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Isis, propaganda jihadista passa attraverso un settimanale: “Vogliamo l’Armageddon”

Pubblicato in diverse lingue europee, la rivista è uno degli strumenti attraverso cui gli uomini del califfo Al Baghdadi cercano di radicalizzare e reclutare giovani ovunque nel mondo, soprattutto in Occidente. Gli obiettivi: "Invaderemo la Penisola arabica e Allah ci consentirà di conquistarla. Sarà poi l’ora di prendere la Persia e Allah vi permetterà di farlo. Infine sarà l’ora di Roma"

Non soltanto video su YouTube e social network: la comunicazione del messaggio jihadista passa anche attraverso mezzi più tradizionali come i magazine. “L’Apocalisse sta arrivando“. La propaganda si conferma parte centrale della strategia dell’Isis, che ha lanciato un nuovo magazine dal titolo ‘Dabiq‘. Pubblicato in diverse lingue europee, è uno degli strumenti attraverso cui gli uomini del ‘califfò al-Baghdadi cercano di radicalizzare e reclutare giovani ovunque nel mondo, soprattutto in Occidente. ‘Dabiq’ – si legge sul Washington Post – spiega come sia giunto il momento dell’apocalisse dopo secoli di guerra santa e descrive la guerra dell’Isis in Iraq e Siria come la continuazione di una battaglia di civilizzazione. Il sogno – si scrive – è quello dell’Armageddon

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“Invaderemo la Penisola arabica e Allah ci consentirà di conquistarla. Sarà poi l’ora di invadere la Persia e Allah vi permetterà di farlo. Infine sarà l’ora di invadere Roma (dove col termine Roma viene indicato l’intero Occidente, ndr) e Allah vi permetterà di farlo”, si legge sul secondo numero del magazine jihadista intitolato ‘The Flood’, l’inondazione. Perchè l’obiettivo dei militanti dello stato islamico è proprio quello di travolgere tutto come una grande onda.

Gli occidentali vengono definiti ‘Romans’ o ‘crusaders’, crociati. E il presidente americano Barack Obama viene indicato come il leader del male, insieme ad altri personaggi come il senatore John McCain, ex candidato presidenziale per i repubblicani. E a proposito delle vittime musulmane dell’Isis si parla di “danni collaterali”, sottolineando come le stragi degli americani quando lanciano un missile siano definite proprio “danni collaterali”.

Finora sono noti tre numeri della rivista, in tutto un centinaio di pagine corredate da foto e immagini che sembrano – osservano gli analisti che ne studiano i contenuti – spesso tratte dalle copertine di famosi videogiochi, con personaggi immaginari e lo sfondo avvolto dalle fiamme. Anche il nome del magazine, ‘Dabiq’, è altamente simbolico, perché il Dabiq è quella regione che nel 1516 fu teatro della battaglia finale in cui gli Ottomani sconfissero i Mamelucchi, consolidando quello che è l’ultimo califfato che si ricordi nella storia. Quello a cui si ispira lo stato islamico del califfo al Baghdadi.