Cronaca

Mose, soppresso Magistrato Acque. Ma tutto resta nelle mani dello stesso funzionario

Ente pubblico fin dai tempi della Repubblica di Venezia, doveva vigilare sulla sicurezza del sistema lagunare del Triveneto. Ora le sue competenze verranno trasferite al Provveditorato interregionale delle opere pubbliche per il Veneto. Che però fa capo sempre alla stessa persona

Al premier-rottamatore Matteo Renzi è bastata una riga messa nero su bianco, per cancellare un’istituzione con oltre 500 anni di storia. Durante l’ultimo Consiglio dei ministri, infatti, il governo ha deciso di sopprimere il Magistrato delle Acque, ente pubblico che fin dai tempi delle Repubblica di Venezia ha avuto il compito di vigilare sulla sicurezza e sulla tutela del sistema lagunare del Triveneto, ma che è stato letteralmente risucchiato dal vortice corruttivo legato ai lavori del Mose. Le competenze dell’istituto, a partire dal prossimo primo ottobre, verranno trasferite al Provveditorato interregionale delle opere pubbliche per il Veneto, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia, guidato però dallo stesso funzionario che era anche al vertice del Magistrato delle Acque: l’ingegnere Roberto Daniele (che non è coinvolto nelle indagini), già Provveditore per il Piemonte e la Val d’Aosta, che contestualmente era stato nominato dal governo anche Provveditore per le opere Veneto, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia.

Costituito nel 1907 come ufficio periferico del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Magistrato delle Acque di Venezia (MAV) ha avuto fino a oggi il compito di sovrintendere alla sicurezza idraulica nelle lagune di Venezia, Marano e Grado e, in alcune tratte, dei fiumi Tagliamento, Livenza e del torrente Judrio, nonché sull’operato del Consorzio Venezia Nuova, in stretta collaborazione con il Provveditorato Interregionale delle opere pubbliche, che dal prossimo autunno ne assumerà tutte le competenze. La motivazione ufficiale è quella della soppressione degli enti non fondamentali, ma certamente le recenti vicende giudiziarie riguardanti gli appalti del Mose hanno influito: tra i numerosi funzionari pubblici finiti in manette per aver ricevuto tangenti proprio dal Consorzio Venezia Nuova che doveva gestire gli appalti, ci sono anche due ex Magistrati delle Acque che avrebbero dovuto vigilare sulla correttezza dell’operato del Consorzio: Patrizio Cuccioletta, in carica dal 1999 al 30 giugno 2001 e poi di nuovo dal 2008 al 2011, e Maria Giovanna Piva, ai vertici della struttura dal luglio 2001 al 30 settembre 2008.