Politica

Napolitano: “Aprire sentiero di crescita”. Draghi: “Prima le riforme strutturali”

Il presidente della Repubblica e il numero uno della Banca centrale a Napoli per il consiglio direttivo della Bce. Il primo insiste sulla necessità di orientare le politiche europee agli investimenti. Ma per il governatore, sono gli stati che devono fare la loro parte prima di invocare flessibilità che già c'è

Crescita e flessibilità contro riforme. Questo il nodo dello scambio indiretto tra il presidente della Repubblica Napolitano e il numero uno della Bce Mario Draghi nel corso del direttivo della Banca centrale europea a Napoli. “La sfida numero uno – ha detto il presidente della Repubblica – è aprire un nuovo sentiero di forte e sostenibile crescita in Europa. La nostra principale preoccupazione – ha rimarcato il Capo dello Stato – è naturalmente l’altissimo tasso di disoccupazione raggiunto nell’area euro e soprattutto in alcuni Paesi come l’Italia. E questo è un motivo di preoccupazione non solo per il presente, ma anche in una prospettiva più lunga”.

L’Italia – ha poi aggiunto – “intende portare avanti con determinazione e accelerare un chiaro impegno di superamento di sue debolezze strutturali, a cominciare dal così elevato debito pubblico, ma al tempo stesso nel contribuire all’agenda europea di questo semestre agisce per spostare l’accento delle politiche europee verso programmi coordinati di investimento per l’innovazione e la creazione di lavoro”. Un appello, quello del presidente della Repubblica, che il numero uno della Bce ha accolto solo in parte, rimarcando la necessità di agire sulle riforme prima di invocare una flessibilità nei conti che già c’è, all’interno dei patti. “Penso – ha detto Draghi – che siamo tutti d’accordo sul fatto che la politica monetaria da sola non può restituire fiducia e far ritornare l’area Euro alla crescita”. In questa fase del ciclo economico, ha aggiunto, “la chiave per sostenere la crescita è l’incremento degli investimenti. La politica monetaria può giocare il ruolo di abbassare il costo dei capitali”. Ma “la politica fiscale e le riforme strutturali devono fare la loro parte”.