Cronaca

Trenitalia, da giugno 10 Intercity a rischio: “Perdite rilevanti”

La società: "Queste linee sono a carico nostro, ministero sostenga l'onere. Possibili modifiche da giugno". Sottosegretario Del Basso de Caro: "Valuteremo". Codacons: "Vergogna"

Dieci treni Intercity rischiano di uscire definitivamente dalla rete ferroviaria a fine giugno. Trenitalia – ha dichiarato il sottosegretario ai trasporti e infrastrutture Umberto Del Basso de Caro, rispondendo venerdì 4 aprile a un’interpellanza urgente alla Camera – “ha comunicato al ministero dei Trasporti che il rapporto costi-ricavi è fortemente negativo e presenta perdite rilevanti per circa 30 milioni di euro”. Per questo, la società del gruppo Fs guidato da Mauro Moretti ha evidenziato al ministero “l’opportunità di inserirli nell’ambito del contratto di servizio attuale, sostenendone l’onere”, come avviene per gli altri treni Intercity.

Le dieci linee che potrebbero essere sostituite dal trasporto regionale coprono nove arterie importanti : Toscana, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Emilia Romagna, Liguria, Umbria e Campania. Ma a 24 ore dall’interrogazione parlamentare, Trenitalia ha precisato: “Per nessuno dei 10 InterCity ‘a mercato’, oggetto di un’interrogazione parlamentare, è stata programmata la cancellazione al cambio orario di giugno”. “Prima di intraprendere nuove iniziative, – continua la nota – Trenitalia attenderà gli esiti delle analisi del Ministero delle Infrastrutture per valutare, successivamente, assieme alle Regioni interessate, le eventuali azioni conseguenti”.

La valutazione di Trenitalia parte da un’analisi delle frequenze di viaggio su quelle linee. In particolare, i treni della linea dorsale tra Roma e Firenze che “servono varie destinazioni, da Milano, Trieste-Venezia sino a Roma-Napoli-Salerno, sono collegamenti che svolgono spesso, per buona parte, un servizio di cabotaggio, servendo flussi pendolari che li utilizzano per tratte limitate, sostanzialmente paragonabile a quello del trasporto ferroviario locale gestito dalle regioni”, ha spiegato Del Basso de Caro.

Già gli Intercity Roma-Milano sono stati soppressi lo scorso primo marzo. E non è escluso che lo Stato, per scongiurare la stessa sorte alle dieci linee, venga incontro alle richieste di Trenitalia. Sull’ipotesi di sopprimere anche gli altri dieci Intercity che non rientrano nel contratto di servizio, il ministero dei Trasporti ha avviato una valutazione, per “individuare le alternative possibili, nel quadro di una revisione complessiva dell’offerta di servizio universale di lunga percorrenza”. Il ministero, ha riferito Del Basso De Caro, “ha chiesto a Trenitalia maggiori dettagli, per valutare i maggiori costi sottesi al contratto qualora questi collegamenti venissero riconosciuti come servizi di utilità sociale al pari di quelli che, nelle stesse direttrici, sono già sovvenzionati”. È stato attivato anche, ha sottolineato il sottosegretario, un tavolo di confronto con le singole regioni interessate e Trenitalia, “per approfondire dal punto di vista tecnico le possibili soluzioni”. Fermo restando, ha detto De Caro, che la programmazione dei servizi regionali compete alle singole Regioni, i cui rapporti con Trenitalia sono regolati da specifici contratti di servizio, “assicuro che il Mit valuterà anche nell’ambito del tavolo tecnico, ogni utile iniziativa per venire incontro alle esigenze dei pendolari”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il governatore della Toscana, Enrico Rossi. Il presidente, intervistato dall’Huffington Post, ha proposto “un sovrapprezzo sui biglietti per alta velocità da destinare al finanziamento del trasporto regionale e interregionale”. Per il Codacons “è una palla colossale che gli Intercity servano solo flussi pendolari per tratte limitate, paragonabili al trasporto ferroviario locale gestito dalle regioni”. “E’ solo una scusa per eliminarli e per completare la strategia di Moretti di costringere gli italiani a prendere i treni super veloci, pur se non hanno alcuna necessità di dover raggiungere una destinazione a tempo di record, pagando prezzi sempre maggiori, esorbitanti”, conclude l’associazione dei consumatori.