Scuola

Riforma della scuola: le lacune, oltre il marketing degli annunci

L’avv. Corrado Mauceri, dell’Associazione nazionale Per la Scuola della Repubblica, richiama l’attenzione su un punto importante del documento “La Buona Scuola”, presentato da Renzi qualche giorno fa con un video e non in Consiglio dei Ministri e attualmente sottoposto ad una consultazione online di cui avremo modo di occuparci in futuro. Una riforma della scuola presentata non dal legittimo titolare del dicastero di Viale Trastevere; a firma esclusiva del presidente del Consiglio e non del Parlamento che, nell’ordinamento costituzionale, detta le norme dell’istruzione. Nella proposta di Renzi è annunciato “un piano straordinario per assumere a settembre 2015 quasi 150 mila docenti; tutti i precari storici e tutti i vincitori idonei dell’ultimo concorso”.

Mauceri segnala alcune interessanti circostanze, che rendono il piano meno “straordinario” di quanto marketing mediatico e comunicazione smart possano far pensare. Le direttive europee vietano nel reclutamento dei lavoratori ripetute assunzioni e licenziamenti sullo stesso soggetto: un sistema sul quale la scuola italiana, come è risaputo e come vedremo, è andata avanti per anni. E’ molto probabile che la Corte di Giustizia dell’Ue si pronunci in merito, senza attendere il settembre del 2015; è altrettanto probabile che, di conseguenza, si chieda la reintegrazione di quanti hanno lavorato per 3 anni consecutivi nella Pa, sebbene con contratti frammentati.

La legge finanziaria del 2007, poi, aveva disposto che “con uno o più decreti del Ministro P.I. sono adottati per (…) c) la definizione di un piano biennale per l’assunzione a tempo indeterminato di personale docente per gli anni 2007/2009 (…) per complessive 150.000 unità, al fine di dare adeguata soluzione al fenomeno del precariato storico ed evitarne la ricostruzione, stabilizzare e rendere più funzionali gli assetti scolastici”. Questa norma, disattesa e violata dal più grande licenziamento di massa ideato l’anno dopo da Gelmini-Tremonti e dal concorso di Profumo del 2012 (che sottraeva posti destinati all’abolizione del precariato), rende l’annuncio di Renzi ulteriormente meno “rivoluzionario” di quanto voglia farci credere. In conclusione: non è detto che l’Europa non lo costringa ad anticipare – volente o nolente, fondi sì o fondi no (l’altro grande interrogativo irrisolto che accompagna la campagna mediatica) – i tempi della “rivoluzione”. Ed è in ogni caso evidente che, se ci fosse la reale volontà da parte del Governo di portare avanti quanto promesso, non ci sarebbe alcuna necessità di aspettare settembre, né di provvedere ad atti normativi, che esistono già. Da domani i 150mila potrebbero assumere servizio, in virtù delle norme preesistenti.

C’è poi un altro aspetto della vicenda che non tutti hanno sottolineato. Se è vero che i docenti inseriti nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE) sarebbero stati in qualche modo “destinati” ad entrare in ruolo (per il naturale avvicendamento sui posti lasciati liberi dai pensionamenti), quale sarà – invece – la sorte di tutti gli altri precari – circa 450mila donne e uomini – che affollano II e III fascia in un sistema di precariato a vita, artatamente e colpevolmente creato negli anni precedenti per dare energia a basso costo alla scuola? Per i non addetti ai lavori: in II fascia si trovano grosso modo tutti coloro che si sono abilitati (con concorso, Tfa, Pas ecc.) ma che non si trovano nella GAE; in III fascia tutti coloro che sono forniti del titolo di studio valido per l’accesso all’insegnamento. Si badi bene: da entrambe le fasce le scuole attingono a piene mani per tutti i tipi di supplenze (di giorni, di un mese, di un anno: malattie, maternità, congedi ecc).

Secondo le previsioni della “Buona Scuola”, però, solo dalla II fascia e in forma residuale sarà possibile attingere le supplenze, che dovrebbero essere sempre di meno, grazie alla messa in regime dell’”organico funzionale”. Si tratta (a seconda dei casi e delle classi di concorso), chi più chi meno, di persone che hanno svolto spesso anni di insegnamento e che ora si trovano nel guado della condizione che Renzi e Giannini hanno tanto esplicitamente descritto: “Noi diciamo basta ai precari e alla supplentite; dobbiamo avere il coraggio di dire che si devono giudicare gli insegnanti e gli scatti devono essere sulla base del merito e non sulla base dell’anzianità”. Basta. Di quei vezzosi ed inconcludenti protagonisti della “supplentite” (quasi avessero volontariamente scelto la propria precarietà) non si ricorda però che le alternative per queste centinaia di migliaia di persone, che hanno devoluto parte della propria vita alla scuola, che sono stati cooptati da un sistema che li ha sfruttati e ora minaccia di gettarli via, sono oggi solo due: tentare, nel momento del climax della più terribile crisi economica degli ultimi decenni, altre strade; accedere alla stabilizzazione attraverso un concorso che dovrebbe essere bandito nel 2015. Età media: 39 anni. Fate i vostri conti.

Questi docenti, questi lavoratori, che per anni sono stati alle dipendenze del Miur, nominati da graduatorie di merito, devono – secondo il Renzi-pensiero – pagare il fatto di aver, per anni, insegnato, in accordo con la normativa fissata dal Miur. Ora, in modo del tutto arbitrario, senza l’avallo del Parlamento, si sta decidendo ex post che quella normativa è superata. Durante la partita le regole del gioco sono cambiate. E l’arbitro (e gli arbitri, noi italiani) non dicono niente?