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Ebola, proteste in Liberia: “Il governo non raccoglie i cadaveri per le strade”

La polizia è arrivata in tenuta antisommossa a Weala, città a 75 chilometri da Monrovia, dove la popolazione manifesta contro le autorità. Medici senza frontiere: "Condizioni catastrofiche"

Corpi delle vittime che rimangono abbandonati per strada. La popolazione che protesta e la polizia che arriva in tenuta antisommossa. In Liberia i cittadini manifestano contro il ritardo del governo nel raccogliere i cadaveri di chi è stato colpito da Ebola, in uno dei tre Paesi – insieme a Sierra Leone e Guinea – più colpiti dal virus. In particolare a Weala, che si trova a circa 75 chilometri dalla capitale Monrovia, gli abitanti hanno bloccato la strada principale, la più trafficata del Paese, per sollecitare le autorità a togliere i corpi a terra. 

La situazione è particolarmente difficile in Liberia, dove Medici Senza Frontiere ha descritto come “catastrofiche” le condizioni. “Ci sono notizie di cadaveri per le strade e nelle case“, ha detto il coordinatore delle emergenze del gruppo in Liberia, Lindis Hurum, in un recente aggiornamento della situazione. Almeno 40 operatori sanitari nel Paese hanno contratto l’Ebola nelle ultime settimane, e la maggior parte degli ospedali cittadini sono chiusi, ha detto Hurum. 

A fronte delle proteste, il ministro dell’Informazione Lewis Brown ha avvisato i manifestanti attraverso la radio di Stato, rassicurando i cittadini. “La polizia sta arrivando da voi per riportare le cose sotto controllo”, ha detto. “Non vogliamo che le persone prendano in mano la legge”. L’ultima epidemia di Ebola è la più grande e lunga mai registrata per la malattia e finora, secondo i dati rilasciati dall’agenzia per la Salute, ha ucciso almeno 961 persone. Brown ha inoltre riferito che nell’agenda della presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf è previsto l’incontro con altri operatori sanitari nel municipio della capitale. “La presidente – ha detto il ministro – vuole esprimere la gratitudine collettiva dell’intera nazione ai nostri operatori sanitari, che hanno continuato a fare tremendi sacrifici per il loro Paese e il loro popolo”.