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Ebola, Msf: “È fuori controllo”. Ue: “Non scartiamo l’ipotesi che arrivi in Europa”

Il virus ha ucciso 672 persone in Guinea, Sierra Leone e Liberia. Secondo uno studio americano, "se dovesse diffondersi, la prima città sarebbe Parigi". Ma la Commissione europea rassicura: il rischio che arrivi in Europa "è bassissimo". Per Medici senza frontiere: "Senza aiuti internazionali, il virus colpirà sicuramente anche altri paesi". Stanziati 3,9 milioni di euro per rispondere alla "più grande epidemia di sempre"

L’epidemia di Ebola in Africa occidentale “è la più grande di sempre”. Tanto da spingere la Commissione europea a stanziare altri 2 milioni di euro per combattere il virus che ha già ucciso centinaia persone. I nuovi fondi portano gli aiuti complessivi a 3,9 milioni. I fondi saranno destinati alle misure per contenere la diffusione dell’epidemia e a fornire assistenza sanitaria immediata alle popolazioni colpite. Il commissario Ue alla Cooperazione internazionale, Kristalina Georgieva, ha spiegato che “il livello di diffusione della malattia è estremamente preoccupante e dobbiamo aumentare i nostri sforzi per evitare nuove perdite di vite umane”. “Una situazione completamente fuori controllo”, conferma alla Cnn Bart Janssens, direttore delle operazioni di Medici senza frontiere a Bruxelles. “Nessuno sa come fermare la diffusione del virus”, continua Janssens, “Medici senza frontiere è al limite delle forze, mancano esperti sanitari”. 

Contagiati due americani, la Liberia chiude i confini
È dall’inizio del 2014 che l’epidemia si sta diffondendo; il primo focolaio è stato registrato in Guinea, poi l’epidemia si è estesa in Liberia e in Sierra Leone. Ma la situazione è diventata sempre più preoccupante quando il virus ha raggiunto anche Monrovia, la capitale della Liberia. Misure di sicurezza prese nei tre stati Africani: chiusi gran parte dei confini in Liberia, dove sono stati istituiti centri di screening nei pochi ingressi rimasti aperti, come il maggior aeroporto del Paese. Inoltre la principale linea aerea nigeriana, Arik Air, ha sospeso tutti i voli per Liberia e Sierra Leone, dopo la morte di un uomo liberiano in Nigeria, la scorsa settimana. 

Morto il medico-eroe e contagiati due americani
In Guinea, Sierra Leone e Liberia, il virus ha ucciso finora 672 persone, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Morto martedì Sheik Umar Khan, il medico-eroe che era diventato famoso per la sua lotta contro il virus, direttore del centro clinico per le cure contro la devastante malattia a Kenema, nella Sierra Leone. Contagianti anche due cittadini americani: un medico e una volontaria che operano in Liberia con l’organizzazione umanitaria Samaritan’s Purse. Il medico, Kent Brantly, 33 anni, e l’operatrice Nancy Writebol, sono ricoverati in isolamento e “in condizioni stabili“. “Siamo di fronte a un’epidemia che continuerà a mietere un alto numero di vittime”, continua il numero uno di Medici senza frontiere, che la definisce senza mezzi termini come “la più pericolosa” di sempre. “Se non ci sarà un interesse internazionale”, conclude Janssens, “il virus colpirà sicuramente anche altri paesi“. 

“Se dovesse arrivare in Europa, Parigi sarebbe in cima alla lista”
La Commissione europea rassicura che il rischio che il virus Ebola si diffonda in Europa “è al momento basso perché la maggior parte dei casi sono in aree remote dei paesi colpiti”. È d’accordo anche Kamran Khan, specialista di trasmissioni di epidemia intervistato da Npr. Il ricercatore della Columbia university è stato un esperto ai tempi della Sars, la polmonite atipica che colpì la Cina nel 2003 provocando la morte di centinaia di persone. Partendo dagli studi fatti in quell’occasione, la sua equipe sta studiando possibili scenari futuri che potrebbero interessare l’Europa e gli Stati Uniti in seguito alla diffusione dell’ebola in territorio africano. “Se dovesse diffondersi in Europa”, secondo Khan, la prima tappa “sarebbe la Francia“. Questo perché la città più infetta è Conakry, in Guinea. E il 10% del traffico aereo della città è diretto proprio alla capitale francese. “Il rischio resta molto basso”, continua il ricercatore, ma non si deve dimenticare che monitorare i voli e le tratte aeree resta uno dei principali strumenti di controllo, anche perché “dopo che una persona è infetta, i sintomi si possono tra i due e i 21 giorni“, conclude Khan, “arco di tempo che permetterebbe di prendere un aereo dall’Africa” e arrivare comodamente in Europa o in ogni altra parte del mondo”.

Ue: “Non si può scartare che un caso arrivi in Europa. Nel caso, sapremo contenere l’epidemia”
Sebbene i rischi che arrivi in Europa siano “bassissimi”, da Bruxelles fanno sapere che l’Ue è attrezzata per rispondere all’eventualità che il contagio si estenda. “N
on si può scartare l’ipotesi che un caso giunga in Europa, ma l’Ue ha i mezzi per contenere rapidamente l’epidemia”, si legge su un comunicato di Bruxelles. Come ha dimostrato un caso sospetto a Valencia, in Spagna: immediatamente messo in quarantena, e poi smentito dalle autorità sanitarie.

Aumenta il livello di allerta negli Stati Uniti e in Gran Bretagna
Il ministro degli Esteri britannico, Philip Hamond, ha presieduto il 30 luglio a una riunione d’emergenza sull’epidemia, avvertendo di una potenziale minaccia grave se il virus si diffonderà ulteriormente. Secondo il ministro, il rischio per i viaggiatori britannici e per i britannici che lavorano nei Paesi colpiti è “molto basso”, ma l’epidemia non è sotto controllo. Non risultano casi noti nel Regno Unito di contagio ma il governo ritiene l’epidemia “una minaccia molto seria“. Aumentato il livello di allerta anche negli Stati Uniti, dove i Centers for diseases Control hanno deciso un livello 2, che implica ancora una probabilità molto bassa di arrivo del virus ma che prevede più controlli medici sui viaggiatori.