Mafie

Strage di via dei Georgofili, familiari delle vittime: “Infuriati per sentenza Cassazione”

I supremi giudici hanno annullato e chiesto un nuovo appello per il boss di Cosa Nostra Francesco Tagliavia, prosciogliendolo dalle accuse per gli altri attentati del 1993-1994: quelli di Roma e Milano

La sentenza della Cassazione sulla strage di via dei Georgofili scatena la rabbia dei familiari delle vittime. “Siamo infuriati, basiti e infuriati. Ma, per usare un frase trita e ritrita, aspettiamo la motivazione della sentenza”. Lo scrive in una nota Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’associazione delle famiglie delle persone uccise nell’attentato mafioso avvenuto la notte tra il 26 e 27 maggio 1993 a Firenze. La donna ha commentato così la sentenza dei supremi giudici che hanno chiesto un nuovo processo d’appello per il boss di Cosa Nostra Francesco Tagliavia, prosciogliendolo dalle accuse per gli altri attentati del 1993-1994: quelli di Roma (via Fauro, chiesa di San Giorgio in Velabro, San Giovanni in Laterano, e stadio Olimpico) e Milano (Padiglione di arte contemporanea in via Palestro).

“Se ci sono cose da chiarire ben venga un altro appello a Tagliavia – spiega Maggiani Chelli – E auspichiamo a breve, visto che sono 20 anni che aspettiamo. Ma non si dica che questa è giustizia”. “Nel 1998, data della prima sentenza per le stragi 1993 – aggiunge la donna – era validissimo il teorema Buscetta con la responsabilità condivisa per tutti gli eventi stragisti. L’ergastolo ostativo era un bene condiviso per la mafia cosa nostra. Oggi il teorema Buscetta è stato cassato dalla Suprema Corte e l’ergastolo è osteggiato trasversalmente da tutta la politica”.

Interviene sulla sentenza anche il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo: “Personalmente tenderei a escludere” che la sentenza della Cassazione sul boss mafioso Francesco Tagliavia metta in discussione la credibilità del pentito Gaspare Spatuzza, che è stata accertata da “numerose sentenze passate già in giudicato”.

Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, con cui i giudici della Corte d’Assise di Firenze hanno condannato all’ergastolo nel 2011 il boss corleonese, si legge che tra Stato e Cosa nostra “indubbiamente ci fu” una trattativa che “venne quantomeno inizialmente impostata su un do ut des” per interrompere la strategia stragista della mafia.