Politica

Sanità, all’Ifo di Roma gli stipendi dei manager crescono di oltre un milione

Mentre il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti e la sua squadra annunciano tagli degli sprechi arriva una delibera che adegua i compensi dei suoi dirigenti a quello del direttore generale

All’Ifo (Istituti fisioterapici ospitalieri) di Roma gli stipendi dei manager crescono di oltre un milione di euro. Mentre il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti e la sua squadra annunciano tagli degli sprechi della sanità a sei zeri, c’è una delibera – proveniente dagli Istituti Fisioterapici Regina Elena e San Gallicano – che adegua i compensi dei suoi dirigenti a quello del direttore generale. E questa delibera rischia di non essere un caso isolato perché gli adeguamenti riguardano i vertici di tutte le Asl e gli ospedali della regione. E la cifra può lievitare di molto. Vediamo perché.

Quel 20 per cento in più. Zingaretti, chiusa la partita delle nomine dei manager delle Asl, si dedica al commissariamento dell’Ifo e del Lazzaro Spallanzani. E così, ad aprile, in previsione di un loro futuro accorpamento, nomina Fulvio Moirano nuovo commissario dei due presìdi. A Moirano, che guida Ifo e Spallanzani, si legge nel documento aziendale, è assegnato uno stipendio di 154mila euro, pari al 20 per cento in più rispetto al precedente direttore generale. Per lui vale un decreto del presidente del Consiglio del 2001, che fissa il limite massimo ai compensi del management del servizio sanitario proprio a quella somma. E il governatore del Lazio lo applica alla lettera, senza tenere conto di un’altra norma del 2008 che, invece, chiedeva un abbattimento del 20 per cento degli stipendi dei direttori generali. Sulla questione è stato presentato un esposto alla Corte dei conti dal consigliere regionale Fabrizio Santori.

L’effetto domino. Per una sorta di effetto domino, però, anche direttori sanitari, amministrativi e scientifici, più i rappresentanti del Collegio sindacale, dell’OIV (organismo interno di vigilanza) e del CIV (consiglio d’indirizzo e verifica) – in totale 18 persone – si vedono aumentare, in misura proporzionale, le loro retribuzioni. E anche in questo caso è la legge che lo prevede: gli stipendi dei dirigenti in questione, infatti, crescono con quello del direttore generale. E la vicenda non riguarda soltanto L’Ifo.

“La legge vale per tutti”. Moirano si dimette a luglio perché viene nominato direttore generale della Sanità dal Presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino. A lui subentra Valerio Fabio Alberti che a ilfattoquotidiano.it spiega di essere a capo di due strutture, di percepire un solo stipendio, e aggiunge: “Non c’è un ‘caso Ifo’, la legge riguarda tutte le Asl e gli ospedali della Regione e credo, con tutta franchezza, d’essere arrivato anche con un certo ritardo rispetto ad altri”. C’è chi ha calcolato che, ogni anno, i neo manager nominati da Zingaretti costano 387mila euro in più rispetto ai precedenti. Alla spesa per i Direttori generali, però, bisogna aggiungere l’effetto a cascata che, tale aumento, produce per tutti dirigenti in questione.

Un milione per 18 persone. Una norma regionale del 2006, per esempio, aggiunge, nel cerchio dei dirigenti “equiparati”, i componenti del collegio sindacale. Se non bastasse, secondo un’altra legge votata ad agosto scorso, si allarga ulteriormente la platea dei dirigenti. E così, anche le retribuzione dei componenti dell’Oiv e del Civ dipendono da quella del direttore generale. Ed ecco che si arriva, solo per il 2014, a sborsare più di un milione di euro per adeguare i compensi di ben 18 persone. In attesa dell’unificazione, però, a tenere uniti i due centri, c’è soltanto la figura del commissario poiché, al momento, esistono strutture e vertici separati. E in pochi mesi assistiamo già a due cambi di guardia: Moirano prima, Alberti poi. Intanto, mentre si procede ai cambi di gestione, aumentano le preoccupazioni del personale dell’Ifo.

“A noi i sacrifici, a loro i milioni”. “Questo è un paese con due pesi e due misure – denuncia Roberto Rovertini, Coordinatore CGIL Ifo – dove la legge può destinare soldi pubblici a pochi, mentre la maggioranza dei lavoratori è senza contratto, senza pensione, senza fondi contrattuali, che sono l’unica possibilità per avere un minimo di aumento in busta paga dopo anni di blocco dei salari. A noi – continua il rappresentante sindacale – chiedono sacrifici in termini di aumento della produttività e di flessibilità, con la conseguenza che agli utenti saranno diminuite le prestazioni e invece, a pochi eletti, vanno in tasca milioni di euro”. Ma Zingaretti – che ritiene giusto l’incremento del 20 per cento e rivendica di aver portato alla guida delle Asl i migliori professionisti italiani – la pensa diversamente.