Cronaca

Toscana, la Regione dimezza le centrali 118. I medici: “Al via stagione di lotte”

I centri di ricezione delle chiamate d'emergenza diventeranno 6 entro il 31 ottobre. La Regione: "Così si avrà totale omogeneità di attrezzature e procedure". Il sindacato Smi: "Tagli fatti con logiche politiche". Le associazioni di volontariato (su cui il sistema toscano si fonda) si dividono: "Il servizio non peggiorerà, ma verrà meno la territorialità"

La Toscana dimezza le centrali operative del 118: entro il 31 ottobre 2014 saranno 6 al posto delle attuali 12. E, entro la fine del 2016, ne resteranno soltanto 3. L’operazione, che costerà un milione di euro, dovrebbe portare il sistema di emergenza-urgenza territoriale a essere più omogeneo: procedure e strumenti uguali per tutti. Se il volontariato, perno del 118 toscano, si divide sul punto, i medici annunciano una ”stagione di lotte” se non ci saranno “investimenti adeguati“.

A rimanere in piedi nella prima fase saranno le centrali delle Asl di Pistoia, Livorno, Siena, Arezzo, Firenze e Viareggio. Una selezione più politica che tecnica, secondo i medici. ”I requisiti tecnico-strutturali delle centrali operative sono stati clamorosamente piegati ed adattati alle esigenze politiche locali” denuncia il segretario regionale dello Smi (il Sindacato dei medici italiani) Raffaele Gaudio. Secondo Gaudio la riorganizzazione del 118 toscano è l’ennesimo taglio a un sistema sanitario regionale già ridotto all’osso. ”Il già basso rapporto posti letto ospedalieri ogni 1000 abitanti, che in Toscana è il più basso in Italia (3.7), prevede la riduzione nella sola regione di ben 2000 posti letto portandolo ancora ad un valore più basso: 3.1 ogni 1000 abitanti. Con Asl come quella di Empoli, che è arrivata a 2.4 posti letto ogni 1000 abitanti” spiega Gaudio. Non la vede così l’assessore alla Salute della Regione Toscana Luigi Marroni, secondo il quale la riorganizzazione (da lui proposta e poi approvata in giunta) è tutta a vantaggio dei cittadini. L’ideale, sostiene, è avere una centrale ogni milione di abitanti. “Le centrali operative dei sistemi complessi – spiega al fattoquotidiano.it Marroni – devono avere il bacino di utenza attorno al milione di abitanti. All’interno di questo si deve avere una totale omogeneità di attrezzature e di procedure operative. Cosa che oggi non è realizzata”.

Ma Gaudio insiste: “Problemi economici indotti dai buchi di bilancio di alcune Asl (Massa fra tutte con i suoi 450 milioni di deficit 2011/2012), la conseguente stretta sui flussi di risorse a vecchi e nuovi settori che da sempre hanno goduto di stanziamenti e privilegi, la necessità di conservare la tradizionale pervasività e controllo politico del consenso sulla sanità regionale sono i motori che hanno portato la regionale Toscana a cimentarsi in una serie di cambiamenti della propria organizzazione sanitaria”.

La Regione: “Accorpiamo come nei sistemi più evoluti”. I medici: “Spending review in salsa toscana”
Da una parte quindi la “riforma” è a vantaggio dei cittadini, secondo la Regione. Ma i lavoratori? “Saranno tutti riassorbiti e ricollocati”promette l’assessore Marroni, per il quale la Toscana sta compiendo una scelta di maturità. “I sistemi più maturi ed evoluti sono quelli che coniugano sicurezza e soluzioni economiche e in questo noi guardiamo alla Lombardia, la più avanzata nel sistema nazionale, e al Piemonte. Anche Emilia Romagna e Umbria stanno riducendo le centrali 118” spiega Vatere Giovannini, direttore generale dell’unità Diritti di cittadinanza e coesione sociale della Regione Toscana. “In Europa – continua – è la Catalogna l’esempio di centralizzazione assoluta: un’unica centrale operativa ogni 5 milioni di abitanti”.

Ma secondo il sindacato dei medici tutto questo non porterà alcuna eccellenza: “Le Regioni che hanno scelto di cambiare lo hanno fatto in peggio, puntando a modifiche strutturali anziché funzionali, cioè chiudendo sedi, accorpando le centrali operative e sostituendo i medici con i volontari (demedicalizzazione). La Toscana è l’unica che ha tentato anche un approccio funzionale, ma nella direzione sbagliata, chiudendo la guardia medica e avocando al 118 compiti inappropriati. La febbre del bimbo alle 4 del mattino ora tocca al 118: ha senso?”.

Divisi i volontari, anima del 118 in Toscana
In Toscana l’emergenza viene garantita dalle associazioni di volontariato: Misericordie, Pubbliche Assistenze e Croce Rossa. Che, grazie a una convenzione, la 226 del 1991, per il servizio sanitario regionale si occupano dell’emergenza (servizi del 118, compresi trasporto sangue, emoderivati e organi), di servizi specifici come il trasporto neonatale e di quelli ordinari (trasporti per terapie e ricoveri non urgenti). In tutta la Regione, sono oltre 500 i presidi di Croce Rossa e Misericordie. Per questo c’erano anche i volontari nella commissione tecnico scientifica che ha elaborato la proposta di riorganizzazione del 118.

”Ma se dicessi che sono entusiasta direi una bugia” ammette Attilio Farnesi, presidente regionale di Anpas, l’associazione delle Pubbliche assistenze, che riunisce 154 organizzazioni di volontariato. “Le 12 centrali operative credo che non abbiano mai dato problemi particolari – continua  – Ma, come in ogni settore, oggi bisogna fare i conti con la razionalizzazione. Il servizio ai cittadini non peggiorerà. Però una cosa verrà meno: la territorialità, che finora aveva funzionato bene”. Più positivo Alberto Corsinovi, presidente delle Misericordie della Toscana: “Si sta già lavorando al potenziamento delle dotazioni tecnologiche, delle infrastrutture organizzative e delle professionalità che, insieme alla presenza capillare, in ogni Comune e in ogni frazione, di una sede della Misericordia (o di altre associazioni), garantirà il mantenimento, se non un miglioramento, del sistema emergenza-urgenza toscano”.