Società

Unione europea: “In Italia non cresce solo la disoccupazione ma anche la povertà”

Il commissario al lavoro Lazlo Andor ha presentato il rapporto 2013 su occupazione e sviluppi sociali. Dal rapporto emerge che anche chi lavora, riceve stipendi con cui non riesce a vivere. Il Paese è fanalino di coda tra i 27 membri nell'offrire un impiego a chi lo ha perso

“In Italia non cresce solo la disoccupazione ma anche la povertà“. Pesano come un macigno le parole del commissario dell’Unione europea al lavoro Lazlo Andor presentando il rapporto 2013 su occupazione e sviluppi sociali dove l’Italia spicca per alta disoccupazione e povertà di chi lavora, con stipendi con cui non riesce a vivere.

Dal 2008, anno zero della crisi a oggi l’Italia è il Paese che ha conosciuto il declino sociale più elevato fra chi ha un’occupazione. Oltre il 12% degli occupati non riesce a vivere con lo stipendio che percepisce. Solo Romania e Grecia fanno peggio (oltre il 14%) ma la loro situazione era grave già nel 2008.

La povertà tra coloro che si trovano in età lavorativa (18-64 anni), riguarda sia chi è fuori che chi è dentro il mercato del lavoro. Il rischio povertà, stando ai dati pubblicati oggi dalla Ue nel rapporto “Employment and Social Developments“, riguardano il 16,7% tra coloro che hanno tra 18 e 64 anni, ed il 17,1% della popolazione europea complessiva. Il dato è cresciuto del 2% negli ultimi 4 anni, spiega la Ue, con crescite più rilevanti nei Paesi del Sud, con valori superiori al 2,5% in Italia, Croazia, Estonia, Grecia e Spagna. Il nostro Paese, dice la Ue rielaborando dati Eurostat circa il 18% delle persone in età lavorativa a rischio povertà, peggio di noi fanno solo Spagna e Grecia dove si supera il 20% oltre alla Romani, dove però la crescita non è così forte.

Ma in Europa, l’Italia è il posto peggiore per chi, perso un impiego, ne cerca un altro. Le possibilità di trovare un’occupazione entro un anno sono si aggirano tra il 14-15%. Le più basse di tutti i 28 Stati membri dell’Ue.