Cronaca

Reggio Calabria, gare truccate per appalti acqua pubblica: sedici arresti

Operazione della Guardia di Finanza: domiciliari per gli indagati, dodici società sequestrate e numerosi conti correnti per un totale di 40 milioni di euro. La Procura contesta i reati di associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio

Acqua pubblica, gare private e truccate. Sedici persone finite agli arresti domiciliari, dodici società sequestrate e numerosi conti correnti per un totale di 40 milioni di euro. È scattata poco prima dell’alba l’operazione “Ceralacca 2” della Guardia di finanza di Reggio Calabria che ha stroncato un’associazione a delinquere capace di condizionare gli appalti indetti dalla Provincia, dalla Stazione unica appaltante e dalla Sorical, la società risorse idriche calabresi che ha il mandato di gestire, per un periodo di 30 anni, il complesso infrastrutturale delle “Opere idropotabili Regionali” ed il connesso servizio di fornitura all’ingrosso ai Comuni. Una società mista, con un capitale sociale di oltre 13 milioni di euro, di cui la Regione detiene la maggioranza delle quote.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Federico Cafiero De Raho e dal sostituto Matteo Centini, ha fatto luce su quello che gli inquirenti chiamano il “sistema Bagalà”, dal nome degli imprenditori Giuseppe e Carmelo Bagalà di Gioia Tauro, già arrestati nel marzo 2012 quando gli uomini del colonnello Domenico Napolitano riuscirono a trovare anche l’elenco dei funzionari e pubblici dipendenti a libro paga.

Anche nei loro confronti, il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari. Si tratta dei dipendenti della Sorical Pietro Salvatore Teti, Michele De Siena, Giulio Ricciuto e Giuseppe Riccio. Sono loro che, stando alla ricostruzione fatta dalle Fiamme Gialle, si sarebbero intascati le mazzette necessarie ai Bagalà per truccare gli appalti.

Assieme all’ordinaza di custodia cautelare sono state eseguite numerose perquisizioni in Calabria, Veneto, Marche e Toscana dove hanno sede le imprese che facevano parte del cartello “Bagalà” che avrebbe condizionato sistematicamente le gare d’appalto alla Sorical con la raccolta dei preventivi e grazie a quella che il gip definisce “la metodica rivelazione di segreti d’ufficio dai parte dei pubblici funzionari”.

Una vera e propria filiera corruttiva. I dipendenti arrestati della Società risorse idriche calabresi erano “a disposizione” dei Bagalà, “tutti a libro paga – scrivono i magistrati –, pronti a rendere le proprie prezzolate prestazioni in spregio all’alta funzione di rilievo pubblico loro assegnata”.

La Procura ha contestato agli indagati i reati di associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. I Bagalà decidevano tutto: dalle imprese (coinvolte anche queste nell’inchiesta “Ceralacca 2”) che dovevano essere invitate alle gare d’appalto indette dalla Sorical, al ribasso che queste imprese dovevano formulare nel momento in cui presentavano l’offerta. Tutto doveva servire per favorire la Ediltech srl e Isotech srl, direttamente controllate dai promotori dell’associazione a delinquere. Appalti per centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici che

E quando il sistema delle mazzette non era sufficiente per corrompere i funzionari della Sorical, scattava l‘intimidazione. I Bagalà, in sostanza, si sarebbero rivolti a Francesco Mingodaro, un rom di Gioia Tauro accusato di avere incendiato le auto di due dipendenti “colpevoli” di non essersi piegati ai desiderata degli indagati.