Politica

Sicilia, Crocetta “commissariato”: l’assessore al Bilancio lo decide Delrio

Nasce il terzo governo in due anni e mezzo: entrano in giunta anche Nino Caleca (avvocato di Cuffaro e Mannino) e Cleo Licalzi, ex capo della segreteria di Lombardo. La delega ai conti a Alessandro Baccei, nominato dopo un vertice con il governo

Il rivoluzionario Crocetta vara il terzo governo in due anni e mezzo. Dieci nomi e un rientro: Mariella Lo Bello. Ma alla fine la notizia è che Roma vigilerà sui conti “ballerini” della Regione Sicilia. La regione degli sprechi e del buco di bilancio sarà monitorata passo dopo passo da Palazzo Chigi e dal Mef. E in quello che a Palazzo d’Orleans e dintorni hanno ribattezzato come “Crocetta-ter”, l’assessorato dell’Economia risponderà “soltanto ai diktat” di via XX Settembre, come promesso qualche giorno fa da Rosario Crocetta a Graziano Delrio. Di fatto, spiegano fonti siciliane, “si tratta di un commissariamento dei conti siciliani in vista del bilancio del 2015”. L’assessorato, infatti, sarà guidato da Alessandro Baccei, già collaboratore di Delrio ai tempi dell’Anci. Per il resto il Pd punta su quattro new entry: il magistrato Vania Contrafratto, il consulente esperto di fondi strutturali e in passato nella segreteria di Raffaele Lombardo,  Cleo Licalzi, il docente di economia politica Antonio Purpura e l’esperto di diritto del lavoro Bruno Caruso. Tecnici d’area che affiancheranno gli Udc Giovanni Pizzo e Marcella Castronovo e Maurizio Croce, espressione del partitino di Totò Cardinale (il Pdr, Patto dei democratici per le riforme). In quota “Art.4”, il movimento di Lino Leanza, il penalista Nino Caleca, già avvocato di Totò Cuffaro, oggi difensore dell’ex ministro Calogero Mannino, imputato nel processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, e anche di Gianfranco Micciché. Confermati, invece, Lucia Borsellino e Linda Vancheri, quest’ultima espressione di Confindustria. Infine, come detto, il ritorno di Mariella Lo Bello, che fu già assessore di Crocetta nel suo primo governo.

In realtà negli intenti del governatore della “rivoluzione” la nuova giunta si sarebbe dovuta comporre venerdì scorso. Ma sulla vicenda avrebbero pesato due fattori. Da una parte i conti della regione su cui il governo di Matteo Renzi vuole vedere chiaro per comprendere i motivi di un disavanzo da 1,6 miliardi di euro, che di fatto impedisce di chiudere il bilancio. Per questo Delrio si è recato a Palermo con il suo staff per fare il punto, assieme agli amministratori siciliani, sulla situazione finanziaria di Palazzo d’Orleans. Dall’altra si è dovuto concertare un nome di fiducia per la guida del delicato assessorato al Bilancio: la scelta è caduta sul romano Alessandro Baccei, laureato a Firenze, super tecnico partner di Ernest & Young, del quale Delrio si fida ciecamente, e gradito all’area renziana. Una mediazione, quella della scelta di Baccei, che – secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it – è stata raggiunta nel backstage della Leopolda quando nella tarda di mattinata di sabato “si sono trovati attorno ad un tavolo Faraone, Renzi, Delrio e Crocetta”.

La trattativa tra il governatore e il Pd è stata lunga: la mediazione è stata raggiunta nel backstage della Leopolda

Risolta la questione economica il primo ostacolo è stato rappresentato dal tipo  di governo. Puntare su un governo politico o su un governo con tecnici di area? Scartata la prima ipotesi, che avrebbe acuito le fibrillazioni all’interno della già scricchiolante maggioranza, le forze politiche hanno trovato la sintesi su una giunta composta da tecnici di alto profilo. Ma una parte di Largo del Nazareno, sostenuta dal segretario regionale Fausto Raciti, avrebbe espressamente chiesto al governatore un passo indietro all’assessore alla Formazione, Nelli Scilabra, espressione del Megafono (il movimento crocettiano) e vicinissima al senatore Beppe Lumia. Passo indietro ottenuto quando il governatore Crocetta ha consegnato queste parole all’Adnkronos: “Nelli Scilabra è fuori dalla giunta. Degli attuali assessori rimangono solo Borsellino e Vancheri. Abbiamo dovuto estromettere Nelli Scilabra dalla giunta perché si è deciso di azzerare tutto. Tornerà utile in altri ruoli, rimane un patrimonio della politica siciliana”. Sintesi trovata? Macché.

Perché nel pomeriggio, dopo il passo indietro di Scilabra, sembrava che l’accordo stesse nuovamente per saltare. Infatti l’Udc di Giampiero D’Alia e art.4 di Leanza, già vice governatore ai tempi di Cuffaro, insistevano sulla conferma degli uscenti e il partitino di Leanza richiedeva (addirittura) un secondo assessore. A questo punto si sono susseguite riunioni su riunioni e mugugni che hanno fatto presagire il peggio. Ma attorno all’ora di cena una serie di telefonate rimbalzate da Palermo a Roma hanno blindato l’accordo.

Nomine quasi con il bilancino, un modo come un altro per non scontentare nessuno. O, come si lascia scappare qualcuno, “un’operazione da Prima Repubblica, tanto questo certamente non sarà l’ultimo governo Crocetta”. Anche se, secondo rumors che giungono in Transatlantico, la tensione sarebbe ancora altissima perché resta sul tavolo la mozione di sfiducia ai danni Crocetta, che la conferenza dei capigruppo di Palazzo dei Normanni ha fissato per giovedì 30. E su cui tutte le fibrillazioni di queste ore potrebbero riemergere. Del resto, insiste una fonte parlamentare, “la Sicilia non risponderà più al governo regionale ma al governo nazionale e ai tagli di Renzi e Padoan”. “È un commissariamento
mascherato – chiosa il coordinatore della segreteria di Sel in Sicilia, Sergio Lima – Crocetta e il resto del governo avranno un ruolo marginale. Da oggi il vero dominus è Baccei”.

Twitter: @GiuseppeFalci