Cronaca

Bari, albergo masseria confiscato alla criminalità gestito da studenti

La “Dimora del Barone” è ufficialmente la prima struttura in Italia confiscata alla mafia gestita direttamente da un gruppo di studenti delle superiori. Il bene sequestrato nel 2011 al 59enne boss Saverio Sorangelo è da poco organizzata attivamente come ristorante, dopo un percorso tormentato

La “Dimora del Barone”, uno splendido albergo/masseria in provincia di Altamura (Ba), è ufficialmente la prima struttura in Italia confiscata alla mafia gestita direttamente da un gruppo di studenti delle superiori. Il bene sequestrato nel 2011 al 59enne boss Saverio Sorangelo, cassiere del clan “Mangione-Gigante-Matera” attivo a Gravina di Puglia, è da poche ore organizzata attivamente come ristorante, con tanto di registratore di cassa e fatture, dalla Cooperativa Majorana composta da neodiplomati e studenti dell’istituto alberghiero Majorana di Bari. All’inaugurazione è voluto intervenuto anche l’ex premier Massimo D’Alema che con la Puglia ha sempre avuto un feeling elettorale e vacanziero: “Da qui deve venire un messaggio di speranza: le istituzioni non sono sorde ai bisogni dei giovani. La legge che permette il sequestro e la confisca dei beni alla criminalità fu una grande intuizione di Pio Latorre – ha spiegato l’ex ministro – ma la legge spesso è gestita con fatica, a causa dei ritardi della giustizia e della politica”.

Il caso pugliese ha però visto una brusca accelerata proprio grazie alle scelte rapide di un magistrato e di una scuola. Tutto è partito dalla pervicacia del presidente della Sezione Misure di prevenzione del tribunale di Bari, Francesca La Malfa che ha disposto l’affido in gestione dell’albergo sala ricevimenti agli studenti senza aspettare la confisca definitiva: “Privare la criminalità dei beni frutto del traffico di droga, dell’usura, è l’arma vincente dello Stato – ha spiegato La Malfa – ma assistiamo a un controsenso: finché sono gestiti dalla mafia, funzionano. Questa struttura era il mio cruccio, è stata chiusa per due anni, causando la disdetta delle prenotazioni e le proteste dei dipendenti. Ho visto come lavorano questi ragazzi, certi fatti sono un’offesa per il territorio”. Eccoli allora i neodiplomati, tra chef con cappello bianco a sbuffo e sommelier con cavatappi e tastevin d’ordinanza: “Una scuola atipica la nostra – ha sottolineato la dirigente scolastica del Majorana, Paola Petruzzelli – con 1400 studenti divisi in quattro sedi e sette indirizzi, dove si produce anche la birra, venduta nel circuito Coop. Ci sono state difficoltà per il passaggio dal Tribunale alla cooperativa, ma siamo grati al Prefetto e alla dottoressa La Malfa per l’impegno che ha permesso la definitiva apertura”.

Albergo ristorante che funziona e resta, albergo ristorante che non funziona e se ne va. A pochi chilometri della Dimora del Barone si può ancora incontrare un altro celebre esperimento di riconversione di bene confiscato alla mafia. L’Antica Masseria dell’Alta Murgia, pescata sempre nel bottino di Sorangelo con il nome di “Parco dei Templari” e un valore attorno ai 16 milioni di euro, non venne assegnata a studenti ma affidata dallo Stato nel giugno del 2011 al noto chef Gianfranco Vissani, lui disse in qualità di ‘consulente’, e alla gestione della Virgiglio project, società con sede a Roma. Tempo un anno, però, e gli affari dell’Antica Masseria finirono tragicamente in passivo: fatture e straordinari non pagati, 36 dipendenti per strada. Ma cosa ancora più incredibile per un cuoco di fama nazionale che aveva dichiarato di puntare ai prodotti locali, dal pane alle mozzarelle, dall’olio al pesce, l’accusa di cibo non proprio genuino con tanto di ricotte e pasta fatta in casa surgelati, brodini in busta tutti documentati con foto. “Cattiverie”, spiegò a Repubblica Bari, lo chef amico di D’Alema nei giorni in cui venne contestato dai suoi ex dipendenti di rango. Ed è notizia di pochi giorni prima l’inaugurazione della nuova struttura in mano agli studenti del Majorana che l’Antica Masseria è stata assegnata dall’Agenzia per i beni confiscati e sequestrati al Ministero dell’Istruzione e dell’Università. A nulla sono valsi gli appelli del sindaco di Altamura, Mario Stacca per farne una scuola alberghiera e quello dei 36 dipendenti licenziati che avevano già costituito una cooperativa per rilevarne la gestione in modo non dissimile da come ha fatto la coop Majorana con la Dimora.