Diritti

Disabili, per loro la scuola non inizia a settembre

DisabiliIn questi giorni che precedono l’apertura delle scuole abbiamo sentito il presidente Renzi proporre la necessità di un nuovo patto educativo. Significativamente Renzi lo ricorda sempre e questo è un merito che gli va riconosciuto, il premier ripete che dalla scuola si parte per creare un paese migliore.

Un tema sensibile sul tavolo della riforma è la proposta di legge sul sostegno che vede l’on. Davide Faraone, responsabile nazionale scuola e welfare del partito democratico, impegnato affianco ad alcune associazioni. Purtroppo le attese di oltre 230.000 famiglie dovranno ancora essere rinviate per la annunciata consultazione con sindacati, scuola e famiglie di ulteriori due mesi che allontaneranno la linea di arrivo di un traguardo che appare molto difficile da raggiungere.

Qualche annotazione va assolutamente riservata a due temi essenziali della proposta di legge: la formazione degli insegnanti e la composizione delle classi. Per quanto riguarda il primo argomento imbarazza scoprire che i 10 milioni di fondi stanziati per i corsi di formazione obbligatoria degli insegnanti curricolari e di sostegno (legge 328/2013 emendamento articolo 16 comma 1) si sono già ridotti a 3,6 milioni e rischiano in queste ore di andare sprecati se un tempestivo decreto ad hoc non verrà emanato dal ministro Giannini.

La storia di queste risorse indispensabili per la qualità del tempo scuola di un alunno disabile, prima ridotte del 65% per trovare la copertura agli 85 euro e poi bloccati inspiegabilmente nei palazzi del Miur in attesa che i suoi burocrati trovino un accordo è forse un esempio di come la scuola dell’inclusione dei disabili rappresenti anche per gli alti dirigenti amministrativi del ministero un obiettivo culturale.

Superfluo ma indispensabile sottolineare che le competenze formative messe a disposizione degli insegnanti avrebbero dovuto essere impiegate prima dell’inizio della scuola in modo da assicurare agli alunni disabili una più adeguata attenzione ai loro bisogni.

Il tema della formazione degli insegnanti è stato oggetto nel mese di giugno anche di alcune interrogazioni ad opera di parlamentari del movimento 5 stelle riguardanti le attività svolte dalla Luspio-Unint (università internazionale di studi di Roma). Secondo gli interroganti questa università privata non avrebbe i requisiti per poter svolgere i corsi di specializzazione per il sostegno e, ancora più singolare, queste lezioni si terrebbero non nella sede designata dal Miur (Roma) ma addirittura in Sicilia a Caltanisetta.

Forse auspicare che ministro e funzionari del Miur provino a dare risposta a queste due questioni potrebbe essere un ottimo modo per replicare con i fatti a chi insinua della presenza di fannulloni nella politica e nella pubblica amministrazione.

Sul tema della composizione delle classi invece siamo di fronte ad una colossale svista (!?! ) in quanto nella proposta di legge sul sostegno si prevede contemporaneamente di avere classi con al massimo un alunno disabile con diagnosi di gravità (il 75% degli alunni disabili) e, all’articolo 15, si sottoscrive una clausola di invarianza finanziaria (senza costi aggiuntivi per il Miur).

Purtroppo questo è impossibile in quanto in Italia a seguito dei “brillanti” provvedimenti normativi (legge 111/2011 e legge 183/2011) dei governi passati un devastante processo di dimensionamento della rete scolastica ha interessato tutte le scuole con conseguenze che sono ormai sotto gli occhi di tutti. Le classi formate da oltre 25 alunni con la presenza di 3 o più alunni disabili per classe sono una triste conseguenza di quelle scelte. Alla luce di questi fatti forse qualcuno potrebbe, in buona fede, chiedere al presidente Renzi di ipotizzare di tenere fuori dal patto di stabilità oltre alle spese per le armi anche quelle per la scuola della Costituzione.

Che all’articolo 11 abiura la guerra ed al 3 afferma per tutti i cittadini la pari dignità sociale e l’uguaglianza impegnando la repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.