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Ucraina, ministro degli Esteri: “Cessiamo il fuoco se separatisti fanno lo stesso”

Pavel Klimkin lo ha detto ai giornalisti italiani prima del colloquio con il ministro Federica Mogherini, che è in missione a Kiev proprio con l'obiettivo di promuovere la sospensione delle ostilità. Anche François Hollande e Barack Obama hanno chiedono a Vladimir Putin di fare pressioni sui filorussi dell’est per convincerli ad aprire un dialogo con il governo ucraino.

“L’Ucraina è pronta a un cessate il fuoco bilaterale il prima possibile, se la Russia usa la sua influenza per convincere i separatisti a prendere lo stesso impegno”. Lo ha detto il ministro degli Esteri ucraino Pavel Klimkin, incontrando i giornalisti italiani prima del colloquio con il ministro Federica Mogherini che è in missione a Kiev da lunedì proprio con l’obiettivo di ottenere la sospensione delle ostilità e sostenere il processo di democratizzazione. Una parziale apertura al dialogo, dunque, che arriva però proprio mentre le truppe ucraine si preparano a stringere d’assedio i capoluoghi delle regioni separatiste dell’est, dopo aver ripreso Sloviansk, che dei separatisti era la roccaforte, e Kramatorsk. Dunque è qui, nell’Ucraina sud-orientale, che si gioca la partita del cessate il fuoco.

Anche su questo ha insistito la titolare della Farnesina nei suoi incontri con il premier Arseni Iatseniuk e con l’ex pasionaria della rivoluzione arancione Iulia Timoshenko, leader del partito Patria, al momento il più forte sulla scena politica ucraina. “Il cessate il fuoco può aprire la strada al disarmo nell’est, alla liberazione degli ostaggi, a un controllo efficace delle frontiere anche sul lato del territorio russo”, ha spiegato Mogherini. Ma per arrivare ad una pacificazione in Ucraina si deve lavorare anche su altri due fronti: innanzitutto il sostegno al processo di riforme in Ucraina, a partire da quella della Costituzione. Le resistenze interne al piano presentato dal presidente Petro Poroshenko sono forti, soprattutto per quanto riguarda la parte del testo che prevede l’aumento dei poteri del presidente, mentre sembra esserci stata un’apertura sul decentramento dei poteri alle regioni. E poi c’è il sostegno della comunità internazionale alla transizione verso l’Ue. “Un lavoro lungo, per dissipare e prevenire i dubbi della Federazione russa sulle conseguenze di questo accordo sulla sua economia”. Su questo punto da Mosca sono arrivati segnali poco rassicuranti: lunedì il premier Dmitri Medvedev ha minacciato di adottare misure protettive se Kiev ratificherà l’accordo d’associazione con l’Ue.

Nella notte tra lunedì e martedì anche il presidente francese François Hollande e l’omologo Usa Barack Obama hanno parlato al telefono chiedendo al leader russo Vladimir Putin di fare pressioni sui separatisti filorussi nell’est dell’Ucraina affinché accettino di aprire un dialogo con il governo di Kiev. I due leader, ha fatto sapere l’ufficio di Hollande in un comunicato, hanno chiesto di convocare “il prima possibile” un incontro per negoziare un cessate il fuoco bilaterale in Ucraina. Hollande e Obama hanno concordato che “una soluzione duratura può essere solamente politica”. Poroshenko aveva promesso di iniziare i negoziati su una nuova tregua la settimana scorsa.