Cronaca

Mont’e Prama, archeologo Zucca: “Abbiamo pagato vigilanza scavi. Ma rischiamo posto”

Al professor Raimondo Zucca, archeologo e direttore della Scuola di specializzazione in Beni archeologici dell’Università di Sassari, non piace la pubblicità sollevata dal caso e con passione riporta l’attenzione sullo straordinario valore storico degli scavi di Mont’e Prama, dove da cinque mesi sono state riportate alla luce tombe e sculture funebri dell’età del ferro. Come l’inestimabile e grande statua del Pugilatore. Così, quando gli si chiede di raccontare la scelta minimizza: “Io ho pagato solo per le prime due notti, perché era importante intervenire tempestivamente. Poi sono subentrati altri, con fondi rastrellati nelle pieghe dei magri bilanci delle università. Non è importante chi abbia pagato, ma che si tuteli l’integrità degli scavi e delle tombe che possono restituirci informazioni importantissime, che una volta inquinate vanno perse per sempre”. La preoccupazione di Raimondo Zucca, che non comprende l’attenzione per un gesto che considera tutto sommato “normale”, è tutta per gli scavi e per la possibilità che possano continuare senza incappare negli inciampi di una burocrazia che troppo spesso è un impedimento alla buona volontà. Zucca e il suo staff sanno che a breve scadranno i finanziamenti concessi alle due università (Cagliari e Sassari) e subentreranno quelli di competenza del ministero per i Beni culturali. Il rischio è che per questioni di attribuzioni di competenza chi ha condotto gli scavi fino ad oggi venga estromesso dai lavori. “Siamo un gruppo coeso – spiega – e lavoriamo tutti per la conoscenza, intesa nel senso più ampio e vogliamo che questi scavi continuino. Dobbiamo leggere quello che queste pietre hanno da raccontarci e vogliamo continuare a lavorarci tutti assieme come abbiamo fatto fino ad oggi”. Iniziati sul finire degli anni ’70, gli scavi sono ripresi 35 anni dopo, a maggio del 2014, non senza fatiche, non senza intoppi e ritardi. Sono scavi corali, che uniscono in un unico sforzo le università di Cagliari e Sassari, oltre alla soprintendenza per i beni archeologici e altri attori come la casa circondariale di Oristano e il comune di Cabras. Tutti uniti nell’intento di ricostruire le trame di questo antichissimo complesso funerario, che il territorio già percepisce come una grande ricchezza  di Alessandro Madron