Diritti

Traffico di essere umani: un business

Se qualcuno pensa che la schiavitù sia qualcosa che riguardi il più lontano passato, si sbaglia. Al contrario è uno dei fenomeni criminali internazionali più diffusi e più redditizi. Un business che frutta ingenti somme di denaro agli Human Traffickers. Secondo i dati dell’ International Labor Organization (ILO), riportati dal Time, il traffico di esseri umani è un business stimato nel 2005 per 44 miliardi di dollari l’anno ed arrivato in meno di dieci anni a 150 miliardi di dollari.

I trafficanti usano violenza, minacce e altre forme di coercizione. Costringendo altre persone a lavorare in condizioni disumane,  indotte a trasferirsi in un Paese con l’inganno,  attraverso canali illegali. Ciò che sorprende dai dati dell’ILO è che spesso sono spinte al lavoro forzato non quelle che vivono in un livello costante di povertà. Ma quelle che subiscono un tracollo finanziario improvviso. Che sono costrette a chiedere dei prestiti. Ad avere dei debiti. E ad accettare qualsiasi cosa e qualunque condizione pur di sfamare le proprie famiglie.

Le vittime della tratta possono essere uomini, donne o bambini, sebbene la maggior parte siano donne e bambini. Un alto profitto deriva dal lavoro forzato di coloro che raccolgono cibo, che lavorano nel settore dell’ agricoltura o nelle industrie della pesca, nel manifatturiero o minerario. Molti dei quali sottopagati. Più della metà dei soldi viene realizzata nella regione dell’ Asia-Pacifico. Soprattutto l’India e Cina hanno molti lavoratori di questo tipo. 

Anche le Iene ieri sera ha mostrato un servizio di Luigi Pelazza che ha indagato su alcune organizzazioni di trafficanti di esseri umani che rapiscono le persone di origine eritrea in Libia, per poi chiederne il riscatto. E organizzazioni che si occupano di portarli in giro per l’Europa clandestinamente, arrivando a guadagnare 25mila euro al mese. Quindi un business più che redditizio. E soprattutto tenuto sommerso.

Ma i veri soldi questi criminali li realizzano con lo sfruttamento sessuale, con una cifra stimata di 99 miliardi di dollari all’anno. Perché forte è il legame tra la prostituzione e la tratta di esseri umani. Con l’avvento di Internet poi, il numero di incidenti derivanti dal traffico del sesso è esploso. La possibilità per i trafficanti di esseri umani di farsi pubblicità online, e la crescente diffusione del turismo sessuale all’estero, ha permesso che questo settore criminale si sviluppasse. E che l’industria del sesso venisse alimentata. La cosa più inquietante è che a rischio sono i bambini. Secondo il Department of Homeland Security (DHS), l’età media per una ragazza per entrare nel commercio del sesso è di soli 12-14 anni, e solo 11-13 anni per i ragazzi.

Alcune suore brasiliane sostenute da Papa Francesco hanno sollevato martedì l’allarme per l’alto rischio che ci può essere per la tratta di esseri umani, sfruttamento dei lavoratori, prostituzione forzata e del turismo sessuale durante la Coppa del Mondo di calcio in Brasile il prossimo mese. Hanno annunciato una campagna internazionale denominata “Gioca a favore della vita – Denunciare la tratta di esseri umani”. “Abbiamo bisogno di rendere le persone consapevoli di ciò che accade ai margini di grandi eventi mondiali come la Coppa del Mondo Fifa e la sofferenza di coloro che sono oggetto di questo traffico”, ha detto una delle promotrici di questa campagna. Secondo le promotrici, i trafficanti potrebbero approfittare di questo grande evento per sfruttare i più vulnerabili. I giovani che vivono nelle campagne potrebbero essere attirati con la promessa di un lavoro e costretti a prostituirsi. I bambini nelle zone rurali rapiti e portati in città, costretti a mendicare. Altri che vengono già sfruttati come lavoratori del sesso potrebbero essere indotti a trasferirsi in una delle città dove si svolgeranno i mondiali perché sarebbe più redditizio per i loro protettori. Le statistiche hanno infatti dimostrato che lo sfruttamento sessuale è aumentato del 30 per cento durante la Coppa del Mondo in Germania nel 2006 e il 40 per cento alla Coppa del Mondo in Sud Africa nel 2010. Quindi un evento che dovrebbe essere la celebrazione dello sport più amato al mondo, rischia di diventare nuovamente un affronto alla dignità umana.

Tutto questo fa pensare che i rapimenti delle studentesse nigeriane per mano di Boko Haram sono solo un esempio, gravissimo, di una più ampia piaga globale del traffico di esseri umani. Che ha innescato un’onda di indignazione che ha coinvolto quotidiani, attivisti, e social network. Risvegliandone gli animi che speravano la schiavitù fosse debellata da tempo.