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Ucraina, sei italiani con i filorussi a Donetsk: “Filo diretto con la resistenza”

A Slovjansk i militanti dell'organizzazione comunitarista Millennium: "Giusta l'annessione della Crimea, mentre la rivolta di Maidan è stata organizzata da lobby geopolitiche atlantiche". Ma, assicurano, "non siamo qui per combattere"

Sono giunti fino a Slovjansk, la roccaforte dei separatisti filorussi dell’Ucraina dell’Est, ma non per combattere, sostengono. “Garantire un filo diretto con la resistenza del Donbas”, è questa la missione che si pongono due giovani attivisti dell’organizzazione Millennium, Orazio Maria Gnerre e Luca Pintaudi. Durante il viaggio nell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, i due hanno incontrato i leader Denis Pushilin e Pavel Gubarev, scattando le foto di rito sullo sfondo della bandiera italiana con in mezzo la stella rossa (“Sta a significare il concetto di patria unito a quello di socialismo”, spiegano). Quanto è bastato per far partire la macchina della propaganda russa a favore di un’immagine gloriosa ed eroica della cosiddetta ‘resistenza’ della ‘Nuova Russia’ aiutata dalle “brigate internazionali”. Anche se in realtà i contatti di Millennium e del suo presidente Gnerre con il principale ideologo dell’intervento russo nel Donbas, il filosofo Aleksandr Dugin, risalgono a molti anni fa.

È stato appunto il ‘governatore popolare’ Pavel Gubarev a raccontare l’incontro con i due attivisti sulla sua pagina nella social network russa Vkontakte, spiegando che a breve gli italiani, come anche gli spagnoli, i francesi e i canadesi, faranno parte di vere e proprie unità militari multietniche che affiancheranno quelle già presenti sul territorio delle regioni di Donetsk e Lugansk. La delegazione italiana, in tutto sei persone – ha spiegato Gubarev – ha incontrato il comandante delle milizie popolari del Donbas, Igor Strelkov (nome d’arte del cittadino russo Igor Girkin) in merito all’invio di volontari italiani. Senza smentire Gubarev, Gnerre si smarca da qualsiasi coinvolgimento presente o futuro di Millennium in azioni militari sul territorio ucraino. Rimane comunque fedele alla sua missione, ossia parlare dei separatisti in Occidente e descrivere l’operazione dell’esercito ucraino nel Donbas come un “genocidio” perpetrato dal “governo nazista di Kiev”.

“L’autodeterminazione dei popoli è il principio cardine della politica internazionale, invalso dopo la Grande Guerra”, dice Gnerre riportando il concetto caro anche al presidente russo Vladimir Putin. “Per cui l’annessione della Crimea e la rivolta dell’Est dell’Ucraina viene completamente legittimata”, spiega. La protesta di Maidan però – nella sua logica – non può essere considerata tale, perché “dietro non c’è stato il popolo, ma le lobby geopolitiche atlantiste”. Millennium infatti si scaglia contro la Nato, a favore della Russia di Putin, della Siria di Assad e del Venezuela che ha raccolto l’eredità di Chavez. “Putin sta facendo il bene del suo popolo, lo rispettiamo”, dice Gnerre mentre Luca Pintaudi, responsabile di Uld Studenti di sinistra dell’Università Cattolica di Milano, con alle spalle una militanza in Sel, annuisce.

Le basi ideologiche di Millennium hanno infatti tanti punti in comune con la ‘quarta teoria politica’ del professore di Sociologia dell’Università Statale di Mosca (Mgu), Aleksadr Dugin, leader del Movimento internazionale eurasiatista e fervente ideologo del corso politico di Valdimri Putin. Lo stesso Dugin che ora la comunità accademica russa chiede di cacciare dall’Università più prestigiosa del Paese. Il 6 maggio ha rilasciato alcune dichiarazioni a un’agenzia stampa asserendo, “in quanto professore della Mgu”, che dopo il rogo di Odessa in cui sono morte più di 40 persone, bisogna “uccidere, uccidere, uccidere” gli ucraini. La petizione online per la sospensione di Dugin dall’Università, lanciata su Change.org il 16 giugno, ha raccolto in un solo giorno più di 8 mila firme.

Gnerre racconta di essere in contatto con Dugin da almeno cinque anni e lo considera “un faro per il mondo russo e eurasiatico”. L’ultima volta si sono incontrati alla Mgu, in una conferenza intitolata ‘Russia e Europa: dialogo di resistenza’ nell’estate del 2013. Con ‘resistenza’ si intende l’opposizione al ‘mondo unipolare’ rappresentato dagli Usa – per Dugin la ‘civiltà del mare’ – alla quale si contrappone la Russia , la ‘civiltà della terra’. Nella battaglia tra i titani, spiega Dugin, l’Europa è una terra di mezzo, esitante tra la sua componente occidentale (tendente verso gli Usa) e quella “autenticamente europea”, in armonia con il mondo eurasiatico. Il male supremo in questa concezione è rappresentato dal liberalismo. Mentre la nuova ideologia professata da Dugin – appunto la ‘quarta teoria politica’ – fonde il comunismo e il fascismo in un mix “post-ideologico”, in cui al centro ci sono i popoli, le comunità (Millennium si definisce movimento comunitarista), con i valori tradizionali – religione e famiglia – affiancati dalla giustizia sociale.

È questo il cocktail che accomuna gli attivisti italiani che solidarizzano coi separatisti filorussi e il principale ammiratore del putinismo. I rappresentanti di Millennium non disdegnano il rapporto con Dugin e respingono le accuse dei filosofi contemporanei che lo considerano invece un neofascista. Resta però il fatto che ad aprire la conferenza moscovita che ha visto intervenire Gnerre a fianco di Dugin, è stato un minuto di silenzio in onore del militante dell’estrema destra francese Dominique Venner, morto sucida a Parigi il 21 maggio in segno di protesta contro i matrimoni gay.