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Letta a Sochi contro l’omofobia. Ma cerca sponsor per Roma nell’omofobo Qatar

Il premier allineato alla posizione dell'Onu contro la repressione della comunità Lgbt. Lo ha detto da Doha, dove l'omosessualità è reato. E dove si trovava per cercare appoggi economici e istituzionali per la candidatura romana ai Giochi del 2024

Italia sì, Italia no. Parafrasando la canzone di Elio e le storie tese, è sempre più ambigua la posizione del governo italiano nei confronti dei grandi eventi sportivi. Trentaquattro anni dopo le Olimpiadi di Mosca, infatti, anche quelle di Sochi cominciano sotto il segno del boicottaggio. Allora fu una diserzione di massa degli atleti del blocco atlantico, imposto dagli Stati Uniti con il pretesto dell’invasione russa in Afghanistan, cui si sottrassero solo alcuni stati come Francia, Gran Bretagna e Italia con lo splendido oro del compianto Pietro Mennea nella finale dei 200 metri – e si aggiunse la Cina, i cui rapporti diplomatici guardavano più a Washington che a Mosca.

Oggi è un boicottaggio formale, che riguarda solo la cerimonia inaugurale. Lo schieramento è simile al 1980. Assenti Obama, Merkel, Cameron, Hollande, a fianco di Putin i presidenti di Cina, Giappone, Turchia e Ucraina. Dall’Europa solo l’Olanda. E il nostro premier Enrico Letta, che ha voluto esserci a tutti i costi nonostante le proteste dei renziani e di Sel. Il boicottaggio formale della cerimonia inaugurale di Sochi 2014 verte infatti sull’opposizione alle leggi omofobe promulgate in Russia sotto la guida di Putin, e alle persecuzioni cui è sottoposta la comunità Lgbt sul territorio russo. Una protesta che come racconta il sito Sportallarovescia, ha tra i suoi alfieri proprio un italiano: Enzo Francone, militante del Fuori! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) che due giorni dopo l’inizio delle Olimpiadi del 1980 si incatenò solitario sulla Piazza Rossa per protestare contro “la deportazione di due intellettuali sovietici, Triffonov e Piatkis, che hanno solo la colpa di essere omosessuali”.

Pressato dalle proteste interne al suo partito, oltre che da movimenti e associazioni di base, Letta ha quindi detto: “A Sochi ribadirò la contrarietà dell’Italia a qualunque norma o iniziativa discriminatoria nei confronti dei gay, nello sport così come fuori dallo sport”. Tutto molto bello, peccato che quelle stesse parole siano state pronunciate da Doha, in Qatar, dove l’omosessualità è considerata un reato punibile fino a sette anni di reclusione con pene corporali. O con l’ergastolo se una delle due persone è minorenne. Lo stesso dicasi di altri paesi come Bahrein o Kuwait, anch’essi visitati da Letta nel corso del suo tour d’affari in giro per il Golfo Persico per sponsorizzare gli investimenti di quei paesi in Italia.

Come il suo viaggio a Mosca serve (anche) a ottenere appoggi per la candidatura italiana alle Olimpiadi di Roma 2024 – “Bisogna esserci per cominciare a far marciare questa candidatura” ha detto lo stesso Letta – così una volta a Doha si è complimentato per l’organizzazione dei Mondiali di calcio di Qatar 2022 e ha riconosciuto che saranno “una grande opportunità di investimento per le aziende italiane”. Evidentemente pecunia non olet. E così tranne alcuni movimenti e le associazioni per la tutela dei diritti Lgbt, nessun esponente di governo o opposizione si è lamentato del fatto che il premier Letta sia andato a battere cassa in paesi dove l’omosessualità è considerata reato ed è punita tanto quanto in Russia. Tanto poi basta un bel boicottaggio olimpico, e ci si lava la coscienza. Inoltre Letta ha prefigurato rapporti di collaborazione tra aziende italiane e i Mondiali di Qatar 2022, spiegando che “l’Italia parteciperà alla loro realizzazione”. Forse al nostro premier è sfuggito che il 13 febbraio il membro del comitato esecutivo della Uefa Theo Zwanziger dovrà presentare al Parlamento europeo un rapporto sulle condizioni dei lavoratori migranti impiegati nella realizzazioni degli impianti e delle infrastrutture per i Mondiali. Condizioni già definite prossime alla schiavitù lo scorso anno e rinforzate in estate da alcuni reportage del Guardian ripresi in tutto il mondo. Un rapporto che se non sarà ritenuto soddisfacente obbligherà il Parlamento europeo a risposte concrete, tra cui anche il possibile boicottaggio di Qatar 2022. In Italia invece si cercherà al solito un equilibrio tra richieste di boicottaggio fuori tempo massimo da una parte, e la ricerca di accordi commerciali dall’altra.

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