Cronaca

‘Ndrangheta, fuochi d’artificio e campane a festa per la scarcerazione del presunto boss

Questa volta nessuna processione. Piuttosto la "celebrazione" della prescrizione di un sacerdote accusato di falsa testimonianza e la caduta dell'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso nei confronti di Santo Crucitti

Campane a festa per 20 minuti e fuochi artificiali. Nei quartieri di Condera e Pietrastorta di Reggio Calabria, mercoledì sera, non era prevista una celebrazione religiosa. Non c’era nessuna processione, nessuna ricorrenza ecclesiastica. Le campane e i fuochi, però, sono partiti allo stesso momento come a suggellare quel legame tra sacro e profano, tra Chiesa e ‘ndrangheta.

Niente santi e niente inchini, stavolta. Si festeggiava, piuttosto, una sentenza di prescrizione per il parroco don Nuccio Cannizzaro, processato per una falsa testimonianza resa in favore di un presunto boss della ‘ndrangheta, Santo Crucitti. E se le campane erano per il sacerdote, i fuochi erano tutti per Crucitti, condannato a 4 anni di carcere per reati minori. Per lui e per gli altri imputati, infatti, è caduta l’accusa di associazione mafiosa, e sono stati tutti scarcerati dopo la lettura della sentenza. Un cavillo burocratico avrebbe fatto crollare l’impianto accusatorio del processo Raccordo Sistema, mandando in fumo le denunce del testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio, vittima tre anni fa di un tentato omicidio. I killer gli hanno sparato a una gamba e alla schiena. Il primo proiettile a segno, il secondo si è fermato nel marsupio di pelle che l’uomo portava a tracolla.

Non avendo riconosciuto l’associazione, il tribunale ha fatto cadere anche l’aggravante mafiosa nel reato di falsa testimonianza contestata a don Cannizzaro che, in un’intercettazione, afferma di aver reso dichiarazioni a favore di Crucitti. Senza l’aggravante il reato si è automaticamente prescritto. Nel corso delle indagini, attraverso alcune intercettazioni ambientali registrate nella Mercedes del parroco, gli investigatori hanno ricostruito le convinzioni di don Nuccio. “Non possiamo mutuare dalla magistratura i mezzi… loro non possono imporci il loro stile, io il mafioso lo devo avvicinare, perché io devo fare un lavoro pastorale… Voi non potete imporci lo stile pastorale-poliziesco, non è possibile”, affermava il prete. Parole che a volte toccavano anche temi imbarazzanti per un sacerdote investito anche del ruolo di cerimoniere del vescovo. “A noi preti – è una frase intercettata – ci dovrebbero autorizzare almeno una volta nella vita a mettere incinta una donna per vedere che effetto che fa, senza sposarla, qualche prete e qualche vescovo lo ha fatto”.