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Iraq, autobombe esplodono a Baghdad e Kirkuk. Usa pensano a raid anche in Siria

Un veicolo carico di esplosivo ha colpito l'edificio dei servizi segreti iracheni a Baghdad, mentre tre auto si sono fatte esplodere a Kirkuk, nel nord del paese, uccidendo 20 persone. Intanto gli Stati Uniti valutano di estendere l'operazione militare contro lo Stato islamico in Siria. L'imminente richiesta dell'autorizzazione da parte del governo al Congresso è stata riportata dal quotidiano online Washington Post. "Isis è nemico comune" ha detto il ministro degli esteri iracheno

Almeno 11 persone sono state uccise oggi a Baghdad in un attacco dinamitardo contro il quartiere generale dei servizi di sicurezza iracheni. È quanto riferisce la tv panaraba al Arabiya citando fonti mediche e della sicurezza. Secondo quanto riporta il giornale turco Daily Sabah una veicolo carico di esplosivo si sarebbe scagliata contro la sede dell’intelligence a Baghdad. Un ufficiale di polizia ha riferito che l’attentatore suicida alla guida di una vettura carica di esplosivo si è fatto saltare contro il cancello del quartier generale dei servizi nel quartiere di Karrada. Tra le vittime, sei sono civili e cinque personale di sicurezza. Altre 24 persone sono rimaste ferite. L’attacco non è stato rivendicato ma funzionari del governo puntano il dito contro i militanti sunniti dello Stato islamico. Un secondo attentato è avvenuto invece a Kirkuk, nel nord del paese. Secondo fonti mediche l’esplosione quasi simultanea di tre autobombe ha causato la morte di almeno 20 persone, mentre i feriti sono 65. Due delle tre vetture imbottite di esplosivo sono saltate in aria nei pressi di un edificio in costruzione usato dalle forze di sicurezza come luogo di osservazione, mentre la terza esplosione si è verificata all’entrata di un mercato. Dallo scorso 12 giugno le forze curde hanno il controllo della zona di Kirkuk, ricco territorio petrolifero rivendicato anche dal governo di Baghdad. Alcuni testimoni hanno riferito anche di un’ autobomba esplosa nel centro di Erbil, nel Kurdistan iracheno. L’agenzia di stampa Dpa e la televisione curda Rudaw, che hanno raccolto la testimonianza, riferiscono che tre persone sono state ferite.

Intanto, l’amministrazione Obama sta valutando se estendere le operazioni militari contro l’Isis dall’Iraq alla Siria. L’imminente richiesta dell’autorizzazione da parte del governo al Congresso è stata riportata dal quotidiano online Washington Post. Lo stesso giornale sottolinea che un mandato del Congresso, analogo a quello concesso contro i Talebani nel 2001 e contro Saddam Hussein nel 2002, darebbe copertura legale interna per un ricorso alla forza senza restrizioni contro gli estremisti islamici sia in Iraq sia in Siria. Secondo quanto spiega il Wp, il governo americano in questo caso ha due opzioni legali, quella di ricorrere all’autorità temporanea prevista dalla cosiddetta War Powers Resolution, che attribuisce un potere costituzionale transitorio per disporre l’uso della forza in azioni di emergenza volte alla protezione di cittadini statunitensi minacciati nel mondo, oppure la richiesta di un più ampio mandato ad hoc del Congresso, che di fatto significherebbe mani libere contro i jihadisti.

Iraq e Usa stanno affrontando un “nemico comune”, i jihadisti dello Stato Islamico (Isis), e sono chiamati a “combatterlo insieme” per difendere la gente di tutto il mondo e le generazioni future. E’ quanto ha sottolineato il ministro degli Esteri iracheno, Hoshyar Zebari, in un articolo scritto per il “Washington Post”, che chiede l’aiuto non solo degli Stati Uniti, ma dell’intera comunità internazionale per affrontare militarmente la minaccia jihadista.”Così come gli iracheni stanno affrontando uniti il terrorismo, anche la comunità internazionale deve fare la sua parte. Non chiediamo aiuto solo agli Stati Uniti. Lo chiediamo ai nostri vicini, ai nostri alleati europei, alle Nazioni Unite e al mondo arabo e islamico perché si schierino al nostro fianco contro una forza omicida che minaccia di trascinare tutti noi nell’oscurità”, ha affermato Zebari.