Cronaca

Baby squillo, chiesti 16 anni e mezzo per Ieni, 6 per la madre di una delle minori

L'uomo, già in carcere, è ritenuto il promotore del giro di prostituzione ai Parioli che ha coinvolto le due adolescenti romane e sarà giudicato con rito abbreviato. Chiesti 8 mesi per uno dei clienti

Prima richiesta di condanna davanti al gup per tre degli imputati nel processo sulla prostituzione minorile ai ParioliLa Procura di Roma ha chiesto una condanna di 16 anni e mezzo per Mirko Ieni, principale imputato, ritenuto il promotore del giro di prostituzione che ha coinvolto due adolescenti di 14 e 15 anni a Roma. L’uomo risponde di 13 capi di imputazione. Il procuratore aggiunto Maria Monteleone ha chiesto anche la condanna a sei anni per la madre di una delle minorenni e otto mesi per il cliente Gianluca Sammarone. La madre della ragazzina è accusata di sfruttamento della prostituzione; stando alle indagini, infatti, prendeva una percentuale sugli incassi della figlia. Il processo ai primi otto imputati per il giro di prostituzione minorile si svolge con rito abbreviato, che consente, in caso di condanna, di beneficiare dello sconto di un terzo della pena. Oltre a Ieni, alla madre della ragazzina e a Sammarone in carcere ci sono Nunzio Pizzacalla, ritenuto anche lui promotore del giro, e i clienti Michael De Quattro, Riccardo Sbarra, Marco Galluzzo, Francesco Ferraro, accusati a vario titolo di sfruttamento della prostituzione, cessione di droga, estorsione, detenzione di materiale pedopornografico e prostituzione minorile.

Le ragazze erano compagne di classe in un liceo romano e si prostituivano in un appartamento romano – poi sequestrato – di viale Parioli, per un compenso che poteva arrivare fino a 300 euro a prestazione. Gli arrestati avevano contattato prima la ragazza più grande, che poi aveva convinto la più giovane a seguire la stessa strada. A dare il via alle indagini era stata proprio la madre della maggiore delle due; dopo essersi accorta delle ingenti quantità di denaro di cui disponeva la figlia, infatti, aveva ingaggiato un investigatore privato, venendo a conoscenza dell’attività. Dopo la scoperta aveva denunciato il caso alle forze dell’ordine.