Diritti

Francesca Pascale al GayVillage: ennesimo autogol del movimento Lgbt romano

Ci risiamo. Il movimento Lgbt è di nuovo caduto nella trappola tesa dal suo stesso narcisismo. Non riesco a spiegarmi diversamente le scene francamente imbarazzanti arrivate dal GayVillage di Roma, con tutto il gotha del movimento capitolino a celebrare con fin troppa enfasi l’arrivo di Francesca Pascale.

Vladimir Luxuria e Imma Battaglia erano raggianti, come se al loro fianco ci fosse la reincarnazione di Harvey Milk e non la compagna di un uomo che negli ultimi vent’anni si è esibito in un interminabile e insopportabile repertorio di dichiarazioni omofobe e di battute da caserma sugli omosessuali.

Sia chiaro: il problema non è l’appartenenza politica della Pascale. La battaglia per i diritti, e lo dico da anni, si può vincere solo trasversalmente, senza chiusure ideologiche. Ma in questo caso non si stava ospitando una persona qualsiasi, nossignore. I signori del GayVillage hanno tributato un’accoglienza da star a una ragazzotta senza arte né parte che ha il solo merito (sic!) di essere la compagna di Silvio Berlusconi. Punto.

Il problema è sempre il solito: il movimento Lgbt romano è da tempo solo un’associazione di talentuosi organizzatori di serate in discoteca e di ottimi imprenditori, che guadagnano fior di quattrini, gentilmente offerti dalla gente che dovrebbero rappresentare. L’impegno politico è fagocitato dal narcisismo, dalle misere beghe interne, dallo scontro tra ego ipertrofici sempre alla ricerca di una vetrina o di una passerella mondana. E allora ecco che la presenza della Pascale diventa l’occasione perfetta per l’ennesima sfilata davanti ai fotografi, il gancio azzeccato per finire sui giornali. “Le battute sui gay? Silvio scherzava”, ha sussurrato una raggiante Pascale avvinghiata alle ancora più raggianti Luxuria e Battaglia. E tanto è bastato a far dimenticare vent’anni di offese gratuite e di prese di posizione vergognosamente maschiliste e omofobe.

Peccato che i gay romani siano ormai assuefatti a questo stato di cose e si accontentino dell’ennesima serata in discoteca. Se non fossero la sbiadita copia di una comunità che sono, sarebbero furiosi e indignati per l’accoglienza riservata alla Pascale e per l’ennesimo schiaffo alla loro dignità.

Ma pazienza. Prima il piacere e poi il dovere. Come sempre, purtroppo.