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M5s discute espulsione Currò. Il deputato: “Nel caso lascio il Parlamento”

L'assemblea del Movimento 5 Stelle dovrà decidere se far partire la procedura di espulsione dal gruppo. L'accusa? Aver presentato un emendamento troppo locale e sostenuto da Forza Italia, Pd, Ncd e Sel. Lui: "Ho sentito Grillo, sono in buona fede. Voglio una discussione in streaming"

Tornano le espulsioni nel Movimento 5 Stelle? L’assemblea dei deputati si riunisce martedì 4 febbraio (già aveva tentato di discutere lunedì sera, ma i lavori d’Aula hanno interrotto l’incontro) e tra gli ordini del giorno ci sarà anche la cacciata di Tommaso Currò. Siciliano, da sempre tra le voci critiche del gruppo, potrebbe essere vicino alla fine della sue esperienza nelle fila grilline. Le ragioni? Ha presentato un subemendamento alla legge di Stabilità con il quale è stata istituita l’area marina protetta di Milazzo e, per farlo approvare, ha cercato i voti di Forza Italia, Pd, Ncd e Sel. Un’azione definita da alcuni “troppo locale e legata a logiche di potere territoriali”, fatta per “prendere voti sul territorio”. Anche se non manca chi sostiene che sia solo “il tentativo per fare fuori il deputato dissidente”. 

L’assemblea dei deputati dovrà valutare se c’è l’effettiva richiesta di espulsione da parte di 20 membri del gruppo. A quel punto si convocherà un’assemblea congiunta con i senatori e si chiederà se presentare l’opzione cacciata direttamente alla rete. Currò dal canto suo ha deciso di affrontare la discussione, ha scritto a Grillo e chiede di potersi difendere: “Voglio una riunione in streaming, il voto nominale e soprattutto sapere i nomi dei 20 che chiedono di iniziare la procedura”. E sul merito ha detto: “Ho lavorato all’emendamento per diversi mesi, è stata un’occasione politica. Ho fatto una forzatura comportamentale, ma non ho fatto approvare una ‘marchetta”. Nel caso di espulsione “penso alle dimissioni, non me la sento di entrare nel Gruppo Misto”. Currò ha scritto a Beppe Grillo: “L’ho sentito per sms – spiega il deputato – non per chiedergli di intervenire, ma per dirgli che nel caso il gruppo avvii la procedura per la mia espulsione (che dovrà essere poi ratificata dalla rete; Ndr) io comunque rimango fedele al Movimento, non sono un traditore, sono in buona fede”. E aggiunge: “Parteciperò all’assemblea perché voglio difendermi, con quell’emendamento ho portato a casa un risultato per il territorio. Ho chiesto la firma di altre persone per rendere l’emendamento trasversale, perché era una norma utile al territorio e non una ‘marchetta’ com’è stata definita”. L’emendamento – fin dall’inizio – è stato ‘criticato’ dai 5 stelle membri della commissione Bilancio. Il deputato siciliano ha presentato infatti la proposta in solitaria, trovando successivamente l’appoggio di altre forze politiche. Non tutti però all’interno del gruppo concordano sull’espulsione: “Nei confronti di Currò – riferisce un deputato – c’è un attacco politico del movimento, sono in molti a non volerlo all’interno del gruppo. Questo è solo un pretesto”. Più volte – prosegue il deputato – “in commissione Bilancio è stato isolato”.

Secondo altri deputati 5 stelle, invece, “i numeri per l’espulsione ci sono”. La richiesta è stata notificata a Currò tre settimane fa, tramite email. E la scorsa settimana, durante una riunione del gruppo, il deputato siciliano ha esposto le sue ragioni all’assemblea. E nel caso di voto favorevole all’espulsione, sarà la rete a dover ratificare la decisione. “Currò – spiega una deputata 5 stelle – ha forzato la mano, è vero. Però in ballo ci sono anche alcune elezioni amministrative, il Movimento deve dare risposte anche ai singoli territori”. Opinione condivisa dallo stesso Currò, che conclude: “Il Movimento non è solo qui, non è soltanto il gruppo politico, ma anche il territorio”. Il M5s “sono anche i meetup e la gente che lavora sul territorio. Ho fatto il portavoce di istanze che sono state avanzate più volte da quel territorio”.