Cronaca

Va all’asta l’isola posseduta dal Demanio. Veneziani in coda per ricomprarsi Poveglia

Il 6 maggio scade la gara per aggiudicarsi la concessione per 99 anni dell'isola abbandonata dallo Stato e divenuta celebre nel mondo per le storie di fantasmi. In fila magnati russi, catene alberghiere di lusso e investitori internazionali. Ma non solo. Per sventare la speculazione un'associazione ha lanciato un'operazione di azionariato popolare che in tre settimane ha raccolto 3mila adesioni ed è ora a un soffio dalla base d'asta. Anche il Fattoquotidiano.it ha comprato la sua quota. Tessera n. 666. Perfino i fantasmi, a dar retta ai segni, difendono l'isola dal Demanio

L’Isola di Poveglia è un pallino di sette ettari nella Laguna Veneta, fino a tre settimane fa non interessava nessuno. Nella cartografia delle follie italiane oggi occupa invece una posizione di prima grandezza. Il fatto è che intorno a questo lembo di terra, abbandonato e buono per storie di fantasmi, succedono cose decisamente paranormali. Dopo anni di disinteresse, lo Stato proprietario ha definitivamente appeso la ragione al chiodo dell’incasso e l’ha messa all’asta, come fosse un quadro. 

Potrebbe diventare l’ennesimo albergo cinque stelle, accessibile solo a danarosi clienti come avvenuto già nella vicina isola di San Clemente, alle Grazie e all’atollo di Sacca SessolaFollia pura. Ma ecco che i veneziani meno arresi si sono candidati a sventare l’operazione con un’altra follia: comprarsi tutti un pezzetto dell’isola per impedire la speculazione a favore di pochi, privatizzare un bene pubblico perché resti tale, a disposizione di ciascuno.

L’avventura inizia come una provocazione in una bar della Giudecca. In poche ore l’affare utopico si rivela contagioso e la notizia fa il giro del mondo. Ne parlano il Times, il New York Times, il Guardian, lo Spiegel, la tv francese e tanti altri. Molti mettono mani al portafogli per ricomprare collettivamente qualcosa che era già loro: in meno tre settimane l’associazione “Poveglia per tutti” raccoglie oltre 3mila sottoscrizioni, più alcune donazioni superiori alla quota minima. Ed è una notizia incoraggiante per i suoi promotori. Per essere ammessi alla seconda fase, quella del rilancio, si stima servano circa 350-400mila euro. Grossomodo il valore minimo ipotizzato dal Demanio. Il bando per partecipare scade tra quattro giorniMigliaia di potenziali micro-proprietari aspettano col fiato sospeso, gli altri dovranno affrettarsi. Il countdown, è ormai iniziato. 

Il motto dell’associazione è “99X99″, tanti euro necessari alla sottoscrizione minima quanti gli anni di durata massima della concessione. Funziona così. In caso di vittoria Poveglia sarà trasformata in un giardino lagunare liberamente accessibile a tutti, svincolato da regole di produttività. Tutti gli utili eventuali saranno reinvestiti sull’isola stessa. Sarà poi gestita in modo no-profit ed eco-sostenibile. La quota sottoscritta darà diritto a partecipare equamente alle decisioni sulle sorti di Poveglia, mai a una qualche forma si partecipazione agli utili, né a quote azionarie e né a fonte di privilegio per gli associati. Se viceversa l’aggiudicazione non andrà in porto, al momento del rientro del deposito cauzionale la quota di sottoscrizione straordinaria di 80 euro sarà restituita ai soci mentre i restanti 19 saranno serviti per coprire le spese di registrazione dell’associazione, del conto corrente, di partecipazione al bando. Il comitato e gli altri eventuali compratori avranno tempo fino al 6 maggio. Passeranno alla fase di rilancio solo le cinque migliori offerte economiche.

Comunque vada la sfida è stata in parte già vinta. Almeno come esperimento sociale di riappropriazione della cosa pubblica attraverso l’azionariato e la mobilitazione popolare. Alla prima serata di presentazione dello strano gruppo d’acquisto le adesioni sono state tali da superare i 20mila euro necessari a partecipare alla gara e l’associazione ha raccolto intorno a sé un centinaio di volontari tra professionisti ed esperti in varie materie. Si è scoperto così, grazie al gruppo tecnico, che in realtà il piano regolatore di Venezia prevede che il 30% della superficie delle isole resti ad uso pubblico. Anche di quelle in mano a privati che respingono malamente i veneziani che tentano l’approdo a luoghi da sempre pubblici ma privatizzati di punto in bianco, sempre a favore del miglior offerente. 

La corsa al tesseramento è stata un crescendo, grazie a una decina di banchetti di raccolta tra Venezia, Lido e Mestre e al sito “message in a bottle. Sono arrivate anche adesioni da parte di turisti stranieri e di personalità della cultura, come lo scrittore Giancarlo De Cataldo e l’esperto di storia veneziana e di misteri Alberto Toso. E tra i misteri regna sovrano il disinteresse dello Stato per un luogo che ha un’importante storia alle spalle. L’ottagono fortificato che protegge l’isola è il suo biglietto da visita: risale al 1380 ed è il più antico dei cinque presenti in Laguna. Se ne sono occupati, invece, i format-spettacolo anglossassoni che hanno sfruttato la fama di Poveglia come isola maledetta, abitata da fantasmi, che è poi una suggestione dello stato di abbandono che si salda alle funzioni cui l’isola è stata destinata nel tempo, di lazzaretto prima, cronicario per lungo degenti e sanatorio psichiatrico fino al 1979. Sono approdati qui cameramen, fotografi e giornalisti da tutti i continenti, attratti dall’immagine di struggente decadenza della vegetazione che si riprende a forza le antiche mura, in un groviglio di riflessi romantici e terribili sullo specchio d’acqua. Certo, nessuno avrebbe immaginato che un giorno questo gioiello dimenticato, buono per una cartolina e un pomeriggio a occhi spalancati, sarebbe stato battuto all’asta come un quadro.

Ma la vicenda è apertissima. Da ultimo, quasi fuori tempo massimo, è arrivata l’adesione del sindaco, Giorgio Orsoni. Il Comune di Venezia ha certificato, dopo aver incontrato l’associazione, l’intenzione di sostenere apertamente “Poveglia per tutti”. A ilfattoquotidiano.it Orsoni racconta che sono in corso tentativi di intercettare l’isola aldilà dell’esito della gara, attraverso il meccanismo del trasferimento di beni storici e architettonici nell’ambito del federalismo demaniale. “Le due strade non sono alternative – spiega Orsoni – hanno l’obiettivo di assicurare l’isola alla città e scongiurare usi impropri che possano derivare dall’aggiudicazione della gara”. Il bando, del resto, prevede che la commissione valuti anche l’interesse pubblico dei progetti. Ma cosa sia esattamente non è poi così chiaro, visto che il primario interesse dello Stato era fare più soldi possibile.

Il direttore generale del patrimonio immobiliare dello Stato, Stefano Maranga, non può che dire: “Bella iniziativa. La valuteremo con tutte le altre”. I manager di Stato si sono affrettati a precisare che “non sarà valutato un progetto d’uso. Solo la migliore offerta: gara telematica senza base d’asta”. Affermare o fare il contrario, del resto, sarebbe rischioso: una forzatura non ben congegnata potrebbe invalidare la gara dando titolo a richieste di risarcimento da parte dei concorrenti esclusi. Perché di paranormale, alla fine della storia, c’è anche questo: è ormai evidente dove l’interesse pubblico alberghi davvero, anche oltre il microcosmo di Venezia e pure fuori dall’Italia. Tocca vedere, a questo punto, se a Roma vorranno e sapranno sbrogliare l’inghippo per raccogliere il messaggio nella bottiglia che galleggia in Laguna. Con un carico di migliaia di sottoscrizioni. 

di Franz Baraggino e Thomas Mackinson 

* Anche il Fatto Quotidiano ha sottoscritto la sua quota e incidentalmente ha ricevuto la tessera n. 666. Un avvertimento per quel diavolo d’un Demanio: perfino i suoi fantasmi difendono Poveglia!