Diritti

Naufragio in Libia: la banalità del mare

Almeno 20 migranti risultano dispersi nel Canale di Sicilia, a largo della Libia, per il naufragio di un gommone diretto verso l’Italia. A dare l’allarme altri 93 migranti che sono stati tratti in salvo dalla Guardia Costiera, i quali hanno riferito che sul gommone erano in 113. Una notizia del genere oramai è stata ampiamente metabolizzata dalla società italiana che reputa normale che continui la strage d’innocenti nel mar Mediterraneo e pensa invece che l’emergenza sia il dover dare soccorso ai profughi e richiedenti asilo.


Questa notizia non troverà grandi titoli, e se li troverà passerà velocemente senza lasciare traccia nel dibattito delle classi politiche europee, alcuni leader delle quali sono arrivati a sostenere che salvare le persone in mare è un incentivo ai flussi migratori.

Aver letto che il governo inglese non sosterrà i salvataggi in mare per questo motivo solleva molte perplessità. Come può un paese che che svolge un ruolo geopolitico di primaria importanza nel quadrante mediorientale e in Africa chiamarsi fuori dall’emergenza umanitaria che si è determinata in queste regioni? Basterebbe ricordare al governo inglese che nel quadriennio 2006-2009, quasi la metà (47,64%) dei materiali militari consegnati nel continente africano portano la firma di tre tra i principali paesi europei: Inghilterra, Germania e Italia. Invece no, silenzio assoluto da tutte le forze politiche. E’ come se il Governo inglese avesse detto quello che tutti in Europa volevano sentirsi dire per “non dover agire” di conseguenza.

C’è in questa enorme ipocrisia dell’Occidente – mutando il titolo del famoso testo della Harendt – una “banalità del mare” e delle sue tragedie che diventano normali quando in realtà sono prodotte dall’indifferenza. Un numero così impressionante di vittime registrate nel 2014 – oltre 3000 sin qui – avrebbe dovuto imporre alla politica europea di aprire corridoi umanitari per i rifugiati e richiedenti asilo, sarebbe stato un risarcimento per quanto abbiamo combinato in Africa e in Medio Oriente in questi decenni. Per un terribile paradosso invece, la colpa delle migrazioni ricade prima su chi soccorre in mare, e poi su chi, in fuga da guerre e miseria “offende e viola” le nostre frontiere.

Mentre scrivo questo articolo guardo le navi della capitaneria di porto di Lampedusa ferme e ancorate l’una vicino all’altra, quando tra poco finirà Mare Nostrum l’isola tornerà ad essere nuovamente la prima frontiera con tutto il suo carico di contraddizioni ed emergenze più o meno spettacolarizzate mentre il mar mediterraneo continuerà ad inghiottire vite. L’Europa rischia di perdere la sua anima e il suo primato morale nella difesa dei diritti umani. Tagliando qualche milione di euro utili a salvare migliaia di persone si troverà qualche spicciolo in più nei suoi bilanci ma avrà perso gran parte della sua autorevolezza politica e morale.