Donne di Fatto

Violenza sulle donne: dov’è la tutela di cui si parla?

Aveva aggredito la sua fidanzata colpendola con quindici coltellate in una discoteca di Vicenza lo scorso 12 aprile. Enrico Sganzerla, commercialista di 42 anni di Cerea un paese nel veronese, dopo il raptus di gelosia è stato arrestato ed oggi è agli arresti domiciliari a casa dei genitori. Laura Roveri, la vittima 25enne, appresa la notizia dichiara a L’Arena: “Da non credere, è pazzesco che una persona del genere, che soltanto cinque mesi fa ha tentato di ammazzarmi e che mi ha fatto rischiare la vita due volte, possa già far ritorno a casa come se nulla fosse, a guardare la tv in pantofole e a farsi accudire dalla mamma e dal papà. Non è possibile che, dopo il male che mi fa fatto e lo stato in cui mi ha ridotto, sia rimasto in carcere meno di due mesi, abbia poi fatto le vacanze in clinica e adesso se ne torni a casa. Assurdo, questa non è giustizia“. La ragazza ha rischiato due volte la vita, sia per le terribili coltellate subite, sia per un’emorragia alla testa scoppiata ad alcuni giorni dal ricovero in ospedale.

“La persona che cercato di ammazzarmi viene ad abitare a dieci minuti di strada da casa mia, e io come faccio a stare serena?” domanda amareggiata la giovane.

Sul caso interviene anche la politica: “La decisione sugli arresti domiciliari è un macigno sull’impegno della società contro il femminicidio – segnala il deputato del Partito democratico, Vincenzo D’Arienzo -. Rispetto le scelte della magistratura ma su questi reati anche i giudici devono valutare gli aspetti sociali che certe decisioni possono avere. Se un mancato assassino viene portato a casa propria pochi giorni dopo il tentato omicidio, quale messaggio giunge all’esterno? Se quel giudice avesse chiesto a qualunque cittadino cosa avrebbe fatto, non si sarebbero dubbi sulla risposta. Non vorrei che questa scelta condizioni negativamente anche gli sforzi che in Parlamento stiamo facendo contro il femminicidio“.
 
Laura aveva già dichiarato nella trasmissione Quarto Grado che la sua paura più grande era proprio che Enrico uscisse dal carcere. Questo è accaduto e oggi, lui è ai domiciliari a pochi passi da casa della vittima. 
Mi metto nei panni della ragazza e condivido il suo pensiero: come si fa ad essere serene sapendo che chi ha cercato di ammazzarti è lì a pochi metri da casa tua? Enrico Sganzerla lo aveva come vizio quello di pedinare anche con agenzie investigative la fidanzata, controllare qualsiasi suo movimento. Nello scorso giugno aveva ottenuto i domiciliari presso l’ospedale Villa Santa Giuliana dove ha iniziato un percorso di riabilitazione psicosociale.  In questi giorni il giudice per le indagini preliminare del Tribunale di Vicenza, Dario Morsiani, ha dichiarato: “Enrico Sganzerla ha ammesso le proprie responsabilità e nel percorso riabilitativo a Santa Giuliana ha raggiunto la consapevolezza della gravità del gesto compiuto e delle relative conseguenze“.
Non sono passati nemmeno sei mesi dall’episodio che ha messo in pericolo la vita di una giovane ragazza di 25 anni. Laura è scossa, terrorizzata e si domanda se basta un “mea culpa” per uscire di galera. Dove è la tutela alle donne di cui tanto si parla?