Economia & Lobby

Fondi europei: mille progetti o mille scuse per il Sud?

Nei giorni scorsi durante il vertice Bei di Napoli il ministro dell’Economia Padoan ha dichiarato che “Il 14 novembre l’Italia presenterà oltre mille progetti suddivisi in cinque settori strategici, per un valore complessivo di 10 miliardi di euro tra fondi pubblici e privati“. Cinque settori che sono «Banda ultralarga nelle zone bianche, la messa in sicurezza della rete stradale, l’efficientamento energetico degli edifici pubblici, il supporto alle Pmi e l’Alta velocità Napoli-Bari”.

Dichiarazioni che vanno contro corrente rispetto alle ultime scelte del governo, che tra Sblocca Italia e la Legge di stabilità ha ripartito investimenti nelle ferrovie per 1,2% al Sud e 98,8% al centro Nord. Gli scarsi investimenti nelle ferrovie al Sud sono stati giustificati dal sottosegretario Delrio con le seguenti affermazioni: “Prima di spendere 5 miliardi per l’alta velocità Napoli-Bari occorre verificare con attenzione tutta la progettazione, vista la particolarità di alcuni tratti rocciosi del percorso.

Saranno contenti i cittadini meridionali nell’apprendere che oltre alla presenza del bel tempo e delle splendide spiagge, al Sud vi siano anche “tratti rocciosi”, ottimi per praticare free climbing ed arrampicata sportiva, ulteriore opportunità di investimenti e di svago; su Facebook hanno addirittura creato una pagina ironica: “Non investiamo al sud perché…”, in cui ogni utente può proporre la sua motivazione.

Sempre nei giorni scorsi, dopo mesi di negoziato, la Commissione europea e il governo italiano hanno firmato un accordo di partenariato sull’uso in Italia di circa 44 miliardi di euro in fondi europei nel periodo 2014-2020; nel dettaglio 32,2 miliardi dal Fesr (Fondo europeo sviluppo regionale) e dal Fse (Fondo sociale europeo), 10,4 miliardi dal Feasr (Fondo europeo agricolo di sviluppo rurale) e 537,3 milioni dal Feamp (Fondo Ue per gli affari marittimi e la pesca).

A tali fondi europei l’Italia dovrebbe garantire un co-finanziamento al 50%, distribuito tra il Nord, Centro e Sud della penisola.

In realtà, in seguito alle ultime scelte del Governo, che hanno portato una riduzione dal 50% al 25% dei co-finanziamenti dello Stato ad alcune regioni del sud (Campania,Calabria e Sicilia), risultate meno efficienti nell’utilizzo dei contributi economici europei nella precedente programmazione, il Meridione subirà una sostanziale decurtazione dei fondi, nei prossimi sette anni, che comporterà ulteriori difficoltà per lo sviluppo del Mezzogiorno.

L’alternarsi di tutte queste scelte governative, non sempre coerenti tra loro, induce il cittadino meridionale ad avere qualche dubbio in merito.

Non ci resta che aspettare il 14 novembre, data fissata dal ministro Padoan per capire se ci saranno mille progetti o mille parole per il Sud.