unici strumenti a disposizione di coloro che si oppongono al riconoscimento dei diritti di gay e lesbiche sono l’abuso e la prevaricazione.