Cronaca

Yara, Bossetti: “Non so spiegare dna sul corpo”. Gip: “Pericolo reiterazione”

Il muratore di Mapello, presunto assassino della bambina scomparsa nel novembre 2010 e trovata cadavere nel febbraio 2011, ha detto al gip di essere estraneo ai fatti. E' la prima volta che decide di parlare da quando è stato portato in carcere e si difende: "Quella sera ero a casa". Parla per la prima volta anche la sorella gemella, Laura Letizia: "Mio fratello è sangue del mio sangue, è innocente". Attorno alle 17 gli investigatori sono tornati nella casa del presunto omicida

“Non ho mai visto quella ragazza”. “Non so spiegare la presenza del mio Dna sul corpo”. “Sono totalmente estraneo”. Massimo Giuseppe Bossettiil muratore di Mapello arrestato lunedì per l’assassino di Yara Gambirasio, ha rotto il silenzio e ha respinto tutte le accuse. Nelle due ore e mezzo di interrogatorio di garanzia in carcere, iniziato attorno alle 9,40 in presenza del gip Ezia Maccora e del pm Letizia Ruggeri, l’uomo ritenuto dagli inquirenti responsabile dell’omicidio della 13enne di Brembate di Sopra ha detto di non aver mai conosciuto Yara e che la sera di quel 26 novembre 2010, quando la giovane scomparve nel nulla, si trovava “a casa con la mia famiglia”. Il gip a fine giornata ha sciolto la riserva e non ha convalidato il fermo, ma ha disposto che Bossetti resti in carcere. Questo perché l’unico requisito per confermare il fermo sarebbe il pericolo di fuga che secondo il giudice non c’è, perché l’uomo non si è allontanato nemmeno subito dopo l’omicidio, o quando – scrive il giudice – “la madre è stata sottoposta al prelievo del Dna”. E non ha cercato di fuggire neppure subito dopo l’alcol test a cui è stato sottoposto. Secondo il gip, Bossetti deve rimanere in carcere non perché c’è il rischio che fugga, ma perché potrebbe “reiterare il reato”. A pesare sulla scelta della custodia cautelare in carcere c’è anche la “gravità intrinseca del fatto, connotato da efferata violenza“.

“CELLULARE SPENTO IL 26 NOVEMBRE 2010? ERA SCARICO” Quel giorno il suo cellulare era scarico ed era rimasto spento per 14 ore. E’ questa la motivazione fornita dal sospettato alla Procura che gli contesta che il suo cellulare aveva agganciato la cella di Mapello, a cui si era agganciato anche il telefono di Yara, ed era poi rimasto inattivo senza ricevere o fare comunicazioni fino alla mattina dopo alle 7:30A riferirlo è stato il suo legale, Silvia Gazzetti, che ha spiegato che il muratore bergamasco “ha risposto a tutte le domande” che gli sono state poste dal gip e si è proclamato “innocente e totalmente estraneo ai fatti che gli sono stati contestati”. E’ la prima volta che Bossetti decide di parlare dal momento del suo arresto, dopo che nei giorni scorsi si era rifiutato per due volte di rispondere alle domande del pm. 

“IL MIO DNA SUL CORPO? NON SO PERCHE'” Interrogato sulla presenza del suo Dna sul corpo della ragazza dopo il ritrovamento nel campo di Chignolo d’Isola del 26 febbraio 2011, Bossetti ha detto di non spiegarsene la ragione. Inoltre, secondo quanto riferito dal legale, Bossetti avrebbe appreso solo questa mattina di essere figlio illegittimo e questo lo avrebbe “sconvolto”.  “Ieri – ha spiegato ancora il legale – è stato fatto il dna sul signor Bossetti ed è stato confermato che il dna non è quello del mio assistito”.

IL LEGALE: “BOSSETTI NON CONOSCEVA YARA” Bossetti “ha risposto a tutte le domande del gip e del pm”, ha spiegato ancora il legale al termine dell’interrogatorio. L’avvocato, infine, ha detto che il suo assistito non conosceva Yara: “Bossetti – ha spiegato – ha incontrato una sola volta il padre della ragazzina in un cantiere per motivi di lavoro”. E ancora: “Le due famiglie non si conoscevano” e l’uomo “ha visto il volto di Yara solo quando in tv parlavano della sua scomparsa”. Secondo una ricostruzione del settimanale Panorama, invece, “Massimo Giuseppe Bossetti e Fulvio Gambirasio, papà della tredicenne di Brembate, orbitavano e prestavano la loro opera all’interno dello stesso cantiere“. Il gip Maccora si è riservata di decidere sulla convalida del fermo e scioglierà la riserva “entro domani mattina”, ha detto ancora la Gazzetti. 

PARLA LA SORELLA: “LO HANNO INCASTRATO” Per la prima volta ha parlato anche Laura Letizia Bossetti, sorella gemella di Massimo, intervistata da Matrix: “Mio fratello è sangue del mio sangue, io lo conosco, lui è innocente”. “Non sapevo di avere un altro padre – ha aggiunto la donna – ma per me mio padre è quello che mi ha cresciuta”. Nelle parola della donna tutta la sofferenza della famiglia: “Stiamo male, è una tragedia, ma ci sentiamo vicini ai genitori di Yara Gambirasio”. “Hanno voluto incastrarlo. Non è lui, ne sono sicura al cento per cento”, ha detto in un secondo momento interpellata dall’agenzia Ansa.  

GLI INQUIRENTI SEQUESTRANO VILLA DI BOSSETTI Nel pomeriggio una decina di investigatori sono entrati in casa di Bossetti, a Mapello per un nuovo sopralluogo e hanno messo la villa sotto sequestro. Dopo quasi due ore di sopralluogo, carabinieri e polizia sono usciti dalla villa di Mapello, portando via due grandi sacchetti. Uscendo hanno sigillato l’abitazione di via Piana di Sopra. “Immobile sottoposto a sequestro penale su disposizione della procura della Repubblica”, si legge alla porta d’ingresso. Lunedì, dopo il fermo dell’uomo, la moglie e i tre figli erano andati via e da ieri anche la suocera, che vive nella stessa abitazione, aveva deciso di abbandonare il piccolo paese in provincia di Bergamo.

VERTICE TRA PM, COMANDANTE DEL ROS E QUESTORE Un incontro di circa un’ora si è tenuto nel pomeriggio negli uffici della procura di Bergamo tra il pm Letizia Ruggeri, titolare dell’inchiesta sull’omicidio di Yara Gambirasio, e gli investigatori che si occupano del caso, per fare il punto sullo stato di avanzamento delle indagini e per pianificare le attività future, dopo il fermo di Bossetti. Al vertice – hanno fatto sapere noto i carabinieri di Bergamo – hanno partecipato il comandante del Ros, Gen. Mario Parente, il direttore delle Sco della Polizia, Raffaele Grassi, il questure del Bergamo Fortunato Finolli e il comandante provinciale dei carabinieri di Bergamo Antonio Bandiera.

GARANTE PRIVACY AI MEDIA: SERVE RISPETTO” Sulla vicenda è intervenuto anche il Garante per la Privacy, che richiama i media “al massimo rispetto” dell’essenzialità della notizia e sottolinea che neanche l’interesse pubblico legittima l’accanimento sugli “aspetti più intimi della persona tale da determinare irreparabili danni nella vita familiare e di relazione”.