Politica

Berlusconi al Colle: parla di riforme, ma pretende l’impunità. E rimane deluso

E' la seconda volta, dopo le consultazioni per il governo Renzi, che l'ex premier sale al Quirinale da condannato in via definitiva. Secondo una nota della presidenza della Repubblica, è andato per illustrare le posizioni del suo partito in questa fase politica. Tra gli argomenti discussi, la gestione delle riforme da parte del premier e l'evoluzione della legge elettorale, ma anche le preoccupazioni in vista dell'esecuzione della sua sentenza di condanna

Il pregiudicato è tornato al Colle. Ufficialmente per parlare di riforme e della attuale situazione politica. Ufficiosamente per chiedere una qualche forma di agibilità politica in vista della decisione del Tribunale di sorveglianza, che il 10 aprile dovrà decidere se assegnarlo ai servizi sociali o dargli gli arresti domiciliari. Missione fallita: il presidente della Repubblica non può (e non vuole) aiutarlo. E in serata, nella sede di Forza Italia a San Lorenzo in Lucina, gli animi erano mesti, nonostante qualche appartenente al cerchio magico dell’ex Cavaliere cercasse di spandere ottimismo. Con una teoria: il capo dello Stato ha ricevuto Berlusconi, ergo per il Colle il condannato è sempre il leader indiscusso del centrodestra. Una vittoria di Pirro. Perché Berlusconi è salito al Quirinale con la (flebile) speranza di evitare la pena ed è sceso con la certezza che, invece, sarà costretto a scontarla tutta.

Vana anche l’idea dell’ex Cavaliere di riuscire a far spostare la decisione del Tribunale di sorveglianza, magari dopo le elezioni europee del 25 maggio, per le quali Berlusconi vorrebbe essere nelle condizioni di fare campagna elettorale. Niente da fare: Napolitano non ha la benché minima intenzione di interferire nell’iter giudiziario. E questo Berlusconi lo sa bene. Tanto bene che per molti, in realtà, la sua salita al Colle nascondeva il tentativo di sondare il terreno per una ipotetica richiesta di grazia. Il leader di Forza Italia, in pratica, ha voluto fiutare le intenzioni di Napolitano nel caso in cui i suoi legali (o in alternativa i suoi figli) decidessero di inoltrare domanda formale di ‘salvezza giudiziaria’ per meriti – diciamo – politici. Anche in questo caso, però, dal Colle non potrebbe che arrivare un altro niet. Per due motivi: se la domanda di grazia non c’è, Napolitano non può analizzarla e, quindi, non può dir nulla. E, soprattutto, anche in presenza dell’istanza le chances per un condannato in via definitiva (e condannato in primo grado in altri processi) sarebbero davvero ridotte al lumicino. Berlusconi ci ha provato lo stesso. L’esito è stato negativo. Per il momento.

“Sul colloquio tra Berlusconi e il presidente Napolitano”, ha commentato a “Uno Mattina” Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, “non sa nulla nessuno, se non le note ufficiali. Quelle dei giornali sono invenzioni. Per quanto ne so io, Berlusconi ha parlato di politica estera, di legge elettorale e di riforma costituzionale, che mi sembrano cose molto importanti. Sulla politica estera, in particolare, il colloquio si è incentrato sulla tensione con la Federazione Russa di Putin e il fatto che l’occidente, la Nato, l’Europa, gli Stati Uniti, hanno messo dei blocchi, delle sanzioni, delle misure di contrasto nei confronti della Federazione Russa, cosa un po’ problematica perché la Federazione Russa fornisce energia, gas”. Farà freddo quest’inverno? “Sì, solo che adesso si sta andando verso la primavera-estate, ma ricordiamoci tutti quando Berlusconi intervenne per aprire i rubinetti del gas che la Federazione Russa aveva chiuso. Questo è un fatto importante per la geopolitica e di questo so certamente che Berlusconi ha parlato con il presidente Napolitano”, conclude Brunetta.

Resta il fatto che per la seconda volta dopo la condanna per frode fiscale e la decadenza da senatoreSilvio Berlusconi ha incontrato il presidente della Repubblica. Un vis a vis arrivato in un giorno in cui tutti parlavano di un possibile colloquio con Matteo Renzi. E invece no: Berlusconi ha voluto incontrare Napolitano. Obiettivo: parlare della posizione del partito “nell’attuale momento politico”. Secondo alcune indiscrezioni, inoltre, si è parlato di riforme e legge elettorale. E probabilmente del “patto del Nazareno“, ovvero l’accordo con Renzi che Forza Italia dice “essere stato tradito”. Soprattutto, come detto, il pregiudicato avrebbe espresso a Napolitano tutte le sue preoccupazioni sul suo futuro personale. Anche perché il pensiero resta alle prossime elezioni Europee e alla speranza di un risultato ancora dignitoso per il partito.

Il faccia a faccia arriva dopo mesi di rapporti tesi e duri affondi lanciati dall’ex premier contro il capo dello Stato che, a suo dire, sarebbe stato parte in causa di quel complotto politico-giudiziario che lo vuole eliminare dalla scena. Il colloquio si è aperto con Berlusconi che ha subito rassicurato il Quirinale della volontà di non far mancare il sostegno di Forza Italia al percorso di riforme in discussione al Senato: “Ho siglato un patto con Renzi – avrebbe sottolineato il Cavaliere – ed io non tradisco mai gli accordi presi”. Certo Berlusconi ha fatto presente le difficoltà del suo partito a sostenere un’intesa che da più parti vuole essere stravolta ma conferma l’intenzione che da parte degli azzurri non ci saranno barricate

Il colloquio arriva in un momento delicato. Mentre Silvio Berlusconi attende la decisione del giudice di sorveglianza sull’esecuzione della sentenza di condanna, dall’altra Forza Italia assiste in un angolo ad un governo che corre tra annunci di riforme e tentativi di cambiamento. E teme di essere lasciata in un angolo. Sembrano passati secoli dal giorno in cui Renzi e Berlusconi si incontrarono nella sede del Partito democratico di Roma per stringere l’accordo sulle riforme. Approvata la legge elettorale alla Camera (ora in coda alle riforme per l’approvazione definitiva), il presidente del Consiglio pensa già ad altro. O almeno è la paura di Forza Italia. A lasciare perplesso il partito è la decisione del premier di procedere con l’abolizione del Senato. Silvio Berlusconi è sempre più critico sull’impianto del provvedimento disegnato dal governo, convinto che così com’è porterebbe a un Senato tutto rosso.

La settimana scorsa il Cavaliere, riferiscono fonti parlamentari azzurre, ha chiamato il Quirinale per parlare con Giorgio Napolitano. Era la vigilia dell’incontro tra il Capo dello Stato e il presidente americano, Barack Obama. In quell’occasione, l’ex premier ha illustrato al Capo dello Stato le sue perplessità sull’azione dell’Unione europea e degli Usa riguardo la crisi ucraina, comunicando al presidente della Repubblica informazioni legate ai suoi contatti diretti con Vladimir Putin. Sempre in quell’occasione, l’ex presidente del Consiglio ha avanzato una richiesta specifica alla prima carica dello Stato: un incontro per parlare del percorso delle riforme. Del resto Berlusconi, viene fatto notare, è il capo di una forza politica e in quanto tale qualsiasi richiesta di incontro non può rimanere inascoltata. Il leader azzurro ha varcato oggi il portone del Quirinale. Sul tavolo, il percorso delle riforme, la ribadita volontà di Berlusconi di appoggiare il ‘pacchetto’ portato avanti da Matteo Renzi, a partire dalla legge elettorale e dalle riforme costituzionali.

Ma – spiegano fonti di Forza Italia – l’ex premier avrebbe anche manifestato al presidente della Repubblica tutta la sua preoccupazione in vista del 10 aprile. Un chiodo fisso, insomma. Berlusconi, spiegano fonti azzurre, mette in conto il fatto che sarà costretto per un periodo a dover fare i conti con la giustizia. Ma l’ex capo dell’esecutivo vorrebbe conservare la sua agibilità politica, soprattutto in vista della campagna elettorale per le Europee e del percorso delle riforme in Parlamento. Sarebbe interesse di tutte le istituzioni, compresa la carica più alta dello Stato, è il ragionamento, che il capo di una forza politica così importante e rappresentativa di quasi 10 milioni di voti, conservasse la possibilità di guidare il suo partito e di restare sulla ‘scena’. “Dalla decisione del 10 aprile dipende non solo l’efficacia delle riforme in cantiere, ma la loro stessa legittimità”, ha scritto ieri il ‘Mattinale’. “Sarebbe interesse di un presidente del Consiglio, che punti ad essere non una meteora fosforescente e acrobatica ma uno statista che ama l’Italia, porsi il problema in termini seri e gravi. E cosi’ il Capo dello Stato”, aggiunge la nota politica azzurra. Ed è questa, spiegano i fedelissimi del Cav, la ‘causa’ che Berlusconi sarebbe andato a perorare direttamente al Colle. E che vorrebbe, almeno nelle intenzioni, sottoporre anche all’attenzione di Renzi, anche se al momento non e’ previsto, come conferma Giovanni Toti senza tuttavia escluderlo in futuro, alcun incontro. Berlusconi è convinto che l’obiettivo da perseguire in questo momento sia quello di arrivare al completamento dell’iter delle riforme. La preoccupazione – sottolineano fonti di FI e che accomuna anche il Pd, che ne ha parlato nella riunione del direttivo oggi al Senato – è che con Berlusconi fuori dai giochi il patto con Renzi possa saltare. Del resto, osserva un big azzurro, non mancano i mal di pancia nel partito, di chi vorrebbe che Forza Italia non sia più la ‘sponda’ del governo e si differenziasse.

Ad acuire i malumori, poi, la partita sulle candidature Europee e le esclusioni di ‘peso’, che potrebbero, una volta uscito di scena il Cavaliere, portare Forza Italia a disattendere la parola data sulle riforme. Ma l’ex premier tiene il punto. Pur consapevole che gli equilibri sono delicati. Questa mattina anche sul voto che abroga il reato di clandestinità gli azzurri si sono espressi in ordine sparso. Ma dietro il comportamento in Aula si nasconde un malessere più profondo, dettato dai sondaggi che non sarebbero entusiasmanti e dall’elevata aleatorietà sul futuro del partito. Al di là dei contrasti sulle liste, c’è il problema dei fondi: in cassa non ci sono soldi, tanto che una parte dei dipendenti potrebbe dover ricorrere alla cassa integrazione. Poi c’è, sottolineano fonti del partito, il tema successione. Berlusconi insiste col dire, ai suoi interlocutori, di non volere che i figli subiscano la stessa persecuzione di cui lui è vittima da vent’anni. E, quindi, di non volere che scendano in politica. La questione si porrà, semmai, ragiona un azzurro della prima ora, quando si andrà al voto per le politiche. Ma, riferiscono più fonti forziste, Barbara sarebbe sempre più tentata dal misurarsi e starebbe insistendo nel chiedere più spazio. Proprio tra gli azzurri c’è chi fa notare la risposta elusiva data oggi in conferenza stampa da Barbara sul suo futuro. E secondo le stesse fonti, l’attivismo di Barbara non è visto di buon occhio dagli altri figli dell’ex premier.