Piacere quotidiano

L’orto arriva nello spazio: le verdure in orbita

La Nasa ha sviluppato il sistema “Veggie” che consentirà di coltivare sulla Stazione spaziale internazionale una serie di prodotti vegetali, a partire dalla lattuga romana

Che sapore avrà un piatto di insalata fresca gustato alle vertiginose altezze degli spazi siderali? Non è una domanda legata a qualche libro di fantascienza, ma il quesito a cui presto potranno rispondere gli astronauti della Stazione spaziale internazionale. Lunedì 14 aprile è infatti partito da Cape Canaveral il cargo Dragon X, che recapiterà alla stazione orbitante una serie di forniture tra le quali, per la prima volta, ci sarà anche un “orto tecnologico” che consentirà agli astronauti di coltivare e mangiare verdure nello spazio.

Il sistema che permetterà di raggiungere questo avveniristico risultato si chiama Veggie ed è stato sviluppato dalla Nasa. In pratica è una sorta di cuscino gonfiato con dell’aria e in grado di svilupparsi e crescere insieme alle piante, consentendo di coltivarle in situazione di assenza di gravità e senza l’ausilio di vasi o terra. Tale strumento ad alta tecnologia, grazie anche alla presenza di speciali led che mettono luci rosse, verdi e blu, ricrea le condizioni di illuminazione e nutrimento (con un minimo dispendio di energia e risorse) necessarie allo sviluppo delle verdure. I primi esemplari che si potranno coltivare e consumare sono piantine di lattuga romana, ma presto dovrebbe essere possibile applicare lo stesso meccanismo anche a ravanelli, bietole, cavoli cinesi e piselli.

L’obiettivo di Veggie non è solamente quello di rendere più piacevole e variegata l’alimentazione degli astronauti arricchendo la loro dieta con cibi freschi altrimenti non disponibili. Questo “orto spaziale” fornirà infatti importanti informazioni anche dal punto di vista della ricerca scientifica, sotto due diversi punti di vista. Da un lato permetterà di studiare la crescita di organismi vegetali in condizioni di assenza di gravità; l’altro elemento da analizzare sarà invece l’effetto della sua presenza sulla qualità della vita degli astronauti, per capire come essa, e l’attività ricreativa connessa di curarla e farla crescere, influiscano sulla routine quotidiana e sull’equilibrio psico-fisico dell’equipaggio.

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