Ambiente & Veleni

Previsioni e #meteobufale: tutta colpa dei meteorologi? – I

Anche questo è un post politicamente (e meteorologicamente) scorretto, perché dice cose che molti pensano e non vogliono (o non possono) dire.

Dunque, dal mare ai monti, sembra che la colpa del calo dell’afflusso turisti sia dei meteorologi e delle previsioni meteo sbagliate. Specie nei week end e nei ponti primaverili, un classico è la meteo polemica di Pasqua.

E’ veramente colpa di previsioni sbagliate (o semplicemente di una previsione corretta, ma scomoda) e degli allerta meteo, se i turisti scappano?

Il discorso è lungo, per cui dividiamo in due post, a nostro avviso ci sono diversi aspetti del problema.

Primo aspetto:

Le previsioni sono appunto tali e non certezze (come diceva il gen. Andrea Baroni). E anche le migliori previsioni devono mettere in conto un certo margine di errore, che aumenta col passare dei giorni di previsione. Errori che possono essere sia in un senso (si prevede brutto e viene bello, di qui le proteste), che viceversa, si prevede bello e viene brutto, ma in tal caso, ovvio, gli albergatori mai si sono lamentati!

Curioso è che proprio oggi che le previsioni hanno affidabilità impensabile anni fa, aumentino le accuse di previsioni sbagliate. A parte i limiti detti più sopra, qui entrano in gioco le moderne app che forniscono previsioni località per località, ora per ora, con semplici e intuitivi simboli; queste previsioni però non sono quasi mai frutto del lavoro di un meteorologo che le supervisioni, ma prodotte automaticamente; soprattutto d’estate, e ancor più oltre i 5-7 giorni, questo ha poco senso scientifico e operativo; molto meglio (ma più impegnativo mentalmente, nonché professionalmente, produrlo) leggere un classico bollettino testuale.

Comunque sia, oltre i 5-7 giorni scientificamente le previsioni perdono di affidabilità. Gli enti istituzionali solitamente non le forniscono, ma nelle migliaia di siti meteo amatoriali e commerciali si trovano previsioni a 10, 15, perfino 45 giorni! Questo perché fanno audience, aumentano i click dei siti e di qui gli introiti. Men che meno, è possibile formulare, per l’Italia e il Mediterraneo, previsioni stagionali. Esse sono un importante filone di ricerca, ma non andrebbe diffuso al pubblico neanche un semplice “l’estate sarà più calda (o più fredda, o più o meno piovosa) della norma” perché comunque questo non dice nulla sui singoli eventi. Altrettanto, fa notizia sparare titoli e annunci di inverni glaciali, perturbazioni devastanti, cicloni dai nomi mitologici (non riconosciuti dai meteorologi dei servizi meteo istituzionali), ecc. ecc. E tutto questo nasce sempre da alcuni siti “meteo” che trasformano quella che è una scienza in clamore, e il clamore a sua volta fa notizia sui media. Le stesse “bombe d’acqua” sono un’invenzione; tecnicamente non esistono e si chiamano semplicemente nubifragi. Tutto nasce, pare, da una errata traduzione di cloudburst che in inglese non significa “esplosione di nube”, ma appunto, nubifragi.

Insomma dilagano le cosiddette, per usare un hashtag, #meteobufale.

Altro problema quindi è quello comunicativo e mediatico: l’annunciare a titoloni “Pasqua bagnata” o “violenti temporali nel week end” fa notizia, dimenticandosi che non è possibile riassumere in un titolo il tempo dell’Italia, penisola (a orografia complessa lunga 1000 km, con vette fino a 4810 m. e circondata dal mare).

Ancora, per svariate ragioni, si sta diventando sempre più “meteo dipendenti”, non si accetta una nuvola o un acquazzone che guasta il week end o la festa paesana, forse anche perché viviamo sempre più in posti chiusi con clima “artificiale”, caldo d’inverno fresco d’estate, in case, scuole, uffici, centri commerciali, negli stessi hotel, dove magari ci si rinchiude con l’aria condizionata e la piscina, anziché godere delle brezze marine o montane o del mare e dei monti stessi..

Continua…