Il Fatto del Lunedì

Sanità, chi affronta corruzione e sprechi?

Il cancro della sanità italiana è la corruzione. Ne sono la prova i numeri forniti dal primo Libro bianco Ispe-Sanità (Istituto per la promozione dell’etica in sanità) presentato il 15 aprile a Roma. Nel 2013 la corruzione in senso stretto ha pesato per 6,4 miliardi di euro sui 114 miliardi di spesa pubblica destinati al comparto sanitario. A questo male vanno aggiunti 3,2 miliardi di inefficienza e 14 miliardi di sprechi per un totale di 23 miliardi persi a danno della salute (e delle tasche) dei cittadini.

I casi di illegalità si concentrano soprattutto al Sud (41 per cento), mentre al Centro sono il 30 per cento e al Nord il 23. E riguardano cinque settori precisi (stando al report “Corruzione e sprechi in sanità” curato da Rissc e Transparency International Italia e ripreso dall’indagine), con relativo bagaglio di illiceità, cito: 

Nomine: ingerenza politica, conflitto di interessi, revolving doors, spoil system, insindacabilità, discrezionalità, carenza di competenze.

Farmaceutica: aumento artificioso dei prezzi, brevetti, comparaggio, falsa ricerca scientifica, prescrizioni fasulle, prescrizioni non necessarie, rimborsi fasulli.

Procurement: gare non necessarie, procedure non corrette, gare orientate o cartelli, infiltrazione crimine organizzato, carenza di controlli, false attestazioni di forniture, inadempimenti-irregolarità non rilevate.

Negligenza: scorrimento liste d’attesa, dirottamento verso sanità privata; false dichiarazioni (intramoenia); omessi versamenti (intramoenia).

Sanità privata: mancata concorrenza, mancato controllo requisiti, ostacoli all’ingresso e scarso turnover, prestazioni inutili, false registrazioni drg, falso documentale.

In pratica, la corruzione è all’ordine del giorno, sotto la luce del sole e vive insieme a noi. Difficile oggi fare finta di non vederla. E i medici, se vogliono, sono dei complici perfetti. L’Ipse-Sanità ha individuato quattro cause di spreco attribuito ai camici bianchi: per “necessità”, “ignoranza”, “medicina difensiva” e “investimenti professionali mancati”.

Attenzione: la corruzione (insieme all’evasione fiscale e all’impunità diffusa) provoca una serie di effetti a cascata che minano la sicurezza della nostra società. Li cito dal libro bianco:

La spesa pubblica cresce per sprechi, inefficienza e aumento del costo di forniture e appalti. Il prelievo fiscale cresce per compensare l’aumento della spesa pubblica. La compensazione della spesa con le nuove entrate del fisco non è immediata, il debito cresce per effetto dell’eccessivo e crescente indebitamento, il rating nazionale diminuisce per il peggioramento del rating, l’accesso al credito diviene più difficile e costoso, avvengono tagli ai servizi pubblici, i consumi diminuiscono per effetto dell’impoverimento causato dai precedenti fattori. Il settore d’impresa si contrae. La disoccupazione aumenta. Crescono i costi per ammortizzatori sociali quindi la spesa pubblica”. 

Un incubo.  

La pubblica amministrazione ci mette del suo. Faccio subito un esempio fresco fresco. Febbraio, Milano: l’Azienda sanitaria di Corso Italia fa sapere che l’80 per cento dei medici di famiglia (cioè 1048 su 1123) negli ultimi dieci anni ha percepito i soldi dei rimborsi per circa sette mila pazienti residenti all’estero. Come è potuto accadere? In teoria l’Asl ha il compito di aggiornare il registro degli assistiti tramite l’Anagrafe comunale, che periodicamente invia all’Azienda i file con le variazioni (i decessi e i cambi di residenza). La Regione in teoria non c’entra nulla, visto che il database degli assistiti, che è unico, è alimentato direttamente dalle Asl… Intanto però l’Asl di Milano dal primo gennaio ha bloccato i pagamenti dei rimborsi e tramite raccomandata ha chiesto ai medici di restituire le quote percepite, che variano dai 300 ai 7/8 mila euro. Ma i sindacati (Snami e Fimmg) hanno minacciato di fare ricorso legale di massa. Ora l’Asl prende tempo e sta valutando caso per caso…

Morale: in Italia i sistemi informatici della Pubblica amministrazione non solo non si parlano ma sono anche causa di inefficienze mostruose. Il decreto Crescita 2.0 (179/2012) prevede l’anagrafe digitale nazionale della popolazione residente entro il 2015. Manca un anno, ci affidiamo ancora a una miriade di anagrafi locali e alle spalle abbiamo chissà quanti errori.