Società

Cellulari-tumori, consapevoli o ignari?

Oltre ogni ragionevole dubbio. Punto. “Sentivo un gran calore stando al telefonino. Non avrei mai pensato che quel fastidio mi avrebbe rovinato la vita”. Tumore al cervello, sordità da un orecchio, parziale paralisi del viso, morfina sedante, oppioidi e analgesico ogni sei ore, vita natural durante. “Un rischio aggiuntivo per i tumori cerebrali è documentato dopo esposizione per anni (>10) a radiofrequenze emesse da telefoni portatili e cellulari”, sentenza della Suprema Corte di Cassazione in favore di Innocente Marcolini, un (ex) fruitore di cordless e telefonini tra i 40 milioni di cittadini senza filo.

Gli italiani “sono tenuti completamente all’oscuro di tali rischi dal Ministero della Salute – incalzano i legali del superstite, ricorsi al Tar del Lazio contro il dicastero della Lorenzinche con grave e colpevole inerzia non ha ancora avviato la indispensabile campagna informativa nazionale né regolamentato l’uso di tali apparecchi, neppure nel senso minimo raccomandato dall’Onu”. In ballo, dicono, ci sono ragioni di massima rilevanza, la salute pubblica nazionale: il diritto individuale costituzionalmente garantito sarebbe minato da Smartphone&C. Perché ‘Telefonino-Tumore‘ non è un più una fantasiosa ipotesi, ma un nesso causale che fa giurisprudenza: allora è bene che il Ministero della Salute ne comunichi diffusamente i rischi con una comunicazione mirata, quantomeno se non in via precauzionale (vedi Trattato Unione Europea e Costituzione per i casi di incertezza scientifica).

“In Italia nessun altro prodotto è diffuso e utilizzato quanto i telefoni cellulari, secondi in assoluto solo all’aria e all’acqua in termini di fruizione del genere umano”, specifica al Tar l’Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog, ricorrente con Marcolini – “eppure i telefoni cellulari, a differenza di altri prodotti di uso di massa, nel nostro paese non sono in alcun modo normati”. Quanto reasta incollato al cellulare un utilizzatore medio? 80-180 ore all’anno, 360 chi lo usa almeno 1 ora al giorno (poco più di 5 conversazioni da 10 minuti). Per l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, voce delle Nazioni Unite sotto l’egida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, un totale di 1.640 ore basta per aumentare del 40% il rischio di contrarre un tumore al cervello. Da qui la svolta di Lione: “Le prove che continuiamo a raccogliere sono forti abbastanza per giungere a questa conclusione, includere i telefonini nella categoria dei cancerogeni”, quella del ‘possibile rapporto di causa-effetto’ per tumori cerebrali e al nervo acustico (criticato dai rivendicatori di un giudizio più netto, di mera ‘probabilità’) .

Se poi anche ai più scettici il discorso non torna, al netto di faziosismi, faglia epistemiologica e ricerche negazioniste dei dissenti, aiuta ancora rileggere le motivazioni della Cassazione: “L’ulteriore rilievo circa la maggiore attendibilità proprio di tali studi, stante la loro posizione di indipendenza, ossia per non essere stati cofinanziati, a differenza di altri, anche dalle stesse ditte produttrici di cellulari, costituisce ulteriore e non illogico fondamento delle conclusioni accolte”, cioè le ricerche scientifiche indipendenti, senza conflitto d’interesse perché condotte senza i soldi di Big Phone Lobby, sono più fondate, quindi più attendibili. E’ la ratio della corsa ai ripari di molte pubbliche amministrazioni: Francia (reclame su cellulari e salute pubblica), Belgio (vietati spot pubblicitari di tablet/cellulari con Under 12), Russia (aumento della consapevolezza del rischio per i più esposti, bambini e ragazzi), Israele (il Ministero della Salute avverte del pericolo cancro, specialmente i bimbi), Usa-S.Francisco (c’è una legge sul ‘diritto di sapere’ che tutela i consumatori), ma pure Australia, India, Finlandia, Canada, Germania, Svizzera e Islanda (la lista continua…).

In Italia? Con buona pace delle Linee Guida dell’Associazione Italiana Oncologia Medica e dei mimetizzati convegni pro-riduzione all’esposizione di comitati/associazioni varie, il pubblico televisivo s’è dovuto accontentare di una (dicasi una) puntata di Report (mistero: era il 2011 quando il Ministero si spendeva per una pianificazione di advertising, poi?), alcuni (dicasi alcuni) servizi d’inchiesta irriverente de Le Iene, i lettori di qualche (dicasi qualche) articolo di giornale/sito/rivista specializzata e pochi (dicasi pochi) libri metodologicamente validati (consiglio: ‘Toglietevelo dalla testa. Cellulari-tumori e quello che le lobby non dicono‘, di Riccardo Staglianò per Chiarelettere).

Tutto qui. Per 40 milioni di utenti. Italiani al cellulare: non vi sembra un po’ pochino??